Benvenuti a Suburbia !

Mc Escher
Official M.C.Escher Website
published by the M.C. Escher Foundation and Cordon Art B.V.
ftp.sunet.se/pub/pictures/art/M.C.Escher

livestream.com/artemente





livestream.com/artemente

IMPORTANTE! LA SEDE ATTUALE DEL CENTRO MIMIR IN SECOND LIFE E'
Seoraksan (157,185,1001)
http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/157/185/1001



Lo Scandaglio
in luoghi di marea le profondità segnate sulla carta nautica sono relative al livello di riferimento degli scandagli, mentre lo scandaglio eseguito in un istante qualsiasi rivela una profondità che è quella a bassa marea, aumentata della differenza tra il livello di riferimento e quello attuale del mare.

musiche midi milanesi e non

(alcuni files midi sono tratti da Métronimo)


Auto Reciproco Aiuto
il forum
Suburbia: Cronache di Ordinaria Quotidianità


RETE 180 [il Blog]
la voce di chi sente le voci

è davvero una radio di auto reciproco aiuto!
molto vivace, ricca di musica, interventi e cose interessanti

New York Voices
New York City Voices

sabato, gennaio 31, 2009

Sunday Meeting at Caffe Freud
9am SLT (18 Rome, Berlin Time)
2009/02/01

in ENGLISH LANGUAGE, NO VOICE
at
http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/157/185/1001

Suggested topic:
The Weight of Memories in First and Second Life

Anybody is welcome suggesting another own topic at the beguinning of our session.

Once we’ll choose one, please each one keep the choosen topic!

People landing on the ground (from SL Events) should teleport themselves in the sky, or IM me for a TP!

postato da: suburbia alle ore 31/01/2009 15:58 | Permalink | commenti
categoria:memories, ricordi, psicologia, memoria, psicoanalisi, second life, caffe freud
venerdì, gennaio 30, 2009

Sina del Grillo su Second Life

http://dietrolequinte.blogosfere.it/2009/01/sina-del-grillo-su-second-life.html

Sina del GrilloSenso Unico Alternato, in collaborazione con Radioopossum, ROMA centro, Fanny’s Dream e AVIS associazione volontari italiani sangue presentano, Sina Del Grillo in un concerto LIVE su SECOND LIFE, pianoforte e voce a Roma Centro il 9 Febbraio 2009 alle ore 22:00 Intitolato “Passeggianno pe’ Villa Borghese”.

Un viaggio tra parole e musica in una Roma che ritrova la melodia popolare anche in Second Life.

Sarà presente nello studio romano dei senso unico alternato da dove verrà trasmesso il concerto , il Presidente di AVIS Roma, Adolfo Camilli che introdurrà la serata.

Sina Del Grillo, giovane astro nascente della canzone dialettale romana, presenta il suo primo CD dal titolo “Passeggianno pe’ Villa Borghese“, album che comprende 13 brani musicali e 6 poesie in vernacolo. In tempi di veline e letterine fa bene al cuore trovare una bella ragazza che parla e canta in cinque lingue e che decide di incidere un CD di canzoni e poesie vecchie e nuove in vernacolo romanesco.

Appuntamento su Second Life il 9 Febbraio 2009 ore 22:00 a ROMA centro e in diretta su http://www.radioopossum.it

Facebook di Sina del Grillo

http://www.facebook.com/event.php?eid=63626181534

Myspace di Sina Del Grillo

http://www.myspace.com/sinadelgrillo

Video di Sina Del Grillo in Second Life

http://www.youtube.com/watch?v=-edp4FjS66s

SLURL per raggiungere ROMA centro

http://slurl.com/secondlife/Roma%20centro/187/126/31

di Antonio Ranalli

Sina Del Grillo, giovane astro nascente della canzone dialettale romana, presenta il suo primo CD dal titolo "Passeggianno pe’ Villa Borghese", album che comprende 13 brani musicali e 6 poesie in vernacolo. In tempi di veline e letterine fa bene al cuore trovare una bella ragazza poco più che ventenne, in procinto di laurearsi, che parla e canta in cinque lingue e che decide di incidere un CD di canzoni e poesie vecchie e nuove in vernacolo romanesco. E’ questa, in poche ma significative battute, la favola “in fieri” di Sina Del Grillo, giovane astro nascente della canzone dialettale romana...

Gabriella Ferri, 8 Marzo e Dintorni, Playlist

postato da: suburbia alle ore 30/01/2009 14:46 | Permalink | commenti
categoria:musica, roma, second life, canti popolari, sinda del grillo
giovedì, gennaio 29, 2009

Giovedì 29 Gennaio, alle ore 22:30I Rematori presentano, a

Sclerosi  Multipla. La malattia: un’alleata

http://slurl.com/secondlife/seoraksan/139/164/1001

“A NERVI SCOPERTI”

Analisi sociologica e film documentario sulla sclerosi multipla

“Se stai bene sei su un treno che viaggia a 200 all’ora, impieghi poco tempo per arrivare da una città all’altra,

ma non hai visto niente… Avere la sclerosi vuol dire andare con un accelerato, facendo lo stesso percorso a 40-50

all’ora, quindi impiegare molto di più, ma per la stessa ragione avere il tempo per vederti bene intorno, per poter

osservare e percepire quelle cose che prima non avresti visto a causa della velocità.”

Questo è l’incipit della mia tesi di laurea in Dams discussa nel luglio 2007.
Si articola in una ricerca sociologica e in un film documentario sulla sclerosi multipla, grave malattia del

sistema nervoso centrale.

A maggio 2007 il cortometraggio è entrato nel programma della Settimana Nazionale della SM, cui è seguita la messa

in onda di un estratto nel programma “Cominciamo bene” di Rai Tre, nella puntata dedicata all presentazione del

libro di Massimo Pedroni “Alla salute! Vivere contro la sclerosi multipla“.

Ultima tappa (per ora) della tesi l’approdo sul portale Partecipa Salute, grazie all’interessamento della dott.ssa

Marzia Pesaresi.

Alessandro Galante

Sclerosi MUltipla in Second Life

Quando la malattia puo’ diventare strumento per crescere interiormente Spazio di incontri in lingua italiana per una medicina dalla parte dei pazienti Smuovi la vita Sclerosi Multipla Centro Mimir

IDEA MULTIPLA

http://www.ideamultipla.it

UN’ALLEATA

http://unalleata.blogspot.com/

http://it.youtube.com/watch?v=CHUR4HTsKSs

Film documentario sulla sclerosi multipla in cui la storia di un neodiagnosticato si intreccia alle interviste in tre ambiti sociali, i risultati delle quali riflettono gli effetti della comunicazione: la società esterna alla malattia, l’ambiente medico-associativo, le persone che convivono con la SM.
Il corto qui riportato è l’introduzione del lungometraggio che è in lavorazione.

Con: Francesco di Rienzo
Riprese e montaggio: Marko Vitale, Andrea Valentino
Regia: Alessandro Galante
Produzione: MeddleTv

link (dal sito ideamultipla.it)

www.aism.it
Associazione Italiana Sclerosi Multipla

www.lism.it
Lega Italiana Sclerosi Multipla
www.vosm.it
Associazione Volontariato Sclerosi Multipla, in Sardegna
www.medicalcannabis.it
Associazione per la Cannabis Terapeutica (ACT)
www.acesm.org
Associazione che sostiene l’attivita’
assistenziale e di ricerca del Centro Sclerosi Multipla
dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
www.metodokousmine.it
Metodo Kousmine
www.neurologia.it
informazioni, aggiornamenti e weblog di neurologia
www.nuovamedicina.com
Dr. Ryke Geerd HAMER
www.mielina.org
Comitato Italiano Progetto Mielina
www.centralfixation.net
Il Metodo Bates per il trattamento dei problemi della vista
www.physiological-regulation-therapy.eu
Rivista telematica di Omeopatia e Medicina Alternativa
www.worstpills.org
your expert, independent source for prescription drug information
http://staminali.aduc.it/php_index.html
Notiziario cellule staminali
www.tuttinpiedi.it
Comitato per la Giornata Nazionale della Ricerca sulle lesioni spinali
www.mednat.org
Guida alla salute naturale
www.vaccinetwork.org
Associazione indipendente per una scelta terapeutica consapevole
www.massimilianocalabrese.it
Dott. Massimiliano Calabrese Medico Chirurgo
Specialista in Neurologia

www.diversamenteabili.info
Diversamente abili.info “per sentirsi sempre persona, nella dignità di
ogni individuo” un sito che si propone a fare l’informazione più
chiara e trasparente in tutto il suo complesso.

www.comilva.org
La Federazione del COMILVA è composta da Associazioni Locali
Autonome per lo più formate da genitori, il cui scopo è di ottenere
la Libertà di Scelta in materia di Vaccinazioni.

Aggiungo

I Rematori in Second LifeGroup: Rematori

Group Icon(102 members)

Charter: Il gruppo promuove opere culturali e umanitarie.

” Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe.” (Madre Teresa di Calcutta)

“E’ in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini” (San Josemarìa Escrivà)

Open Enrollment

Founder: Ilaria Rotaru

giovedì, gennaio 29, 2009

Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artistaVan Gogh, Kirchner, Munch, ma anche Ernst, Dix, Grosz, Guttuso, Mafai, Ligabue e Zinelli sono solo alcuni degli artisti che si potranno ammirare all’interno di “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista”.

La mostra - che si terrà a Siena dal 31 gennaio al 25 maggio 2009 nel Complesso Museale Santa Maria della Scala – è nata da un’idea di Vittorio Sgarbi in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, ed è promossa dal Comune di Siena e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con l’organizzazione di Vernice Progetti Culturali e del Museo Santa Maria della Scala. Il catalogo è a cura della Fondazione Antonio Mazzotta, che si è occupata del coordinamento scientifico generale della mostra.

“Arte, Genio e Follia. Il giorno e la notte dell’artista” prosegue una tradizione di studi e ricerche italiane sui rapporti tra produzione artistica e disagio psichico in un percorso che attraversa momenti fondamentali della storia dell’arte. Oltre 300 opere tra dipinti e sculture, alcune delle quali di grande impatto emotivo, illustreranno il complesso rapporto tra arte e follia, dando vita ad un percorso espositivo articolato in 9 diverse sezioni, affidate alla cura di grandi nomi del campo dell’arte e della psichiatria.

L’intento è quello di indagare “l’essere nel mondo” degli artisti attraverso i loro capolavori, senza tuttavia rinunciare alla fondamentale prospettiva storica e a tutti quei contributi che hanno studiato “arte, genio e follia” da punti di vista differenti, siano essi di natura artistica, scientifica o medica.

Orario della mostra
Tutti i giorni compresi i festivi: 10,30/19,30

english description:
Van Gogh, Kirchner, Munch, but also Ernst, Dix, Grosz, Guttuso, Mafai, Ligabue e Zinelli are some of the artists that can be admired at the exhibition “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista” (“Art, Genius, Folly. The day and the night of the artist”).

The exhibition - which will take place in Siena from January 31st to May 25th 2009 at the Museum Santa Maria della Scala – developed from an idea of Vittorio Sgarbi in collaboration with the Antonio Mazzotta Foundation, and it is promoted by the Municipality of Siena and by the Monte dei Paschi di Siena Foundation, and organized by Vernice Cultural Projects and by the Museum Santa Maria della Scala. The Antonio Mazzotta Foundation completed the catalog and is responsible for the general scientific coordination of the exhibit.

“Arte, Genio e Follia. Il giorno e la notte dell’artista” continues a tradition of Italian studies and research on the relationship between artistic production and psychic madness in a road that crosses through fundamental moments of art history. Over 300 works of art among paintings and sculptures, some of which of great emotional impact, will illustrate the complex relationship between art and folly, giving life to an expository route articulated in 9 different sections by the great names in the fields of art and psychiatry.

The purpose is that of investigating the artists’ “question of being” through their masterpieces, but without renouncing to the fundamental historical perspective and to all the contributors who have studied “arte, genio e follia” (“art, genius, and folly”) from different perspectives, being of artistic, scientific, or medical nature.

Opening hours of the Exhibit
Every day including holidays: 10,30/19,30

Sito webhttp://www.artegeniofollia.it/

postato da: suburbia alle ore 29/01/2009 15:41 | Permalink | commenti
categoria:arte, follia, genio, siena, vittorio sgarbi
mercoledì, gennaio 28, 2009

How Second Life therapy helps Aspergers patients

How 'Second Life' therapy helps Asperger's patients

How ‘Second Life’ therapy helps Asperger’s patients

08:35 PM CST on Friday, January 11, 2008

By JEFF BRADY / WFAA-TV

View more presentations or upload your own. (tags: worlds virtual)

15 June 2008

Autism and Asperger’s in Second Life

Playlist: Asperger’s Syndrome

Playlist:
Asperger’s Syndrome
Descrizione:
This is a playlist with a colection of videos concerning Asperger’s Syndrome.
Da:
Star712

Research on Asperger’s Syndrome done in Second Life shows early promise

by Scarlett Qi
January 18, 2008

Brigadoon Island, a private space for caregivers and individuals with Asperger’s Syndrome

BRIGADOON ISLAND - There is a place in Second Life that is magical, educational and appears daily instead of once every hundred years.  Welcome to Brigadoon in SL

BRIGADOON ISLAND - There is a place in Second Life that is magical, educational and appears daily instead of once every hundred years.  Welcome to Brigadoon in SL.

What sets Brigadoon apart from other beautiful landscapes in Second Life is that the “magical” inhabitants in SL’s Brigadoon are a group of researchers from the University of Texas at Dallas Center for Brain Health working with residents who have Asperger’s Syndrome.

Asperger’s Syndrome is a milder form of autism. Individuals with the condition have high-functioning learning skills but have difficulty handling social situations, can display a lack of demonstrated empathy and tend to be socially isolated.

The cause for Asperger’s is still unknown. Treatment traditionally involves discussions with a therapist and often role playing with puppets or acting a situation with a clinician.

John Lester (John Prototype in SL) is president of BrainTalk Communities Inc. and started the Brigadoon community.  “The island of Brigadoon is accessible only to members of project Brigadoon,” Lester said.  “The idea is to create a private haven where people dealing with Asperger’s/Autism can practice their socialization skills in an environment where everyone knows everyone else. “

Using virtual worlds lets patients explore their illness in a safe environment. Since Brigadoon is a private island not open to the public, individuals are safe exploring here. Clinicians act out particular scenarios on a one-on-one basis, helping individuals to move past social blocks they might experience. Other avatars are gradually introduced to provide a more complex setting.

Many members of project Brigadoon craft the avatar to resemble themselves in real life, but this is not required. This virtual reality training appears more real than in-office therapy sessions, as the “typist” is likely to invest his/her avatar with aspects of their personality and experience transference with their avatar as they work through new social situations. Skills learned in-world can be applied to real life social situations.

“Unlike other models of intervention, virtual world experiences provide a powerful way to learn new and more appropriate ways to respond to people in scenarios similar to those faced everyday,” said Dr. Sandra Chapman, director of the Center for Brain Health.

“They’re interacting in real time with real people in surprisingly realistic scenarios. They make small talk, using headsets and microphones, and settle conflicts with people in virtual restaurants, shops, offices and parks.

Place: Dream Creations Store/Dream Gardens/Stroke & Asperger Awareness

Category: Shopping

Region: Dreams

Tutorials/Jewelry/Avs/Plants/Trees/Wings/Hats/Freebies/Houses/Textures/musch Misc.

Owned by: (Group owned) (group)

http://slurl.com/secondlife/Dreams/186/216/0/

Dream Travelers

Dream Travelers

Group:

Dream Travelers

Group Icon(268 members)

Charter: This is a No Weapons, Clothing at all times, PG Sim (check the blue signs)

The Dream Travelers are the stabilizing force behind the multi-pronged Dreams. Established to support ShockProof, a group of stroke survivors, the Travelers are a cohesive group of people who teach, share, laugh and play. They are here to not only support others’ dreams but to further their own.
In addition, the Brigadoon Explorers, individuals interested in Asperger Syndrome, are a part of Dreams and the Dream Travelers.

Founder: The Sojourner

postato da: suburbia alle ore 28/01/2009 13:12 | Permalink | commenti
categoria:autismo, second life, asperger, dream travelers, autism
mercoledì, gennaio 28, 2009

Danilo (Curci, aka Lapsus Weinstein in Second Life)


insegue il sogno di
una casa e un lavoro a Firenze, per sè e suo figlio
e per la sua amata.
(Da Facebook. 16 Gennaio 2009)

Il lavoro non necessariamente dovrebbe essere ristretto al proprio ambito professionale, medico, psicologico, psicoterapeutico, ma anche ad altri, sociale, educativo, informatico, o anche completamente diverso.

Il sogno pieno si realizzerebbe in un progetto di caffè - libreria, ove ospitare avventori abituali, incontri, dibattiti, mostre… e se un sogno non è ‘pieno’ che sogno è ?!?

intanto vive come sogno, che è forse la sua età migliore

“Firenze è un caso di nevrosi cui nessun analista oserebbe metter mano; una nevrosi riuscita”
(Elena Stancanelli, Firenze da Piccola, Laterza, 2006)

Forse per questo la adoro, da milanese migrante e nostalgico di angoscia metropolitana.

Forse per questo mi inquieta il mio sogno nel cassetto di arrivare a viverci, finchè morte non ci separi.

Sogno nel cassetto, o frutto proibito?

Ricevo da Valeria, di BUDDISMO SU FACE-BOOK!, ringrazio, e copio-incollo qui, a commento di “Danilo insegue il sogno di una casa e un lavoro a Firenze, per sè e suo figlio e per la sua amata.” e… “Scriverlo qui servirà, non servirà? intanto vive come sogno, che è forse la sua età migliore” (in ‘Cosa fai in questo momento?’ di ieri… oggi e domani! in Facebook riportato sopra)

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis

http://www.gondrano.it/immag/kavafis.htm

postato da: suburbia alle ore 28/01/2009 01:29 | Permalink | commenti
categoria:firenze, sogno, elena stancanelli, kostantin kavafis
martedì, gennaio 27, 2009

La giornata della Memoria e lo specchio rotto della storia italiana

La giornata della Memoria e lo specchio rotto

27  Gennaio 2008

Lo specchio rotto è quello dell’immagine che noi italiani abbiamo della Storia d’Italia

La Giornata della Memoria (Yom Ha Shoah) è il 27 Gennaio, come oggi.

Piccola Mostra della Shoah in Second Life
Piccola mostra sulla Shoah, Artisti della Memoria. Seoraksan (86, 169, 27)

Parlo a mio figlio della storia del Carnevale, il Carrus Navalis, celebrato in onore di iside dagli antichi Egizi, divenuto poi cerimonia di quella Repubblica di Venezia che per secoli non solo trasmise la memoria dai Tempi Antichi ai giorni nostri, ma difese, spesso isolata, le libertà individuali, la tolleranza tra religioni e filosofie, gli ebrei… anche

Perchè invece la generazione dei miei padri e dei nonni di mio figlio no.

E la macchia vergognosa delle leggi razziali si proietta ancora oggi sui ‘giorni nostri’, sul modo di vivere, di fare politica, interna e nel mondo globale, sul modo di rappresentarci a noi stessi chi siamo, chi eravamo, chi eravamo diventati tra il 1922 e il 1945

Uno specchio rotto, fascisti di comodo o perchè tali nati degli anni ‘30, nazi-fascisti del triennio di Salò, pseudo antifascisti, veri antifascisti, doppiogiochisti (anche a fin di bene, come i giusti che salvarono gli ebrei dalle deportazioni e dalle camere a gas), partigiani di una Resistenza vittoriosa, ma solo grazie agli Alleati anglo-americani, pseudopartigiani diventati tali dopo il 25 aprile 1945, o poco prima, e invece, a conti fatti e memoria ristabilita, fascisti con ruoli anche importanti di un regime cui avevano pienamente collaborato, anche per la propaganda delle leggi razziali.

La Resistenza di pochi, pochissimi, e il sacrificio delle vittime, della guerra, e della Shoah, hanno fatto finta di lavare le nostre coscienze, lasciandole candide e immacolate

con una memoria vuota, assente, un buco nero della nostra Storia, di oggi, non di ieri, che rischia di ingoiarci tutti, se la terza generazione, quella dei bimbi e dei giovanissimi di oggi non riuscirà a rappresentare per intero, e non più come uno specchio rotto, la nostra Storia, e le storie di ciascuno di noi.

Questo articolo è stato pubblicato il domenica, 27 gennaio 2008

Yad Vashem Children Memorial Yom Ha Shoah in Second Life

The Yad Vashem (Children Memorial) is the only visible memory of the Shoah (Holocaust) in Second Life also if are there several Groups.

http://slurl.com/secondlife/Israel/161/137/27

Lo Yad Vashem (Children Memorial) è al momento l’unica memoria visibile della Shoah su Second Life, anche se esistono alcuni gruppi che fanno riferimento alla Shoah e/o all’Olocausto

Da: http://www.homonoeticus.it

del 17 aprile 2007

museum.png
In questi giorni mi sono imbattuto nella notizia che in Second Life è stato aperto il Museo Storico Ebraico e in occasione dello “Yom Ha Shoah”, il giorno dedicato al ricordo dell’Olocausto nazista, sta per essere organizzata una cerimonia commemorativa.

Artefice dell’iniziativa è Carter Giacobini che ho conosciuto personalmente in Second Life e che mi ha condotto a fare un giro dentro al Museo.

carter.png33 anni, alla ricerca delle sue radici ebraiche, ha costruito due padiglioni del museo, uno dedicato interamente alle vittime dell’Olocausto e l’altro alle personalità più importanti dell’ebraismo contemporaneo da Golda Meir al mio concittadino Modigliani a cui ha dedicato un pannello. modigliani.pngAltri pannelli contengono foto e notizie sulla Shoà. Non sarebbe male organizzare una visita con gli studenti a questo museo, anche se virtuale potrebbe essere comunque per loro, una significativa esperienza. Domani a partire dalle 16.00 ogni due ore ci sarà la commemorazione davanti a sei candele accese in ricordo dei 6 milioni di ebrei uccisi dai nazisti. candle2.pngCarter sarà ben contento di ricevere visite.

Il sito in Second Life è qui

http://slurl.com/secondlife/IR%20SHALOM/242/135/23

Questo articolo è stato pubblicato il venerdì, 25 gennaio 2008

postato da: suburbia alle ore 27/01/2009 12:54 | Permalink | commenti
categoria:omosessuali, ebrei, disabili, shoah, zingari, olocausto, second life, yad vashem children memorial, yom ha shoah
venerdì, gennaio 23, 2009
Merkabaland, lIsola della consapevolezza

Merkabaland, l'Isola della consapevolezza

Place: MERKABALAND,l’isola della consapevolezza

ARTE e cultura, mostre merkaba, new age, disco. romantic

Owned by: *MER-KA-BA Arts* (group)

Resident: Aquila Faulds

Born on: 2007-10-09

Dipingo in rl,ed espongo le mie opere su sl. Sto seguendo un percorso di rinnovamento interiore. Amo la vita….. e le cose belle. Mi piace dialogare con persone profonde e poter condividere le esperienze del prossimo cambiamento globale.
Sl ci offre questa possibilità ,viviamola insieme…vi aspetto nella nostra isola MERKABALAND!

L’arte RL si presenta in SL

Scritto da Lukemary Slade

martedì 20 gennaio 2009

Tutti a parlare di ponti tra SL e RL, in particolare in campo artistico, da un po’ di tempo in qua nella comunità italiana che pare aver scoperto quello che all’estero è da più tempo una cosa naturale: che Second Life non è un mondo a sé ma un canale attraverso il quale sperimentare ed esprimersi, ma pur sempre facente parte delle attività di cui si compone la giornata “reale” di ciascuno di noi. Ma, per fortuna (viva la “biodiversità” anche in ambiente artistico e culturale in genere), c’è anche chi come Aquila Faulds (aka Marisa Falbo), con Laragrace Rau co-owner di Mer Ka Ba Arst, propone il percorso opposto.


CrashinArt, by Papper Papp

crashinews

postato da: suburbia alle ore 23/01/2009 21:11 | Permalink | commenti
categoria:arte, , second life, merkaba, papper papp, laragrace rau, aquila faulds, mmer-ka-ba arts, marisa falbo, crashinart
venerdì, gennaio 23, 2009
Italian Resuscitation Council in Second Life

Italian Resuscitation Council Land in Second Life

“RCP” applicazione per cellulari

La tecnologia ci offre la possibilità di svolgere il compito di diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare con strumenti nuovi, per certi versi più accattivanti e probabilmente più vicini alla sensibilità delle generazioni più giovani.

IRC persegue queste opportunità su più fronti ed ora anche con “RCP”.

Si tratta di una applicazione per cellulari coerente con le linee guida 2005 sulla rianimazione cardiopolmonare. Per gli esperti può costituire una sorta di simpatico “gadget” da utilizzare di tanto in tanto per ripassare le sequenze di intervento.

D’altro canto, confidiamo che la diffusione di “RCP” possa suscitare abbastanza “rumore” e curiosità da indurre molti appartenenti alla comunità ad avvicinarsi a corsi di formazione strutturati e certificati.

La diffusione della conoscenza delle semplici  manovre di rianimazione cardiopolmonare e la loro applicazione in caso di arresto cardiaco, in particolare da parte dei testimoni, rappresentano ancora il dato fondamentale per la sopravvivenza.

L’applicazione sarà disponibile dal 23 gennaio 2009 sul sito IRC come omaggio per tutti i soci regolarmente iscritti e acquistabile dai non soci al prezzo di 2 euro.

http://www.ircouncil.it/

Italian Resuscitation Council Second Life Land

http://biancalucerobbiani.blogspot.com/

Italian Resuscitation Council Second Life Land

Italian Resuscitation Council Second Life Land

Place: IRC - ITALIAN RESUSCITATION COUNCIL ITALIA MEDICAL LAND

Region: Irelore

Land ufficiale della associazione italiana per la formazione laica e sanitaria alla rianimazione cardiopolmonare. RCP o CPR. CPR Italian Resuscitation Council land. Medical doctor hospital medicine cardiac heart lungs breath simulation e

Owned by: Italian Resuscitation Council (group)

Biancaluce Robbiani

Born on: 2007-06-23, - HEALTHCARE & MEDICINE EDUCATION

Second Life Intralipid Lesson on Irc Italian Resuscitation Council Land

BiancaluceRobbiani

Medicine education through virtual worlds: IRC Italian Resuscitation Council Intralipid Lesson: story of a success.

giovedì, gennaio 22, 2009

L’ultima lezione di Randy Pausch

prof-140×180.jpg

Ovvero, sto per morire e mi sto divertendo.

Ne ha parlato La Stampa (cartacea) ieri, dopo che la storia rimbalzava da giorni in Internet e il video su YouTube viaggiava verso i 100 mila clic (ora è ben oltre).

E’ la “last lecture” di Randy Pausch, il docente di informatica (e molto altro) malato di un tumore terminale che ha riassunto in una lunga lezione il senso della vita secondo lui.

Ecco la traduzione integrale, interruzioni comprese, a cura di Anna Bissanti

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/10/08/lultima-lezione-di-randy-pausch

L’ultima conferenza di Randy Pausch
“Come realizzare i sogni della vostra infanzia”

Buonasera a tutti. É magnifico essere qui. Questa serie di conferenze un tempo si chiamava “L’ultima conferenza: se aveste un’ultima conferenza da fare, di che cosa parlereste?” E io ho pensato: “Accidenti, finalmente avevo centrato l’argomento e loro le cambiano nome!” [Risate].

Bene, eccoci qui. Nel caso in cui ci fosse qualcuno che è capitato qui per caso e non conosce la mia storia, mio padre mi ha insegnato che quando c’è un grosso problema bisogna affrontarlo. Nelle mie Tac compaiono una decina circa di tumori al fegato e il dottore mi ha detto che mi restano dai tre ai sei mesi di buona salute. Considerato che me l’ha detto un mese fa, i conti sono presto fatti. Ho i medici migliori al mondo. Cosa c’è? Non funziona il microfono? Allora parlerò più forte…[aggiusta il microfono]. Va bene così? Ok. Allora, stavo dicendo che le cose stanno così. Non possiamo cambiarle. Possiamo soltanto decidere in che modo reagiremo alla situazione. Non possiamo cambiare le carte che ci sono date, possiamo soltanto decidere come giocare la prossima mano. Se non vi sembro depresso o cupo come pensate che dovrei essere, mi dispiace deludervi. [Risate].

Vi assicuro che non provo un atteggiamento di rifiuto. Non è che io non sia pienamente consapevole di quanto mi sta accadendo.

La mia famiglia, i miei tre figli, mia moglie…abbiamo traslocato. Abbiamo comperato una splendida casa in Virginia e stiamo facendo tutto ciò perché questo è un posto bellissimo per viverci. La nostra casa è più giù lungo questa stessa strada. L’altra cosa che vorrei dirvi è che in questo momento sono in ottima forma, in forma smagliante e fenomenale. Ciò che intendo dire è che il fatto che io sia in ottima forma davvero è l’esempio di dissonanza cognitiva più plateale che vi possa capitare di vedere. Di fatto, credo di essere in forma migliore della maggior parte di voi qui presenti. [Randy si sdraia per terra e inizia a fare flessioni] [Applausi] Pertanto se qui c’è qualcuno che intende piangere o compatirmi, può scendere e fare un paio di flessioni, e soltanto dopo potrà compatirmi. [Risate].

Va bene… allora, di una cosa non parleremo oggi. Non parleremo di cancro, perché ho già parlato a lungo di questo e davvero non mi interessa parlarvene. Se avete qualche integratore a base di erbe o qualche altro rimedio, vi prego di starmi alla larga. [Risate].

Non parleremo anche di altre cose che sono più importanti dell’esaudire i sogni della vostra infanzia. Non parleremo di mia moglie e non parleremo dei miei figli, per esempio, perché sono bravo, sì, ma non così bravo da poterne parlare senza scoppiare a piangere. Pertanto, molto semplicemente, accantoneremo questo argomento, che è molto più importante.

Altre cose di cui non parleremo sono la spiritualità e la religione, anche se vi devo confessare di aver appena avuto una conversione in extremis, in punto di morte….[pausa drammatica di silenzio]. Mi sono appena comperato un Macintosh. [Risate e applausi]. Ecco, adesso so che almeno un nove per cento del pubblico è con me…

D’accordo, ma allora di che cosa parliamo oggi? Parliamo dei miei sogni d’infanzia e di come li ho realizzati. Da questo punto di vista sono stato molto fortunato. Parleremo di come credo di aver reso possibili i sogni altrui e, in una certa qual misura, degli insegnamenti che se ne possono ricavare. Sono un professore, pertanto dovrebbe essere possibile ricavare qualcosa che consenta ai vostri sogni di realizzarsi. A mano a mano che si diventa grandi, si può scoprire che “permettere ai sogni altrui di realizzarsi” è ancora più gratificante.

Dunque, volete sapere quali erano i sogni della mia infanzia? Prima di tutto vi premetto di aver avuto un’infanzia davvero molto felice. Sì, sul serio, non sto scherzando. Ho frugato nell’archivio di famiglia e la cosa che mi ha davvero colpito è che non sono riuscito a trovare nessuna foto di me bambino nella quale io non stessi sorridendo. E questo di per sé è già molto gratificante. [Compare una diapositiva] Questo è il nostro cane, d’accordo? Sbadiglia… e questo sono io che sogno. Sognavo molto.

Sapete, c’era molto per cui sognare ad occhi aperti. Sono nato nel 1960. Avevo otto o nove anni e se guardavo la televisione potevo vedere l’uomo sbarcare sulla Luna. A quel punto capite bene che ogni cosa è possibile. Ecco, questo non dovremmo dimenticarlo mai. L’ispirazione e la possibilità di sognare sono immense.

Quali erano i miei sogni d’infanzia? Potrete anche non essere d’accordo con il mio elenco, ma si tratta dei seguenti: sperimentare l’assenza di gravità, giocare nella Lega Nazionale di Football, scrivere una voce della World Book Enciclopedia (beh, sì, presumo che i secchioni si individuino subito, non è così? ), essere Captain Kirk…

C’è qualcuno tra voi che ha avuto questi stessi sogni quando era bambino? No, alla Carnegie Mellon University no di sicuro! Volevo anche essere uno di quei tipi che vincono i pupazzi giganti al Luna Park, e volevo diventare uno degli imagineer della Disney (coloro che pianificano e realizzano le attrazioni dei parchi giochi, nota del traduttore).

Ecco, ve li ho elencati in ordine sparso, anche se a esclusione forse del primo, sperimentare l’assenza di gravità, di sicuro erano sogni di difficile realizzazione.

Io credo che sia molto importante avere sogni precisi. Non sognavo di diventare un astronauta, perché quando ero piccolo e indossavo gli occhiali qualcuno mi aveva detto che gli astronauti non possono indossare gli occhiali…e io avevo dichiarato: “Mmmm, non mi interessa diventare astronauta. A me interessa soltanto galleggiare nell’aria”.

Così da piccolo, come potete vedere nella diapositiva, mi allenavo [si vede Randy bambino che sdraiato sul tavolo di casa assume la posizione tipica di chi galleggia in assenza di gravità]. Ma ovviamente questo sistema non funzionava granché. Più avanti è saltato fuori che la Nasa disponeva di una cosa detta “La cometa del vomito” con la quale si addestravano gli astronauti. Si tratta di un apparecchio che effettua delle paraboliche. Alla sommità di ogni arcata per 25 secondi circa si diventa dei proiettili e si sperimenta, per circa 25 secondi soltanto, un vago equivalente dell’assenza di gravità.

Ebbene, esiste un programma al quale gli studenti universitari possono sottomettere varie proposte e il progetto migliore si aggiudica il diritto di volare. Così io ho pensato che potesse essere un’occasione meravigliosa. Ho formato un team di studenti che ha vinto e si è aggiudicato il diritto di volare. Io ero al settimo cielo: sarei andato anch’io. Poi però mi sono scontrato con la prima dura realtà: mi hanno detto chiaramente che per nessun motivo un membro di facoltà avrebbe potuto volare con il team. Capirete…ero a pezzi. Mi sembrava impossibile: avevo lavorato così sodo!

Allora mi sono riletto con grande attenzione tutto ciò che c’era da leggere sul programma e ho scoperto che la Nasa, nell’ambito del suo programma di assistenza e promozione, permetteva agli studenti di portarsi dietro dalla loro città il giornalista di un media locale. [Risate]. E così…[fa la voce profonda] “Randy Pausch è un giornalista web”. [Torna alla voce normale].

È davvero molto facile ottenere un pass per la stampa! [Risate]. A quel punto chiamo la Nasa e chiedo a quale numero avrei potuto faxare alcuni documenti. Loro mi chiedono di che documenti si tratta. E io rispondo che si tratta delle mie dimissioni da membro della facoltà e della mia candidatura al ruolo di giornalista. Loro mi chiedono: “Non le pare un po’ troppo sfacciata come manovra?”. E io dico: “Sì certo, ma il nostro progetto riguarda la realtà virtuale. Porteremo con noi moltissime cuffie con apparecchi VR (virtual reality), e tutti gli studenti che formano il gruppo la sperimenteranno, mentre tutti i veri giornalisti riprenderanno la scena”. E Jim Foley (che è qui tra il pubblico e annuisce….sì, tu, bastardo!) mi dice: “Eccole il numero di fax”.

Quindi, in conclusione, abbiamo rispettato i patti. Questo è uno di quegli argomenti di cui sentirete parlare ancora a lungo più avanti: avere sempre qualcosa da mettere sul tavolo, proprio così, perché questo vi rende più bene accetti. Se siete curiosi di sapere com’è l’assenza di gravità, ecco…spero che il sonoro funzioni. [Nella diapositiva si vede Randy che sperimenta l’assenza di gravità]. Io sono questo qui. [Risate, perché le persone del video si schiantano sul pavimento dell’aereo]. Pertanto, sogno d’infanzia numero uno: esaudito.

Ok, passiamo al football.

Il mio sogno, come vi ho detto, era giocare nella Lega Nazionale di Football, ma probabilmente ho avuto molto più da questo sogno che non si è realizzato che da tutti quelli che invece si sono realizzati.

Avevo un allenatore. Firmai con lui a nove anni. Ero il più piccolo della Lega, e avevo un allenatore, Jim Graham, che era alto quasi un metro e novanta e aveva giocato da linebacker (difensore piazzato alle spalle della prima linea di difesa, nota del traduttore) con i Penn State. Era un colosso ed era della vecchia scuola. Intendo proprio vecchia…il primo giorno di allenamento eravamo tutti spaventati a morte da quel gigante. Lui arrivò… ed era senza pallone. Come avremmo mai potuto allenarci senza pallone? Allora un ragazzino si fece avanti e gli disse: «Senta coach, mi scusi, ma non c’è il pallone». E il coach Graham: «È vero. Ma ditemi un po’, quante persone ci sono in campo?». E noi in coro: «Undici per squadra, ventidue in tutto». «Esatto. E quante persone alla volta toccano il pallone?». «Una sola». «Giusto. Quindi noi inizieremo da quello che fanno gli altri ventuno».

Sì, è propria una bella storiella, perché parla delle cose fondamentali, le cose basilari, le cose che contano. È importante concentrarsi su queste, le cose fondamentali, perché tutto ciò che è superfluo e inutile non serve a niente.

L’altra cosa importante legata al coach Jim Graham riguarda l’allenamento. Mi stava sempre addosso, sempre. Mi faceva sgobbare e lavorare senza sosta: “Sbagli questo, ripeti. Sbagli anche quell’altro. Fallo ancora. Torna indietro e ricomincia. Me lo devi…dopo l’allenamento fai le flessioni” e così via. Un giorno, al termine dell’allenamento, uno degli altri coach mi si avvicina e mi dice: «Il coach ti ha lavorato ben bene, non è così?». Io rispondo di sì, e lui chiosa: «Si tratta di un buon segno. Quando sbagli qualcosa e nessuno ti dice più niente, significa che ormai hanno rinunciato».

Questa è una lezione che ho imparato e ho ricordato per tutta la vita: quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirti qualcosa, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore.

Dopo il coach Graham ne ho avuto un altro, il coach Setliff, che mi ha insegnato moltissime cose sul potere dell’entusiasmo. Faceva una cosa terribile, a ripensarci: inseriva un giocatore alla volta per un solo tempo nella posizione che era la meno plausibile e la più sbagliata per lui. Per esempio, metteva in campo tutti i bassi nella posizione di ricevitore, capite? Beh, insomma, l’altra squadra era assolutamente disorientata. Non sapeva chi era a colpire. Perché se si gioca soltanto un tempo e non ci si trova dove uno suppone ci si debba trovare, libertà diventa sinonimo di nulla da perdere… L’entusiasmo era alle stelle. Ancora oggi da nessuna parte mi sento più a mio agio che su un campo da football.

Quello che voglio dire è che quando ho un problema da risolvere [tira fuori un pallone], la gente mi vede andare in giro con uno di questi… perché quando si è giovani e qualcosa come il football è la tua vita, diventa una parte di te. Per sempre. Sono molto contento che il football sia stato parte della mia vita. Anche se il desiderio di giocare nella Lega Nazionale di Football non si è realizzato, pazienza. Probabilmente ci sono cose che contano di più. Se poi guardiamo a quello che stanno facendo nella NFL….non sono più così sicuro che si stiano comportando bene….

Bene, uno dei modi di dire che ho acquisito lavorando per l’Electronic Arts, che mi piace moltissimo ed è in relazione a quanto ho appena raccontato è questo: “L’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito a ottenere ciò che volevi”. Penso che sia assolutamente deliziosa.

L’altra cosa che posso dire del football, come di qualsiasi altro sport o attività che facciamo praticare ai nostri figli, che si tratti di football o di calcio, di nuoto o di qualsiasi altra cosa, è che questo è un esempio di quello che io definirei l’apprendimento indiretto. In realtà noi non vogliamo che i nostri figli imparino a giocare a football. Sì, insomma, è carino che io abbia queste tre punte e che so come fare blocco e così via…ma noi mandiamo i nostri figli a imparare cose molto più importanti di queste. Spirito di squadra, spirito sportivo, perseveranza, eccetera. Tutti questi apprendimenti indiretti sono importantissimi. Anzi, bisognerebbe aprire bene gli occhi, stare sempre all’erta e coglierli ovunque, perché sono ovunque.

Passiamo adesso all’altro desiderio, diventare autore di una voce della World Book Encyclopedia. Quando ero bambino, su una mensola di casa nostra c’era la World Book Encyclopedia…per le matricole devo precisare che si tratta di un’enciclopedia in versione cartacea! Bene, c’erano queste cose che chiamavamo libri [risate]. Dopo che sono diventato per così dire un’autorità in fatto di realtà virtuale, ma non poi così importante, mi sono trovato al livello di coloro ai quali la World Book Encyclopedia avrebbe potuto chiedere di scrivere un articolo. E infatti mi chiamarono e io ho scritto un articolo! Questa è Caitlin Kelleher [nella diapositiva Caitlin indossa una cuffia VR con la quale si muove in un mondo tridimensionale] e se andate nella vostra libreria locale, dove conservano ancora copie cartacee della World Book Encyclopedia, se cercate alla voce Virtual Reality troverete il mio articolo. Tutto ciò che posso dire è che effettivamente essendo stato scelto per diventare un autore della World Book Encyclopedia, posso assicurarvi che Wikipedia è una fonte perfetta di informazioni per voi, perché conosco il controllo di qualità delle vere enciclopedie!

Ok, passiamo pure al desiderio successivo. [Diapositiva riportante la scritta: “Incontriamo il Capitano Kirk”] [Risate].

A un certo punto della propria vita uno si rende conto che ci sono alcune cose che non potrà fare, così forse sarebbe meglio starsene con i piedi per terra. Beh, mio Dio, che modello per i giovani! [Risate] [diapositiva del Capitano Kirk seduto alla sua postazione di controllo sull’astronave Enterprise].

Ecco, io volevo essere così, ma quello che mi ha spinto più avanti nel corso della vita alla vera leadership, è aver capito che lui non era il più importante dell’astronave! C’era Spock, che non era niente male, e McCoy, il dottore, e poi c’era Scotty, l’ingegnere… tanto che alla fine uno finisce col chiedersi quali competenze, quali abilità possa mai avere lui per starsene ai comandi e coordinare tutti? E allora capisci che c’è una cosa che si chiama leadership, e ti piaccia o meno questa serie di telefilm, non c’è dubbio che osservando quel tipo in azione si imparano molte cose su come dirigere e comandare gli altri. E in più ha i giocattoli più belli di tutti! [mostra una diapositiva dei gadget di Star Trek].

Beh, insomma, da bambino credevo fosse affascinante che il Capitano Kirk avesse tutte queste cose, [tira fuori uno Star Trek Communicator] e potesse parlare a tutta l’astronave con questo. Credevo che fosse semplicemente spettacolare e ovviamente anche io oggi ne possiedo uno, e perfino più piccolo… [Estrae il suo telefono cellulare]. Insomma, tutto ciò è molto cool… quindi ho realizzato anche questo sogno.

James T. Kirk e il suo alter ego William Shatner hanno scritto un libro, che credo sia un libro niente male affatto. Lo hanno scritto con Chip Walter, uno scrittore che vive a Pittsburgh. Il libro parla della scienza di Star Trek, ovvero di quello che di Star Trek si è avverato. Gli autori si sono recati in vari posti del Paese, osservando varie cose e sono venuti qui a osservare la nostra realtà virtuale. Così abbiamo realizzato una realtà virtuale apposita, che era più o meno una cosa del genere. [Mostra la diapositiva del ponte virtuale di Star Trek ripreso da una trasmissione televisiva degli anni Sessanta]. È stato davvero forte conoscere l’idolo della mia infanzia, ma ancora meglio è quando è lui a venire da te per capire le cose più incredibili che tu stai preparando nel tuo laboratorio. Sì, fu un grande momento davvero…

Bene, siamo arrivati alla vincita dei peluche… potrà sembrarvi qualcosa di assolutamente banale, ma quando si è piccoli e al luna park si vedono questi tipi con grossi peluche sotto il braccio… bene, questa è la mia adorabile moglie e queste sono tutte immagini di grossi peluche che ho vinto. [Risate, mostra le diapositive di vari peluche di grosse dimensioni]. Questo è mio padre in posa con un peluche che ho vinto. Sì, ne ho vinti moltissimi. Questo è ancora mio padre con un peluche che ha vinto lui. Questa è una parte della mia vita e della mia famiglia.

Già so che cosa staranno pensando i cinici: diranno che in questa epoca di immagini manipolate digitalmente, forse tutti questi orsi non sono davvero nella foto con me, o forse ho pagato cinque dollari a qualcuno che aveva vinto davvero i peluche perché mi facesse fare una fotografia con loro….Così mi sono chiesto: come posso in quest’epoca di cinismo, convincere le persone? Risposta: ho capito, porto gli orsi. Prego, portateli fuori! [Svariati peluche di grosse dimensioni sono portati in scena. Risate e applausi]. Ecco, appoggiateli alla parete di fondo, grazie.

Bene, eccovi qui i miei orsacchiotti. Poiché non abbiamo abbastanza spazio per loro nel trasloco, se qualcuno vuole conservare un pezzetto di me, si accomodi pure, alla fine potrà venire a prendersene uno. Chi prima arriva, meglio sceglie!

Bene. Possiamo passare al desiderio successivo. Essere un Imagineer. Ecco, questo era proprio difficile. Credetemi: sperimentare l’assenza di gravità è niente rispetto a diventare un Imagineer! Quando avevo otto anni la mia famiglia aveva attraversato tutto il Paese per andare a Disneyland. Non so se avete visto il film “National Lampoon´s Vacation”…bene, è stato un po’ come in quel film. [Risate]. Fu una vera odissea. [Mostra diapositive della sua famiglia a Disneyland]. Ecco, queste sono alcune foto vintage, e questo sono io di fronte al castello. Eccomi lì…per quelli di voi che stanno avendo qualche strano presagio, quello è lo scivolo di Alice. [Risate].

Eccomi lì, dicevo. Pensavo che quello era davvero l’ambiente più fantastico che io avessi mai visto e invece di pensare: “Voglio assolutamente visitarlo”, dentro di me pensavo: “Voglio assolutamente costruire cose così”. E così ci investii tutto il mio tempo, mi laureai, presi un dottorato al Carnegie Mellon, pensando che tutto ciò mi qualificasse al massimo a fare qualsiasi cosa. Poi spedii caterve di lettere con domanda di assunzione alla Walt Disney Imagineering, e loro mi mandarono le più dannate lettere di “vai-pure-all’inferno” che io abbia mai ricevuto. [Risate]. Sì, insomma, erano lettere del tipo: “Abbiamo preso in seria considerazione la sua domanda, ma al momento non abbiamo disponibile alcuna posizione che possa richiedere le sue particolari qualifiche”. Immaginate un po’: ricevere lettere così da un posto che è famoso in tutto il mondo per i suoi spazzini che puliscono le strade…[Risate]. Beh, per me fu un po’ un brutto colpo.

Ricordate, però: ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri. Bene, con un “avanti veloce” spostiamoci al 1991: all’Università della Virginia mettiamo a punto un sistema denominato “Realtà virtuale per cinque dollari al giorno”. Si trattava di una di quelle cose assolutamente spettacolari.

Quell’anno, da junior academic, ero terrorizzato. C’era Jim Foley… sì, voglio proprio raccontarvi questa storia. Foley conosceva il mio consigliere undergraduate, Andy Van Dam. Io dovevo tenere la mia prima conferenza ed ero assolutamente nel panico. Ebbene, quell’icona vivente della user interface community viene da me e senza preavviso alcuno mi abbraccia come un grande orso, e mi dice: «Questo è da parte di Andy». Ed è stato allora che ho pensato per la prima volta: “Forse posso farcela! Forse faccio parte del suo mondo”.

Questa è la storia e fu un successo tanto più inverosimile se si pensa che all’epoca per costruire una realtà virtuale occorreva avere come minimo mezzo milione di dollari. Tutti si sentivano demoralizzati perché i soldi non c’erano, mentre noi avevamo messo insieme, pezzo dopo pezzo, un sistema con circa cinquemila dollari in componenti, costruendo un sistema VR perfettamente funzionante. E la gente impazziva, si entusiasmava, pensava che il nostro fosse un bis del grande exploit del garage dell’Hewlett Packard, e cose così.

Insomma, ero lì a fare una conferenza, e il pubblico della sala pareva letteralmente impazzito. Durante la fase finale delle domande del pubblico, un tipo di nome Tom Furness, all’epoca un pezzo grosso nel campo della realtà virtuale, prende il microfono e si presenta. Io non sapevo che aspetto avesse, ma il suo nome lo conoscevo eccome! Mi rivolge una domanda e quando a me tocca rispondere gli dico: «Lei è Tom Furness? Prima di rispondere alla sua domanda, mi può dire se possiamo pranzare insieme domani?». [Risate].

Fu così che dopo un paio di anni Imagineering lavorava a un progetto di realtà virtuale, assolutamente top secret. Ancora negavano l’esistenza di un’attrazione con la realtà virtuale e già il dipartimento pubblicità mandava in onda spot in televisione. Insomma, Imagineering si era davvero appassionata alla cosa. Si tratta dell’attrazione di Aladino, quella nel quale si vola su un tappeto volante, con un display sulla testa, una cosa nota come “gator vision”. Non appena iniziano gli spot alla televisione, mi chiedono se posso dare qualche informazione al Segretario della Difesa sullo stato della realtà virtuale. Sì, proprio così: Fred Brooks e io siamo stati convocati per informare il Segretario della Difesa.

Questa per me è stata una scusa fantastica: ho chiamato Imagineering, ho detto loro quello che dovevo fare e ho chiesto che mi dessero del materiale, perché quello che stavano mettendo a punto era il miglior sistema di VR del mondo. Loro si sono tirati indietro. Al che io ho ribattuto: «Ma allora, tutto il patriottismo dei vostri parchi è soltanto una farsa?». A quel punto hanno ceduto. [Risate].

Mi comunicano però che il dipartimento delle Public Relation è nuovo e non ha materiale per me, quindi devo prendere contatti direttamente con il team che ha eseguito il lavoro. Bingo! Ecco quindi che mi ritrovo a telefono con un tipo di nome Jon Snoddy, una delle persone più impressionanti che io abbia mai conosciuto. Lui mi manda delle carte, parliamo brevemente a telefono e io a un certo punto gli dico: «Senta, mi troverò dalle sue parti per una conferenza, che ne dice se ci incontriamo e pranziamo insieme?». Il che, come tutti sapete, tradotto significa: «Le sto mentendo, le dirò che ho un’ottima scusa per capitare dalle sue parti, quindi non sia troppo in ansia, mi piacerebbe andare da Neptune a pranzo con lei». [Risate]. Jon mi risponde: «Certo!», e così trascorro circa 80 ore a parlare con tutti gli esperti di realtà virtuale del mondo, chiedendo loro che cosa vorrebbero, se potessero avere accesso a questo incredibile progetto. Poi mi compilo un bell’elenco, lo imparo a memoria – il che, come sanno tutti quelli che mi conoscono, è davvero incredibile, perché io non riesco mai a ricordare nulla, ma non è che potevo andare lì a dirgli con una vocina sottile “Aspetti, domanda numero 72”… - e per le due ore che durò quel pranzo, Jon deve aver pensato di essere alle prese con una persona fenomenale, perché tutto ciò che stavo facendo, in definitiva, era convogliare le idee di Fred Brooks, di Ivan Sutherland, di Andy Van Dam, e di Henry Fuchs e così via…è facile passare per persone brillanti quando si scimmiottano le persone brillanti!

Insomma, alla fine del pranzo con Jon, lascio cadere quella che nel gergo del business si chiama “La Domanda”. Gli dico: «Ben presto inizio un sabbatico». E lui mi chiede: «Che cosa?» [Risate]. Un bell’inizio davvero di uno scontro di culture…Così gli espongo la possibilità di andare a lavorare con lui. Soltanto che lui mi risponde che sì, sarebbe una buona idea davvero, se si esclude il fatto che io lavoravo per raccontare cose alla gente, mentre loro lavoravano mantenendo i segreti. Poi, però, aggiunge qualcosa degno di Jon Snoddy davvero: mi dice che ci avremmo potuto lavorarci sopra, e la cosa mi piace immensamente.

Un’altra cosa che ho imparato da Jon Snoddy – potrei andare avanti anche più di un’ora a raccontarvi ciò che ho imparato soltanto da Jon Snoddy – è questa: impara ad aspettare tutto il tempo che serve e la gente ti sorprenderà davvero. Mi ha spiegato che quando si è davvero stufi marci di qualcuno o si è arrabbiati con lui, significa solo che non si è concesso loro abbastanza tempo. Dategli più tempo e vedrete che quasi sempre vi stupiranno. Quando me lo disse, questa cosa mi colpì moltissimo. Me la sono sempre tenuto a mente e credo che avesse perfettamente ragione.

Ma veniamo al dunque: ci accordammo su un contratto legale. Sarebbe stato il primo: alcune persone vi accennavano dicendo che era il primo e ultimo pezzo di carta mai redatto da Imagineering. L’accordo prevedeva che io andassi, trovassi i miei finanziamenti, stessi con loro sei mesi, lavorassi a un progetto e insieme lo pubblicassimo. Ma ora conosciamo il “cattivo” della situazione. [Mostra una diapositiva di un suo ex rettore]. Non riesco a essere tutto latte e miele, perché non sarei credibile. Qui salta la testa di qualcuno…la testa che salta è quella di un rettore dell’Università della Virginia. Il suo nome non è così importante. Chiamiamolo rettore Wormer [Risate].

Allora, il Rettore Wormer ed io abbiamo un incontro nel corso del quale gli comunico di volermi prendere un sabbatico, gli dico che sono riuscito a far sì che quelli dell’Imagineering prendano un docente universitario, il che è pazzesco. Quello che voglio dire è che se Jon non fosse impazzito, questa eventualità non sarebbe mai stata presa in considerazione. Si tratta infatti di un’organizzazione molto segreta e riservata. Il rettore Wormer guarda le carte e mi dice: «Da quello che leggo potranno disporre della tua proprietà intellettuale». E io dico: «Sì, infatti, abbiamo raggiunto un accordo per pubblicare il lavoro». Non c’è un’altra proprietà intellettuale. Io non faccio cose brevettabili. E lui incalza: «Sì, ma potresti. Pertanto l’accordo salta. Vai da loro e digli di modificare quella clausoletta, poi torna qui da me». E io gli faccio: «Mi scusi? Ho capito bene? Vorrei che lei si rendesse conto di quanto è importante questa cosa. Se così non funziona, mi prenderò un periodo di congedo non retribuito, ma io andrò da loro e farò quello che intendo fare». Lui ribatte: «Ehi, potrei non permetterti una cosa del genere in nessun modo. Quello che voglio dire è che forse nella tua testa c’è già una proprietà intellettuale e forse te la “aspireranno”…» [Risate]. Credo sia molto importante capire quando ci si trova a giocare una partita davvero schifosa, perché così si capisce che è importante uscirne quanto prima possibile. Pertanto gli ho detto: «D’accordo, facciamo un passo indietro. Crede che sia una buona idea, comunque?». Lui mi risponde: «Non ho idea se è una buona idea…». Al che io [cambia tono, diventa sarcastico] gli faccio presente: «Bene, allora la pensiamo nello stesso modo…ma se questa è una faccenda di proprietà intellettuale non è proprio di sua competenza, non è così? Infatti, è di competenza del Rettore della ricerca sponsorizzata.». Lui conferma e io proseguo: «Ma se a lui stesse bene, a lei andrebbe bene?». E lui mi dice : «Sì, a quel punto mi starebbe bene». Al che io ….whoosh! Sparisco in una nuvoletta come Willy Coyote…mi precipito nell’ufficio di Gene Block, uno degli uomini più meravigliosi al mondo. Gli racconto tutto e gli propongono di partire da un alto livello per non essere costretto a fare marcia indietro di nuovo. Gli dico: «Iniziamo da qui: credi che sia una buona idea?» Lui risponde: «Se vuoi sapere se secondo me è una buona idea, posso soltanto dirti che non ne so molto. Tutto ciò che so è che uno dei miei docenti più brillanti è qui nel mio ufficio tutto entusiasta. Spiegami meglio».

Ecco, questa è un’altra lezione per chiunque faccia parte di un’amministrazione. Entrambi mi avevano chiesto la stessa cosa. Ma pensate un po’, hanno formulato la domanda in modo completamente diverso. Il primo [fa la voce tonante, sembra abbaiare] dice: «NON SO!». Il secondo invece [fa una vocina gentile] dice: «Non ho molte informazioni, ma visto che uno dei più brillanti docenti del mio corpo accademico è qui nel mio studio tutto entusiasta vorrei proprio saperne di più». Entrambi dicono in sostanza la stessa cosa, ma caspita! C’è modo e modo di dire le cose. Il modo giusto e il modo sbagliato. Ad ogni buon conto, alla fine riusciamo a risolvere tutto. Vado all’Imagineering. Gioia e delizia. Tutto è bene quel che finisce bene. Alcuni muri in realtà sono fatti di carne e ossa… Insomma, vado all’Imagineering e lavoro al Progetto Aladino. Assolutamente spettacolare. Davvero, incredibile.

Ed ecco a voi mio nipote Christopher. [Diapositiva di Christopher sulla macchina di Aladino]. Questo è l’apparecchio. Ci si siede su questa specie di chassis da motocicletta. Si gira il proprio tappeto volante e si indossa la cuffia con il display. Si tratta di qualcosa di davvero molto interessante, perché è formato da due parti, un design molto intelligente. Per offrire la massima prestazione, l’unica parte in contatto con la testa dell’utente è questa piccola cuffia e tutto il resto, tutto il costosissimo hardware, è attaccato ad essa. Quindi si poteva sostituire la cuffia per i vari utenti, perché in sostanza costavano davvero nulla da produrre. [Mostra una diapositiva nella quale pulisce una cuffia]. Ecco, in pratica questo è quello che ho fatto nel mio anno sabbatico: ero un pulitore di cuffie. [Risate]. Adoravo Imagineering. Era un luogo assolutamente spettacolare. Tutto ciò che io avessi mai sognato. Adoravo il laboratorio dei modellini. La gente si accalcava su oggetti delle dimensioni di questa sala. Era un luogo assolutamente incredibile nel quale passeggiare. Io ne traevo ispirazione. Ricordo che quando finalmente andai all’Imagineering, la gente mi chiedeva: «Non pensi che le tue aspettative siano troppo alte?». E io rispondevo: «Hai visto il film “Charlie e la Fabbrica di cioccolato? Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato?”. Quando Gene Wilder dice al piccolo Charlie che sta per regalargli la fabbrica di cioccolato e gli fa: “Bene Charlie, ti hanno mai raccontato la storia del bambino che all’improvviso ottenne tutto ciò che desiderava?”. E Charlie spalanca gli occhi e dice: “No, che cosa gli è capitato?” E Gene Wilder gli risponde: “Ha vissuto per sempre felice e contento”». [Risate]. Ecco, lavorare per il progetto di virtual reality di Aladino è stata un’opportunità che capita soltanto ogni cinque carriere… e lo confermo. È stata un’esperienza che mi ha cambiato per il resto della mia vita. Non soltanto perché era un buon lavoro e io ne facevo parte, ma anche perché mi mise nella condizione di poter lavorare con gente vera e su questioni relative alla vera HCI, l’interazione uomo-computer. La maggior parte delle persone che lavorano su questo lo fanno nel chiuso dei laboratori, nel mondo fantastico dei colletti bianchi che hanno master e dottorati di ricerca. Ma finché non hanno del gelato sciolto che gli cola addosso, non fanno vera ricerca sul campo. Più di ogni altra cosa, da Jon Snoddy ho imparato come mettere insieme artisti e ingegneri, e questa è davvero una bella eredità. Abbiamo pubblicato l’articolo. Proprio un bello scandalo culturale accademico…quando abbiamo scritto l’articolo all’Imagineering hanno detto: «Mettiamo una grande foto. Come si farebbe in una rivista». [Mostra una diapositiva della prima pagina dello studio, con una foto in cima che occupa due colonne intere]. E il Comitato SIGCRAPH, che accettò l’articolo, ne ha fatto un mezzo scandalo: «Sono autorizzati a fare una cosa del genere?». [Risate]. Ma non c’erano regole! Così abbiamo pubblicato l’articolo e stranamente da allora la SIGCRAPH ha la tradizione di pubblicare grandi foto a colori in prima pagina. Insomma, ho cambiato il mondo, da un piccolo punto di vista. [Risate]

Poi, alla fine dei miei sei mesi, quelli dell’Imagineering vengono da me e mi chiedono: «Vuoi fare sul serio? Puoi restare». E io ho risposto di no. Una delle uniche volte in tutta la mia vita che ho stupito mio padre. Mi ha chiesto: «Che cosa hai detto? Da quando eri piccolo così [indica l’altezza di un bambino] hai sempre desiderato una cosa come questa e adesso che ce l’hai, abbandoni?». Nel cassetto della mia scrivania c’era un flacone di Maalox. Attenti a quello che state pensando…era un posto molto stressante. Imagineering in generale non è così pieno di Maalox…ma il laboratorio nel quale mi trovavo io! Jon se ne andò a metà del mio periodo e la situazione si era fatta alquanto simile all’atmosfera che si respira in Unione Sovietica. Per un certo periodo divenne anche rischiosa per me. Poi però la cosa si è risolta. Se mi avessero detto rimani o non rimetterai mai più piede in questo edificio, lo avrei fatto, me ne sarei andato e basta. Ma mi resero le cose assai semplici. Mi dissero che potevo avere quello che volevo. Potevo avere la torta e mangiarmela. Così, in sostanza per dieci anni sono diventato consulente dell’Imagineering un giorno alla settimana. Ecco, questa è una delle ragioni per le quali dovreste diventare tutti professori: perché potete avere la vostra torta e perfino mangiarvela. Così ho fatto da consulente su cose come DisneyQuest. C’era la Crociera Virtuale nella Giungla, e l’esperienza interattiva migliore che io abbia mai fatto – il merito va tutto a Jesse Schell - quella dei Pirati dei Caraibi. Meravigliosa DisneyQuest.

Bene, questi che vi ho raccontato erano i miei sogni d’infanzia. Non male. Sento di esserne soddisfatto.

A questo punto l’unica domanda possibile è in che modo posso far sì che si realizzino i sogni d’infanzia altrui. E ancora una volta la risposta è questa: sono contento di essere diventato un professore. Quale posto migliore esiste infatti per soddisfare i desideri dell’infanzia? Forse lavorare da EA, non so…sì, sicuramente questa sarebbe un’ottima seconda scelta. Tutto ciò ha avuto inizio quando mi sono reso effettivamente conto di poterlo fare, perché un giovanotto di nome Tommy Burnett, venne da me quando ero all’Università della Virginia e mi disse di essere molto interessato a unirsi al mio gruppo di ricerca. Così iniziammo a parlare e lui a un certo punto mi dice: «Ho un sogno sin dall’infanzia». È facile riconoscerli quando ti dicono queste cose. Io allora gli rispondo: «Sì, Tommy, qual è il tuo sogno dell’infanzia?». Lui prosegue: «Voglio lavorare al prossimo film di Guerre Stellari». Dovete chiaramente ricordare in che epoca accadeva tutto ciò… dove è Tommy? Tommy è qui tra noi oggi. Tommy, che anno sarà stato? Il tuo secondo anno di università? Beh, intorno al 1993. Al che io gli dico: «Tommy, guarda che probabilmente non faranno altri film della serie». [Risate]. E lui ribatte: «Ti sbagli, li stanno facendo». Tommy ha lavorato con me per molti anni prima della laurea e poi come membro del mio staff. Poi io sono venuto qui al Carnegie Mellon, e tutti i membri del mio team mi hanno seguito dalla Virginia al Carnegie Mellon fuorché Tommy, perché ha ricevuto un’offerta migliore. Ha lavorato davvero a tutti e tre i nuovi film di Guerre Stellari! Al che io gli dico: bene, è splendido, ma credo che realizzare i sogni di uno solo alla volta non sia propriamente efficiente. Chi mi conosce bene sa che sono un vero maniaco dell’efficienza. Così mi chiedo, non possiamo farlo in massa? Non posso far sì che la gente lavori in modo tale da poter vedere realizzati i propri sogni d’infanzia? Pertanto ho creato un corso specifico. Sono venuto qui al Carnegie Mellon e ho dato vita a un corso denominato “Costruzione di mondi virtuali”. È un corso molto semplice. Quante persone qui tra il pubblico vi hanno preso parte? [Alcune persone tra il pubblico alzano la mano]. Ok, quindi alcuni di voi ne hanno un’idea. Per coloro di voi che un’idea non l’hanno, le cose sono molto semplici. Ci sono una cinquantina di studenti scelti tra i vari dipartimenti dell’università. Del tutto casualmente sono assortiti per formare team di quattro persone, e prendono parte a tutti i progetti, uno dopo l’altro. Ogni progetto ha la durata di sole due settimane, pertanto ogni studente fa qualcosa, costruisce qualcosa, la mostra, poi io cambio a caso i gruppi ed egli ricomincia insieme a tre colleghi nuovi. Tutto questo accade ogni due settimane, pertanto nel semestre del corso si completano cinque progetti. Il primo anno che ho tenuto questo corso, sono andato molto di fretta, perché volevo constatare se eravamo effettivamente in grado di farlo. Avevamo appena imparato a fare texture mapping (metodo per aggiungere dettagli o colori a progetti grafici tridimensionali, Ndt) e già riuscivamo a fare cose mediamente accettabili. Ma per gli standard attuali usavamo computer davvero molto lenti e poco potenti. Nonostante ciò, mi ero ripromesso di provarci. Alla mia nuova università [ Carnegie Mellon ] feci un paio di telefonate chiedendo di poter trasformare il mio corso in un intercorso insieme ad altra gente. Nel giro di sole 24 ore l’avevo trasformato in un corso interfacoltà, al quale erano interessati cinque dipartimenti diversi. Mi piace questa universalità…insomma, questo è un luogo fantastico. Gli studenti mi chiesero quali contenuti volessimo sviluppare e io risposi che non ne avevo idea. «Fate tutto quello che vi pare. Ci sono soltanto due regole da rispettare: nessuna violenza – tipo sparatorie e killer vari – e nessuna pornografia. Non perché io sia contrario in particolare a queste due cose, ma perché è già stato fatto con la realtà virtuale, non vi pare?». Bene, voi non ne avete neppure un’idea, ma se si escludono queste due cose, i giovani di 19 anni sono del tutto privi di idee…[Risate e applausi].

Ad ogni modo, sono riuscito a insegnare quel corso. Ho assegnato loro un primo incarico e quando sono tornati da me dopo due settimane esatte mi hanno lasciato davvero a bocca aperta. Quello che avevano fatto andava talmente oltre le mie aspettative e la mia immaginazione…in sostanza, io avevo riprodotto i processi in uso nei laboratori dell’Imagineering, ma senza avere idea se si potessero realizzare con studenti non ancora laureati, e con strumentazioni e apparecchiature così insufficienti. Insomma, sono venuti da me con il loro primo progetto… era talmente spettacolare che dopo dieci anni di insegnamento mi sono ritrovato senza un’idea su come proseguire, che cosa far loro fare in seguito. Di conseguenza mi sono rivolto al mio mentore. Ho telefonato ad Andy Van Dam e gli ho detto: «Ho dato loro un incarico di sole due settimane e loro sono tornati da me con un progetto che se l’avessero realizzato in un semestre intero non basterebbe che assegnassi tutti A, il voto più alto. “Maestro”, che cosa mi consiglia di fare?». [Risate]. Andy ci ha pensato su un minuto, poi mi ha risposto così: «Domani vai in classe, li guardi negli occhi e dici: “Ragazzi, è andata abbastanza bene, ma io so che potete fare molto di più”». [Risate]. Beh, vi dirò: quello è stato davvero il consiglio giusto. In sostanza quello che mi aveva consigliato era questo: non sappiamo fin dove debba essere alzata l’assicella. È del tutto pretestuoso fissarla a un certo punto: nei confronti degli studenti si tratterebbe soltanto di un disservizio. Quello è stato davvero un ottimo consiglio, perché di fatto gli studenti hanno fatto molti progressi. Durante il semestre divenne una sorta di cosa segreta…entravo in classi che avrebbero dovuto contenere cinquanta studenti e ne trovavo 95, perché quello era il giorno in cui i ragazzi mostravano il frutto del loro lavoro, e quindi nell’aula c’erano i loro compagni di camera, i loro amici e i loro genitori!

Non mi era mai accaduto prima di avere in aula i genitori degli studenti. Era tutto molto lusinghiero, ma al tempo stesso mi teneva sulle spine anche un po’…stava diventando qualcosa di troppo grande da gestire, di cosa alquanto insolita e stravagante. Dovevamo condividerla con qualcun altro.

Se c’è una cosa che mi è stata insegnata sin da quando ero piccolo è condividere, e quindi mi sono detto che dovevamo assolutamente fare vedere quanto avevamo realizzato. Dovevamo organizzare un grosso show per la fine del semestre. Così abbiamo prenotato quest’aula, la McConomy. Ho tanti bellissimi ricordi legati a quest’aula. La prenotammo non perché pensavamo di poterla riempire, ma perché aveva le uniche apparecchiature audiovisive dell’università. Questo posto divenne una sorta di zoo…c’erano computer ovunque. Poi l’aula si riempì di gente. C’era addirittura gente che non riusciva a entrare, gente ammassata nei corridoi. Non dimenticherò mai il rettore di quel periodo, Jim Morris, seduto qui sul palco, più o meno lì. Alla fine abbiamo dovuto quasi buttarlo fuori. L’aula vibrava di energia, una cosa che non avevo mai provato prima. Il presidente Cohen, Jerry Cohen, era lì, e ha provato la stessa identica sensazione.

Più tardi mi ha detto che quell’esperienza gli aveva fatto venire in mente un raduno allo stadio di football dell’Ohio, senza i professori, beninteso. Si è fatto avanti e ha formulato la domanda giusta. Prima di iniziare, ha chiesto da dove venisse tutto quel pubblico. Ha chiesto espressamente di elencare di quali dipartimenti e facoltà fossero. Abbiamo proceduto quasi con ordine a elencarli, e tutte le facoltà e i dipartimenti erano rappresentati da gente del pubblico.

La cosa mi ha fatto sentire davvero molto soddisfatto: ero arrivato da poco al campus, anche lui era da poco al campus, e già avevamo la dimostrazione tangibile di poter unire tutto il corpo studenti.

La cosa mi ha procurato una sensazione meravigliosa. In pratica abbiamo fatto una dimostrazione a beneficio di tutto il campus. I ragazzi si esibivano laggiù: indossavano costumi e proiettavamo il tutto così, in modo tale che il pubblico potesse vedere bene. In pratica si poteva vedere quello che loro vedevano nella cuffia. Ci sono molti messaggi, e poi c’è questo ragazzo che fa water rafting [mostra la diapositiva di uno show di mondo virtuale]. Questo invece è Ben in una scena di “E.T.”. Avevo detto ai ragazzi che se non avessero preparato la scena dei bambini in bicicletta in volo verso la Luna li avrei bocciati…sì, è vero. Avevo pensato di farvi vedere una di queste dimostrazioni. Se è possibile, abbassate le luci, per favore…No? Ok, questo significa che non è possibile. D’accordo, faremo del nostro meglio. [Il pubblico assiste allo show di “Hello World”, girato durante il corso di realtà virtuale, e alla fine della proiezione applaude].

Sì, si è trattato di un corso veramente insolito, al quale hanno partecipato alcuni degli studenti più brillanti e creativi di tutto il campus. Per me è stata una vera gioia farne parte. Per quanto riguarda loro, devo riconoscere che hanno preso molto, forse fin troppo sul serio alcuni aspetti della dimostrazione per il pubblico [mostra diapositive degli studenti che indossano costumi davvero molto strampalati].

Ma una cosa è sicura: quello è stato l’avvenimento dell’anno per il campus. La gente si metteva letteralmente in coda per poter entrare. È stato molto gratificante e gli studenti hanno avvertito una sensazione di grande entusiasmo nell’allestire una dimostrazione-spettacolo per gente che ne andava entusiasta. Ecco, io credo che questa sia una delle cose migliori che si possano insegnare a qualcuno: la chance di dimostrare che cosa si prova facendo entusiasmare il prossimo. Si tratta di un vero dono, un dono meraviglioso. Noi cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico, che si tratti di dargli un bastone fluorescente o un pallone gonfiabile o ancora di farlo guidare [mostra la diapositiva di alcune persone del pubblico che nelle loro poltrone si inclinano come se stessero tenendo in mano il volante di un’automobile]. È davvero molto cool…

Questa tecnologia, per esempio, è stata utilizzata per la prima di “Spiderman 3” a Los Angeles: il pubblico era in grado di controllare una cosa che era proiettata sul schermo… davvero molto simpatico. Non ho una fotografia per ogni corso di ogni anno, ma ho ripescato tutte quelle che avevo e tutto ciò che posso dire è che è stato un vero onore e un privilegio insegnare questo corso per circa dieci anni. Ma tutte le cose belle hanno una loro fine. Circa un anno fa ho smesso di tenere quel corso.

Mi chiedono spesso quale è stato il momento migliore, quello che preferisco ricordare.

Non so se si possa avere un momento del genere, ma di sicuro ce n’è uno che non dimenticherò mai. Si trattava di un mondo virtuale con quello che credo fosse un ninja che andava sui roller. Una delle regole che avevamo era che queste dimostrazioni dovevano essere live e dovevano funzionare davvero. Non appena smettevano di funzionare, si ricorreva alla registrazione fatta per backup. Ma la cosa, ovviamente, diventava molto imbarazzante. [Mostra un’immagine della presentazione del Roller Ninja World]. Allora, sul palcoscenico sale il ninja e si mette ad andare sui roller, e a un certo punto non è che cade gentilmente, si schianta! Credo fosse Steve Audia, non è così? Dove sei? C’è Steve? Ah, sì, eccoti lì, il mio uomo… Steve Audia! Bene, allora io mi avvicino a lui e gli dico: “Scusa Steve, mi dispiace ma il tuo mondo virtuale è fallito, dobbiamo usare la videoregistrazione”. E lui sfodera la sua spada da ninja, esclama: “Che disonore! Ahimé!”, e crolla a terra. [Applausi e risate].

Credo sia molto rivelatore il fatto che il momento migliore in dieci anni di questo corso di alta tecnologia sia stata questa performance estemporanea! Poi, al termine della videoregistrazione, le luci si sono accese, e Steve se ne stava ancora lì, sul palco, esanime, e i suoi compagni lo hanno trascinato fuori! [Risate]. Insomma, è stato un episodio fantastico.

Il corso si basava interamente sulla capacità di stringere rapporti di collaborazione e amicizia. A chi mi chiedeva quali fossero le caratteristiche necessarie a dar vita a un buon mondo virtuale, io rispondevo sempre di poter capire a priori se il mondo virtuale creato dagli studenti era buono soltanto osservando il loro linguaggio corporeo: se stavano gli uni accanto agli altri, si trattava sicuramente di qualcosa di buono. Il corso di “Mondi di realtà virtuale” è stato un corso pionieristico. [Indossa un costume dal quale spuntano alcune frecce conficcate nel dorso]. Non intendo seccarvi con tutti i dettagli, ma non è stato così semplice farlo. Quando ho abbandonato l’insegnamento di questo corso di tecnologia mi hanno regalato questo costume, che credo sia molto emblematico. Significa che se fai qualcosa che è davvero pionieristico, ti ritroverai con queste frecce conficcate nella schiena e dovrai far buon viso a cattivo gioco. Tutto ciò che poteva andare storto è andato storto, ma in definitiva moltissime persone si sono davvero divertite tantissimo.

Quando per dieci anni fai qualcosa che consideri così prezioso e inestimabile, è davvero difficilissimo passare il testimone. L’unico consiglio che vi posso dare al riguardo è questo: per passare il testimone trovate qualcuno che sia migliore di voi. Ed è questo ciò che io ho fatto. C’era un tipo negli studi di VR e dopo poco che ti trovavi nella sua orbita non potevi che dedurne che era una persona molto competente. Uno dei miei più grossi risultati a beneficio del Carnegie Mellon credo sia stato aver convinto Jessica Hodgins e Jesse Schell a unirsi al corpo insegnante della nostra università. Mi sono davvero entusiasmato quando ho passato il testimone a Jesse, e non mi sorprende che egli sia riuscito a portare il corso a un livello ancora superiore. Il corso è in mani più che buone, in mani migliori. Ma è soltanto un corso. E noi lo abbiamo portato a un ottimo livello. Abbiamo creato quella che io definirei la fabbrica dell’esaudimento dei sogni. Don Marinelli e io ci siamo messi d’accordo, e con il beneplacito dell’università e con il suo incoraggiamento, abbiamo creato dal nulla qualcosa di assolutamente pazzesco. Che non sarebbe mai stato provato altrimenti. Tutte le università che hanno la testa a posto non hanno niente che si avvicini neanche lontanamente a questo. Il Centro di Tecnologia dell’Intrattenimento si basava sul lavoro di artisti e esperti di tecnologia che operavano in piccole unità per costruire e creare. Era un master professionale di due anni. Don e io eravamo due spiriti affini, ma siamo molto diversi. Chiunque ci conosca anche soltanto un poco vi potrà dire che siamo molto diversi. Tuttavia ci piaceva fare le cose in modo innovativo e forse la verità è che entrambi ci sentivamo un po’ a disagio nell’ambiente accademico. Ero solito dire un tempo che per quanto mi riguarda sono un poco a disagio come docente universitario perché provengo da una famiglia che lavorava per vivere, quindi… [Risate nervose]. Sì, sì, ho colto le vostre risate nervose!

Ma voglio ribadire una cosa: Carnegie Mellon è l’unico posto al mondo nel quale poteva esserci un Centro di Tecnologia dell’Intrattenimento. L’unico posto al mondo, davvero. [Mostra una diapositiva nella quale Don Marinelli, con camicia in tintura chiné, occhiali e una chitarra elettrica, è seduto su una scrivania accanto a Randy, che fissa un laptop con indosso occhiali da intellettualoide e una camicia button-up. Sopra le loro teste c’è la scritta: “Cervello destro/Cervello sinistro”] [Risate].

Ok, la foto è stata un’idea di Don, e ci riferiamo a questa chiamandola “Don Marinelli alla chitarra e Randy Pausch alla tastiera”. [Risate]. In realtà abbiamo usato davvero il cervello destro e il cervello sinistro e le cose sono andate alla grande. [Mostra una diapositiva di Don con lo sguardo intenso]. Don è un tipo molto concentrato. Ci dividevamo uno stesso ufficio, e all’inizio si trattava di un ufficio molto piccolo. Sapete, considerata la mia situazione attuale, c’è chi a volte mi chiede…sì, sto per fare una battuta terribile, ma la farò ugualmente, perché so che Don mi perdonerà. Alcune persone mi chiedono, vista la situazione nella quale mi trovo attualmente: «Pensi che andrai all’inferno oppure in paradiso?». E io in genere rispondo: «Non saprei, ma se mi toccherà andare all’inferno spero proprio che mi scontino i sei anni che ci ho già passati!». [Risate]. Scherzo…Condividere l’ufficio con Don è stato davvero come condividerlo con un tornado. C’era sempre un sacco di energia nell’aria, non si aveva idea di quello che stava per arrivare, ma si poteva essere sicuri che in qualsiasi momento c’era qualcosa di davvero entusiasmante che sarebbe capitato di lì a poco. Pertanto, per come la vedo io, se Don e io dobbiamo dividerci il merito per il successo dell’ETC, è a lui che chiaramente spetta la parte del leone. [Mostra una diapositiva di un grafico diviso al 70 per cento a Don e al 30 per cento a Randy]. È stato lui a fare la parte del leone con il lavoro, e ha avuto più idee. Ad ogni modo abbiamo formato un bel gruppo di lavoro. Siamo stati un po’ come lo Yin e lo Yang, anche se ad essere giusti, dovrei dire YIN e yang! Lui si merita tutto il credito possibile e io glielo riconosco, perché l’ETC è un luogo meraviglioso. Adesso è lui a dirigerlo e lo sta rendendo globale. Ne parleremo tra breve. Descrivere l’ETC è molto difficile, ma finalmente ho trovato una metafora che mi può aiutare. Descrivere l’ETC è un po’ come descrivere il Cirque de Soleil a qualcuno che non l’ha mai visto. Prima o poi so che commetterete l’errore di definirlo un circo. Poi vi lascerete andare a parlare di quante tigri, quanti leoni, quanti trapezisti ci sono… ma sareste lontani, lontanissimi dalla realtà. Pertanto quando diciamo che questo è un master, non è in effetti simile a nessun master che abbiate conosciuto. Questo è il curriculum di studi previsto. [Mostra la diapositiva del curriculum di studi previsto per l’ETC, nel quale compare la scritta “Project Course” come unica voce per ogni semestre. Il pubblico ride]. Alla fine il curriculum si è evoluto così. [Mostra una dispositiva con qualche raro dettaglio in più].

Tutto quello che sto cercando di comunicarvi visivamente è che prima ci sono cinque progetti di Costruzione di Mondi Virtuali, poi se ne aggiungono altre tre. La maggior parte del tempo la si trascorre in piccoli gruppi a costruire qualcosa. Non c’è nulla da studiare sui libri. Don e io non abbiamo avuto la pazienza di includere l’apprendimento sui libri. Si tratta di un master. Chi lo frequenta ha già trascorso quattro anni sui libri e per allora deve ormai averli assimilati tutti. La chiave del successo è una sola: Carnegie Mellon ci ha lasciato carta bianca, completamente. Non avevamo nessun preside di facoltà al quale riferire. Rispondevamo del nostro operato direttamente al rettore, il che è un bene, visto che di solito i rettori sono troppo impegnati per tenervi d’occhio con attenzione. [Risate] Ci era stata concessa esplicita licenza di rompere gli schemi. Tutto era finalizzato al progetto, che era intenso e divertente. Abbiamo fatto perfino delle gite! Ogni mese di gennaio prendevamo tutti i cinquanta studenti iscritti al primo anno e li portavamo alla Pixar, all’Industrial Light and Magic, e quando in posti del genere hai gente come Tommy ad accoglierti, è abbastanza facile avervi accesso.

Insomma, abbiamo fatto ogni cosa in modo molto diverso rispetto alla norma. I progetti degli studenti appartenevano al genere che noi chiamavamo “edutainment” (intrattenimento finalizzato a educare e a divertire, Ndt). Abbiamo messo a punto tutta una serie di strumenti per il Dipartimento dei Vigili del fuoco di New York, per esempio, un simulatore network per addestrare i vigili del fuoco, utilizzando una tecnologia tipo quella dei videogiochi per insegnare alla gente qualcosa di molto utile. Niente male…Le varie aziende facevano cose molto insolite, mettevano per iscritto che si impegnavano ad assumere i nostri studenti. Qui ci sono quelli che lavorano per EA e Activision. Penso che ormai siate…quanti? Cinque? Drew lo sa, ci scommetto. [Drew Davison, capo di ETC-Pittsburgh indica con la mano che sono cinque]. Ecco, ci sono cinque accordi nero su bianco. Per quanto ne so non esiste un’altra scuola che abbia questo tipo di accordi per iscritto con le aziende. Vere e proprie promesse. E tutto ciò, ovviamente va moltiplicato di anno in anno, di conseguenza promettono di assumere gente per gli internati estivi che noi non abbiamo ancora ammesso. Questo la dice lunga sulla qualità del programma, mi pare. Come vi ho detto, Don è pazzo, in un modo meravigliosamente complementare. Questa sera non è qui con noi perché è a Singapore, dove sta per aprire un campus ETC. Ce n’è già uno in Australia e ce ne sarà un altro in Corea. Vedete? Sta diventando veramente un fenomeno globale. Penso che questo la dica davvero lunga sulle altre università: Carnegie Mellon è l’unica in grado di fare una cosa del genere. Adesso non ci resta che portarla in tutto il mondo.

Un altro grosso successo dell’ETC è insegnare alla gente l’importanza dei feedback. [Rimette una diapositiva nella quale compare un grafico e i nomi degli studenti, cancellati per mantenere la loro anonimità, compaiono in un elenco che si intitola: “Quanto è facile lavorare con…”].

Sento in giro qualche risata nervosa da parte degli studenti: mi ero dimenticato dell’effetto di terapia shock a posteriori che si ha con questi grafici. Quando si frequenta il corso di Building Virtual Words, ogni due settimane si ha un feedback da parte dei propri compagni. Inseriamo i dati in un grosso foglio elettronico e alla fine del semestre, dopo aver avuto tre compagni per progetto, per cinque progetti, significa avere quindici giudizi statisticamente validi. Si ottiene quindi un grafico nel quale il nome di ciascuno studente scopre quanto sia facile o difficile lavorare con lui. Beh, è un feedback molto difficile da ignorare! Alcuni, tuttavia, ci sono riusciti molto bene. [Risate]. Ma in linea di massima, tutti hanno osservato il grafico e hanno pensato: “Wow, devo proprio migliorare. Farò bene a iniziare a pensare che cosa dire a queste persone nei nostri meeting”. Ebbene, questo è il miglior regalo che un educatore possa fare ai suoi studenti: farli riflettere su se stessi.

L’esperienza dell’ETC è stata meravigliosa, ma mentre grazie a Don sta iniziando a diventare globale, è sicuramente un’esperienza faticosa e intensa. Non si tratta di tanti Tommy presi uno alla volta. Né di un gruppo di ricerca di una decina di studenti alla volta. Si tratta di 50-100 studenti per campus per quattro campus. Io volevo qualcosa di questo tipo: qualcosa che potesse essere esteso fino a milioni o perfino decine di milioni di persone, in modo tale che tutte potessero dare la caccia ai loro sogni grazie a qualcosa di preciso. Del resto, immagino che questo tipo di obiettivo che mi sono prefisso faccia sicuramente di me un Cappellaio Matto. [Indossa il cappello verde a cilindro del Cappellaio Matto] E infatti Alice è un progetto al quale abbiamo lavorato per molto, moltissimo tempo. È un modo del tutto inedito di insegnare a programmare un computer. I ragazzi adorano i film e i giochi. Le finte …ci risiamo. Il miglior modo per insegnare qualcosa a qualcuno è far sì che pensi di imparare un’altra cosa. Io l’ho fatto per tutta la mia carriera. La finta qui consiste nel fatto che loro imparano a programmare, credendo che stanno semplicemente facendo dei film o dei videogame. Questo strumento è stato già scaricato oltre un milione di volte. Ci sono otto libri di testo che ne parlano. Il dieci per cento dei college degli Stati Uniti lo utilizza. E non è ancora perfetto. La versione perfetta sarà quella prossima ventura.

Al pari di Mosè, anche io vedo la Terra Promessa, ma non vi metterò piede. Ma va bene così, perché posso vederla. E la vedo anche distintamente.

Milioni di bambini nel mondo oggi si divertono imparando qualcosa che in realtà è difficile. Davvero fantastico! Posso considerarla la mia eredità. La versione prossima ventura uscirà nel 2008. Insegnerà loro il linguaggio Java, ammesso che vogliate che sappiano che stanno imparando Java. Altrimenti, penseranno semplicemente di scrivere una sceneggiatura per un film. Stiamo prendendo i personaggi dal miglior videogame besteller per Pc della storia, The Sims.

In laboratorio sta già funzionando a dovere, quindi non vi è alcun rischio tecnologico. Non ho il tempo materiale di ringraziare e ricordare il nome di tutti coloro che hanno lavorato nel team di Alice, ma vorrei quanto meno dire che chi ha realizzato tutto ciò è Dennis Cosgrove. È lui il designer. Alice è la sua creatura. E per coloro che si stanno chiedendo: “Bene, a chi devo mandare un messaggio di posta elettronica per il progetto Alice”…dove sei, Wanda Dann? Ah, eccoti lì. Per favore alzati in piedi, fatti vedere. Dite tutti: “Ciao Wanda”.

Il pubblico
: «Ciao Wanda».

Randy Pausch: mandate a lei quel messaggio. Parlerò anche un poco di Caitlin Kelleher, che ha preso il suo PhD e al momento è all’università di Washington. In conclusione: Alice è stata un grande progetto, una grande visione, e nella misura in cui una parte di noi continua a vivere in qualcosa, io sarò in Alice.

Eccoci adesso alla terza parte della nostra chiacchierata, quella riguardante le lezioni imparate.

Abbiamo parlato dei miei sogni. Abbiamo parlato di come aiutare il prossimo a realizzare i propri sogni. Da qualche parte, lungo il cammino di ognuno, deve esserci qualcosa che ci consente di realizzare i nostri sogni. Questa che vedete è mia madre, nel giorno del suo settantesimo compleanno. [Mostra una diapositiva di sua madre che guida un’automobile in un Luna Park] [Risate] Io sono qui, alle sue spalle, sono stato appena catapultato fuori…Questo invece è mio padre, sulle montagne russe il giorno del suo ottantesimo compleanno. [Mostra una diapositiva del padre sulle montagne russe]. Qui si vede che non soltanto era coraggioso, ma aveva anche talento perché quello stesso giorno ha vinto quel grosso orso. Mia padre era così pieno di vita. Ogni cosa per lui era un’avventura. [Mostra una diapositiva di suo padre con in mano un sacchetto di carta]. Non so che cosa contenesse quel sacchetto, ma so che doveva essere una cosa proprio fantastica. Mio padre si vestiva da Babbo Natale, ma faceva anche moltissime altre cose per aiutare il suo prossimo. Questo è un dormitorio in Tailandia che mio padre e mia madre sovvenzionavano. Ogni anno trenta ragazzi, che non ne avrebbero mai avuto la possibilità altrimenti, possono frequentare la scuola. Questo è un progetto al quale mia moglie e io ci siamo dedicati tantissimo.

Queste sono le cose che dovrebbe fare la gente: aiutare il prossimo.

Ma la storia migliore che posso raccontare di mio padre è un’altra. Purtroppo mio padre è mancato poco più di un anno fa. Mentre sistemavamo le sue cose – aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, nella Battaglia di Bulge – abbiamo trovato una Stella di Bronzo al Valore. Mia madre non ha mai saputo di questa medaglia. In cinquanta anni di matrimonio non è mai saltata fuori. Mia mamma…[Mostra una diapositiva di se stesso bambino, mentre tira i capelli alla madre]. Le madri sono quelle persone che ti amano anche se tu tiri loro i capelli…

Ho due splendide storie anche su mia madre. Quando io ero qui a studiare per prendere il mio dottorato, preparandomi a una cosa che si chiama “Teoria qualificativa” – che posso assicurarvi essere la seconda cosa peggiore della mia vita, dopo la chemioterapia – [Risate], mi lamentavo con lei di quanto fosse difficile questo esame, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi». [Risate]. Una volta preso il mio dottorato, mia madre adorava presentarmi dicendo: «Questo è mio figlio, è un dottore, ma non quel genere di dottore che aiuta la gente». [Risate]

Queste diapositive sono un po’ scure, ma quando ero al liceo decisi di dipingere la mia camera. [Mostra le diapositive della sua camera].

Avevo sempre desiderato un sottomarino e un ascensore…e la cosa più incredibile di tutto ciò è che i miei mi permisero di dipingerli! [Mostra le dispositive della sua stanza con le pareti dipinte e una formula matematica scritta sul muro]. Non si arrabbiarono per questo. Ed è ancora lì, come l’ho lasciata io. Se andate nella casa dei miei genitori la troverete proprio così. A chiunque sia qui presente ed è un genitore, raccomando una cosa sola: se i vostri figli vogliono dipingersi la loro camera, lasciate che lo facciano, fatemi questo piacere personale. Andrà tutto bene. Non preoccupatevi del prezzo al quale un giorno potrete rivendere la vostra casa.

Quali altre persone ci aiutano oltre ai nostri genitori? I nostri insegnanti, i nostri mentori, i nostri amici, i nostri colleghi. Dio mio, che cosa posso dire di Andy Van Dam? Quando ero uno studente del primo anno lui era in congedo. Sentivo parlare soltanto di lui, Andy Van Dam. Per me era una sorta di creatura mitica. Come un centauro…ma un centauro davvero particolare. Tutti erano tristi perché lui non c’era, ma per così dire erano anche forse più rilassati. E ho scoperto perché. L’ho scoperto perché ho iniziato a lavorare per lui. Diventai suo assistente quando ero studente del secondo anno. Ero un giovanotto alquanto arrogante. Alla sera facevo qualche ora, intorno alle nove, e Andy era lì. Già questo dovrebbe farvi capire che tipo di professore era. Io arrivavo bel bello, con quell’aria da “eccomi qui, sono pronto a salvare il mondo”. C’erano tutti quei ragazzini che volevano il mio aiuto…e così via. In seguito Andy mi ha “olandesizzato”. Sì, insomma… lui è olandese. Mi ha messo un braccio sulle spalle e siamo andati a farci un giretto. Mi ha detto, testualmente: «Randy, è un tale peccato che la gente ti consideri così arrogante! Questo potrà porre dei limiti a ciò che sarai in grado di combinare nella vita». Che cavolo di modo di dirti: «Sei un autentico stronzo». [Risate]. Non è vero, forse? Non mi ha detto: «Sei un stronzo». Mi ha detto: «La gente ti considera così e questo potrebbe porre dei limiti a quello che sarai capace di combinare». Quando poi ho conosciuto meglio Andy, le batoste sono arrivate molto più dirette, ma [Risate] potrei raccontarvi aneddoti su Andy per un mese…. ve ne racconterò uno solo. Quando è arrivato il momento di iniziare a pensare di laurearmi a Brown, non mi era assolutamente venuto in mente, neppure in un milione di anni, di andare a fare un master. Proprio non ci pensavo. Non era quel genere di cose che faceva la gente della mia famiglia. La mia famiglia cercava… come si chiama? Ah, sì, un posto di lavoro. Invece Andy mi dice: «No, non farlo, prenditi un dottorato, diventa professore». E io gli ho chiesto: «Perché?». «Perché sei uno che si sa vendere così bene che qualsiasi azienda che voglia assumerti ti farà fare il venditore. Quanto meno potresti benissimo vendere qualcosa di utile come l’istruzione». [Pausa lunghissima. Si rivolge direttamente a Andy Van Dam]. Grazie.

Andy, per così dire, è stato il mio primo capo. Sono stato abbastanza fortunato da avere numerosi capi [varie diapositive di vari capi]. Quel cerchietto rosso è… Al è qui. [risate]. Non so che cosa sia successo qui. Probabilmente sta guardando girare un webcast…non so, sta prendendo la mira e non sa come…[Risate]. Non voglio dire di più sui meravigliosi capi che ho avuto, tranne il fatto che sono stati grandi.

So che moltissime persone nel mondo hanno avuto pessimi superiori, ma io non sono dovuto passare attraverso nulla del genere. Sono molto grato a tutte le persone per le quali ho lavorato. Sono state assolutamente incredibili. Non è soltanto dai nostri superiori che impariamo, impariamo anche dai nostri studenti. Penso che la prima finta di tutti i tempi sia stata quella di Caitlin Kelleher, anzi, mi scuso, la dottoressa Caitilin Kelleher, che ha appena finito il dottorato e sta iniziando a lavorare alla Washington University. Quando ha visto Alice la prima volta, che era un mezzo molto facile per imparare a programmare un pc, ha detto: «Sì, ma che divertimento c’è?». E io le ho risposto qualcosa come: «C’è che io sono un maschio incorreggibile e mi piace vedere i soldatini che obbediscono ai miei ordini. Questo è il divertimento». E lei fa: «Mmm», molto perplessa. Poi ha detto: «No, meglio approcciarci come se fosse un’attività diversa, raccontando storie per esempio». E ha svolto un lavoro eccellente dimostrando che se la si presentava come un’attività di scrittura creativa, specialmente le ragazzine delle medie erano perfettamente disponibili a imparare a usare il software del computer. Quindi, il premio di miglior finta è aggiudicato alla dissertazione di Caitlin Kelleher!

Il presidente Cohen, quando gli ho detto che avrei fatto questo discorso, mi ha detto: «Per favore, di’ loro di divertirsi, perché questo è ciò che di te ricorderò sempre». Io gli ho risposto che l’avrei fatto, ma che sarebbe stato un po’ come per un pesce parlare di acqua. Insomma, io non sono capace di non divertirmi…sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per farlo. Di conseguenza, il mio prossimo consiglio è molto semplice: sta a voi decidere se volete essere Tigro o Ih Oh [Mostra le diapositive delle immagini dei due personaggi di Winnie the Pooh]. Credo sia molto chiaro da che parte sto io, nel dibattito “Tigro versus Ih Oh…”[Risate]. Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. É troppo importante. É quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri.
Denny Proffitt: sa molte più cose su come aiutare il prossimo. E ha dimenticato molte più cose di quante io ne saprò mai. Mi ha insegnato, per esempio, come dirigere un gruppo di persone, come prendermi cura di loro.
Per quanto riguarda M.K.Haley ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori degli altri, perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri. M. K. Haley proviene da una famiglia di venti figli. [Esclamazione di stupore di tutto il pubblico]. Sì, è così, davvero incredibile. M.K.Haley dice sempre che è divertente fare l’impossibile. Quando sono entrato all’Imagineering, era una delle persone che mi hanno messo al mio posto. Mi disse: «Mi risulta che sei entrato a far parte del progetto Aladino. Che cosa sai fare?». E io rispondo: «Beh, sono un professore di ruolo in informatica». E lei: «Molto bene, professorino, ma non è questo ciò che ti ho chiesto. Voglio sapere: “Che cosa sai fare?”». [Risate]

Allora, ho parlato delle mie radici. Ciascuno di noi conserva ciò che reputa di valore, ciò che ci è più caro. E io ho conservato il mio blusotto del liceo per tutti questi anni. [Indossa il blusotto del liceo con gli stemmi]. Ero solito indossarlo all’università e una delle mie amiche, Jessica Hodgins, un giorno mi chiede: «Come mai indossi sempre quel blusotto?». Io mi sono guardato in giro, ho guardato tutti i tipi non atletici che mi circondavano ed erano tutti più eleganti di me. Poi ho detto: «Perché io posso». [Risate]. Lei ha creduto che la cosa fosse veramente spassosa, e un anno fa mi ha regalato questa bambola Raggedy Randy Doll [tira fuori la bambola di stoffa] [Risate]. Come vedete indossa anche lei un blusotto del liceo! Bene, questo è stato il mio regalo preferito in assoluto. È un regalo perfetto per tutti gli egocentrici che conoscete.

Insomma, ho conosciuto così tante persone meravigliose lungo il mio cammino. La fedeltà è una strada a doppio senso. C’era una volta un giovanotto dell’Università della Virginia, si chiamava Dennis Cosgrove…diciamo che le cose capitano…Un giorno mi sono ritrovato a parlare col preside di facoltà. No, non QUEL PRESIDE… Ad ogni modo, quel preside ce l’aveva davvero molto con Dennis, e non sono mai riuscito a capire perché, in quanto Dennis era davvero un bravo ragazzo. Ma per qualche ragione oscura, quel preside non lo sopportava. E io a un tratto mi ritrovo a dirgli: «Garantisco per lui». Il preside mi guarda fisso negli occhi e mi dice: «Ma come? Ancora non sei nemmeno di ruolo e mi vieni a dire che garantisci per questo studente del secondo o del primo anno?». Credo fosse al primo anno. E io subito: «Certo, garantisco per lui perché credo in lui». Il preside commenta: «Mi ricorderò di questa cosa quando si discuterà la tua nomina a professore di ruolo». E io imperterrito: «D’accordo». Poi sono andato subito a parlare a Dennis e gli ho detto: «Apprezzerei molto se tu fossi davvero molto bravo». Sì, la fedeltà è una strada a doppio senso di marcia. Sono passati secoli ormai da allora, ma è sempre lo stesso Dennis Cosgrove che adesso sta portando avanti Alice. È con me da allora e se io dovessi scegliere un’unica persona incaricata di salire su una navicella spaziale e andare a un appuntamento con gli alieni, sceglierei Dennis. [Risate].

Non è possibile fare un discorso al Carnegie Mellon senza ringraziare e rendere merito a una persona davvero speciale. Si tratta di Sharon Burks. Ho scherzato un po’ con lei. Le ho detto: «Guarda che se vai in pensione, non vale più la pena vivere».

Sharon è così meravigliosa da non poter essere descritta e per tutti noi che siamo stati aiutati da lei è decisamente indescrivibile.

Mi piace questa foto perché qui compare con Syl, e Syl è fantastica, perché mi ha dato il miglior consiglio che io abbia mai sentito. Penso che tutte le giovani ragazze dovrebbero ascoltarlo. Syl mi disse – mi ci è voluto molto tempo per capirlo, ma alla fine ci sono arrivato- : «Quando ci sono degli uomini romanticamente interessati a te, è facilissimo sapere come comportarsi. Ignora qualsiasi cosa dicano e presta attenzione soltanto a ciò che fanno. Semplice, no?». E io ripensando ai miei giorni da scapolo ho esclamato: «Dannazione!». [Risate]

Non mollate mai. Io non ero entrato alla Brown University. Ero nella lista d’attesa. Telefonavo e un bel giorno hanno deciso che stava diventando una vera seccatura ricevere una mia telefonata ogni santo giorno, così mi ammisero.

A Carnegie Mellon non sono entrato, ma Andy mi ha fatto da mentore. Mi ha detto: «Devi fare il dottorato, quindi devi andare a Carnegie Mellon. Tutti i miei migliori studenti vanno a Carnegie Mellon». Già sapete quello che sto per dirvi…quello che si era dimenticato di dirmi era quanto fosse diventato ancora più difficile entrare nel programma di dottorato più difficile del Paese. E inoltre non sapeva il punteggio che avevo avuto al Gre (test di ammissione per i master e i dottorati Usa, Ndt). Il che, visti i miei brutti voti, era davvero molto stupido. Così non ce la feci a entrare a Carnegie Mellon. Nessuno lo sa. Ecco: «Oggi rivelo al mondo che non sono stato ammesso a Carnegie Mellon». Ma ero anche un ragazzo insopportabile. Vado nell’ufficio di Andy, faccio per poggiare sulla scrivania la lettera con la quale mi comunicavano che non ero stato ammesso, e nel frattempo gli dico: «Vorrei tu sapessi a che cosa servono le tue lettere di raccomandazione a Carnegie Mellon». [Risate]. E prima ancora che il foglio di carta atterri sulla sua scrivania, lui sta già componendo un numero a telefono e mi dice: «Lascia che sistemi questa cosa». [Risate]. E io: «No, no, no! Non voglio che le cose vadano così. Non è così che mi hanno insegnato». Poi, con voce più triste, continuo: «Forse qualche altra scuola mi riterrà idoneo». [Risate]. E Andy: «Senti, Carnegie Mellon è l’unico posto dove devi andare. Sai che cosa facciamo? Facciamo un patto. Vai a visitare le altre università e se poi non ti piaceranno o non ti sentirai a tuo agio mi farai fare questa telefonata a Nico, d’accordo?». Nico, beninteso, era Nico Haberman [Capo del dipartimento di informatica di Carnegie Mellon]. E io concludo: «Ok, d’accordo».

Così sono andato nelle altre scuole… non le nominerò certo….[tossicchiando e coprendo la voce le elenca] Berkeley, Cornell…Tutte riuscirono a essere così poco accoglienti che mi ritrovai a dire ad Andy che mi sarei cercato un posto di lavoro. «No, assolutamente» fa Andy. Prende in mano la cornetta, compone un numero e si mette a parlare in olandese. [Risate]. Poi rimette a posto la cornetta e mi dice: «Nico dice che se fai sul serio devi essere nel suo ufficio domattina alle otto in punto». Coloro che conoscono Nico lo sanno: non c’è niente di meglio per incutere timore. La mattina dopo, alle otto in punto, sono nell’ufficio di Nico Haberman. Mi parla e francamente penso che non è affatto entusiasta di quell’incontro. Non è entusiasta per niente. Mi chiede: «Randy perché siamo qui?». Io rispondo: «Perché Andy ti ha telefonato?». Ha, ha ha. [Risate]. Poi aggiungo: «Poiché mi ha ricevuto, le dirò che ho vinto una fellowship (borsa di studio per ricercatori, Ndt). E la Office of Naval Research è una fellowship molto prestigiosa. L’ho vinta e quando ho fatto richiesta di ammissione non c’era sul mio curriculum». E Nico dice: «Una fellowship? E che ce ne facciamo? Soldi…siamo pieni di soldi.». Beh, questo era vero allora… comunque, mi dice che sono pieni di soldi. «Perché credi che una fellowship dovrebbe fare la differenza per noi?» mi chiede e mi guarda fisso. Ci sono momenti nella propria vita destinati a cambiartela per sempre. A dieci anni di distanza sei fortunato se ti rendi conto di quale possa essere stato quel momento, ma saperlo nel momento preciso …mentre Nico ti guarda dentro, fino in fondo all’anima…[Risate]. E io gli ho risposto: «Non mi riferivo ai soldi. Mi riferivo soltanto al fatto che è un onore. Ne sono state concesse soltanto quindici in tutto il Paese. E io credo che sia un onore aver fatto qualcosa di così meritevole. Le chiedo scusa se le sono parso arrogante». E Nico mi sorrise e ciò era buono. Un buon segno.

E allora… come si riesce a far sì che la gente ti aiuti? Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si riceve ciò che si è dato. Si riesce a farsi aiutare dalla gente dicendo la verità, essendo onesti, porgendo le proprie scuse quando si commette un errore e focalizzandosi sugli altri, non su se stessi. Mi sono chiesto: in che modo posso esemplificare concretamente tutto ciò? [Si rivolge all’aiutante sul palcoscenico]. Abbiamo un esempio concreto che dimostri in che modo ci si deve focalizzare sul prossimo? [Si rivolge al pubblico].

Dovete sapere che ieri è stato il compleanno di mia moglie. Se c’è una sola volta nella quale uno dovrebbe avere il diritto di concentrare l’attenzione su di sé, potrebbe essere proprio “l’ultima conferenza”. Ma siccome mi fa star male sapere che mia moglie non ha avuto un vero compleanno, ho pensato che sarebbe molto carino se 500 persone le cantassero gli auguri [Fa il suo ingresso sul palco su un carrello una torta di compleanno gigantesca e il pubblico applaude].

Allora, tutti insieme, per favore: Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri cara Jay, tanti auguri a te! [Applausi]. [Jay sale sul palco, con gli occhi pieni di lacrime. Con Randy si avvicina alla torta]. Ecco, adesso devi spegnere le candeline. Silenzio, prego. [Jay spegne le candeline sulla torta. Parte un lungo applauso del pubblico].

E adesso, sappiate che avete un motivo in più per partecipare al ricevimento. [Risate].

Ricordate: i muri esistono affinché noi possiamo dimostrare quanto ci teniamo a superarli. Esistono per separarci dalle persone che non vogliono davvero vedere esauditi i loro desideri d’infanzia. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda.
[Diapositiva di Steve Seabolt accanto a una foto dei Sims]. [Risate]. Ciò che Steve non vi ha detto è che all’EA avevano un sabbatico fantastico. Ero lì da sole 48 ore, loro adoravano l’ETC, noi eravamo i migliori, i loro preferiti, ma poi uno mi tira in disparte per la manica e mi dice: «Sai, a proposito…stiamo per consegnare otto milioni di dollari all’USC affinché realizzi un programma identico al vostro. Noi ci auguriamo che tu possa aiutarli a decollare». [Risate]. A quel punto arriva Steve e mi chiede: «Che cosa hanno detto? Oh cielo!». E poi, citando un grande uomo: «Lascia che sistemi questa cosa». [Risate]. E lo ha fatto sul serio. Steve è stato un partner eccezionale. Abbiamo avuto una splendida amicizia, personale e professionale. Sicuramente lui è stato un uomo di punta nella grande impresa mirante a insegnare a milioni di giovani…sapete, di sicuro sarebbe stato logico se me ne fossi andato a sole 48 ore di distanza da quel sabbatico, ma non sarebbe stata la cosa giusta da fare. Quando si fa la cosa giusta, accadono un sacco di belle cose. Date retta al feedback delle vostre azioni. Il vostro feedback può essere quello stupido foglio di carta che io avevo predisposto per gli studenti oppure un uomo davvero in gamba che vi dice quello che avete bisogno di sentirvi dire. La cosa davvero difficile è saper ascoltare. A tutti capita di essere sgridati. Ma quella rara persona che ti dice: «Sai, avevi ragione!» invece di dirti. «No, aspetta, il vero motivo è che…». A tutti ci è capitato di sentire cose di questo tipo. Quando qualcuno vi dà la sua opinione, abbiatela cara e usatela.

Siate grati e dimostratelo. Quando sono passato di ruolo, ho portato tutto il mio team di ricercatori a Disneyland una settimana. Uno degli altri professori della Virginia University mi ha chiesto: «Ma come ti salta in testa una cosa del genere?», e io ho risposto: «Queste persone si sono fatte in quattro per farmi avere il miglior posto di lavoro al mondo della mia vita. Come potrei non farlo?».
Non lamentatevi. Lavorate più duramente.

[Mostra una diapositiva di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball di colore della serie A]. Questa è una foto di Jackie Robinson. Nel suo contratto c’era scritto espressamente che non avrebbe dovuto lamentarsi, neppure quando i fan gli avessero sputato in faccia.

Siate bravi in qualcosa: vi rende persone di valore.

Lavorate sodo. Io sono passato di ruolo un anno prima rispetto a quanto vi ha riferito Steve. I membri più giovani della facoltà mi dicevano: «Accidenti! Sei passato di ruolo presto. Qual è il tuo segreto?» E io rispondevo sempre: «È molto semplice. Chiamatemi nel mio ufficio, un venerdì sera qualsiasi, verso le 22, e ve lo spiego».

Trovate in ogni persona ciò che c’è in lei di meglio. Una delle cose che Jon Snoddy - come vi ho raccontato - mi aveva detto è la seguente: “Potresti dover aspettare a lungo, anche anni, ma alla fine la gente ti mostrerà sempre il suo lato migliore». Aspettate, non importa quanto ci vorrà. Nessuno è malvagio. Tutti hanno un lato buono, basta saper aspettare e prima o poi salterà fuori.
Siate pronti. La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità.

Concludendo, oggi vi ho parlato dei miei sogni d’infanzia, di come far sì che i sogni degli altri si realizzino, e di alcune delle lezioni imparate nel corso della vita.

Ma avete scoperto qual è la vera finta? [Pausa ad effetto].

Non è come realizzare i propri sogni, ma come vivere. Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di sé. I sogni verranno da voi.

E avete capito anche la seconda finta? Questo mio discorso non era per voi, ma per i miei figli.

Grazie a tutti, buonanotte.

[Applausi e standing ovation per 90 secondi. Randy porta Jay sul palco. Insieme si inchinano. Poi si siedono al loro posto. La standing ovation prosegue per un altro minuto]

Randy Bryant: Vi ringrazio tutti di essere qui. Questo ha significato molto, lo so, per Randy Pausch. Aveva la sua idea in merito, fino a ieri sera era convinto che in questa aula non ci sarebbe stato nessuno.

Sì, lo so. Io sono “l’altro Randy”. Questo è stato il mio ruolo sin da quando Randy Pausch dieci anni fa è entrato in facoltà. Questo significa che quando mi presento a qualcuno, e dico: “Sono Randy Bryant, di Informatica”, immancabilmente la persona alla quale mi sono presentato dice: «Ohhh, Randy di Informatica…quello che fa quelle cose meravigliose costruendo i mondi virtuali e insegnando programmazione ai bambini…». E io: «No, no, io sono l’altro Randy, quello sbagliato. Scusi, sa, io sono soltanto quello sfigato». [Risate].

Sono molto lieto oggi di essere in grado di elencare brevemente i molti modi con i quali vogliamo dimostrare a Randy tutta la nostra riconoscenza per il contributo che ha dato al Carnegie Mellon, al dipartimento di informatica e più in generale al mondo intero. Abbiamo pertanto un breve programma. Ci saranno alcune persone che chiamerò qui sul palco una alla volta. Fungo un po’ da MC qui…allora, il primo che vi presento è qualcuno che avete già incontrato, Steve Seabolt di Electronic Art. [Applausi].

Steve Seabolt: La mia famiglia si è chiesta se ce l’avrei fatta a introdurre questa serata. [La sua voce comincia a incrinarsi]. Ce l’ho fatta, ma potrei non farcela altrettanto bene adesso… Abbiate pazienza con me, vi prego.

Come Randy ha già detto, lui e io, Carnegie Mellon e Electronic Arts condividono una stessa passione: coltivare le giovani ragazze e cercare di incoraggiarle a lanciarsi nella matematica e nel campo scientifico.

Non tutti i fanatici di computer al mondo devono necessariamente essere maschi. Sapete, è soltanto uno strano scherzo del destino che ci siano così tante persone preoccupate per la delocalizzazione all’estero dei posti di lavoro e tante società costrette a questa pratica e sempre meno giovani che si dedicano all’informatica. Il numero delle donne che entrano in questo settore di studi continua a scendere inesorabile. Ci sono troppe poche Caitlin in questo mondo. Di Caitlin ce ne occorrono molte di più. Tenendo ciò bene in mente, l’Electronic Arts ha deciso di istituire un fondo per le borse di studio. Si tratta del fondo Randy Pausch per le borse di studio istituito nel 2007 da EA, in onore del contributo e della leadership di Randy a beneficio dell’istruzione, l’informatica, l’entertainment digitale e del suo impegno nei confronti delle donne nella tecnologia. Questa borsa di studio sarà assegnata ogni anno a una studentessa del CMU che dimostri eccellenza in informatica e passione per perseguire una carriera nell’ambito dei videogiochi. Randy, siamo davvero onorati di poterla intitolare a te. [Applausi].

Randy Bryant: Il prossimo che voglio chiamare sul palco è Jim Foley, della facoltà del Georgia Tech, che rappresenta inoltre l’ACM Special Interest Group in Computer Human Interaction. [Applausi]

Jim Foley: [fa segno a Randy Pausch di salire sul palco e lo abbraccia]. Questo è per Jim. [Applausi]. L’ACM, l’Association for Computing Machinery è un gruppo formato da centomila professionisti del settore informatico. Una delle loro aree di maggiore interesse è l’interazione uomo-computer. Alcune settimane fa un caro amico di Randy ha scritto una citazione sottoscritta poi da molte persone, arrivata al comitato esecutivo di SIGCHI, che a nome degli iscritti al SIGCHI, ha autorizzato questa presentazione speciale. La citazione è stata scritta da Ben Schneiderman e modificata poi da Jenny Preese e Ben Peterson, e quindi sottoscritta da moltissimi tuoi amici e adesso dal comitato esecutivo.

Permettetemi dunque di leggervi questa citazione: “Premio speciale per i contributi professionali. Il lavoro innovativo di Randy Pausch ha coperto varie discipline e ispirato sia ricercatori maturi sia una generazione di studenti. La sua profonda competenza tecnica, la sua scelta di progetti immaginari, il suo pensiero visionario si sono sempre combinati con energia e passione. Dai suoi primi lavori sul semplice strumento dell’interfaccia utente al suo attuale lavoro sul linguaggio di programmazione tridimensionale Alice, egli ha sempre dimostrato che un innovativo design degli strumenti consente una grande partecipazione nella programmazione, specialmente da parte delle donne e delle minoranze. Randy Pausch si è strenuamente impegnato per coinvolgere gli studenti di ogni livello in rigorosi progetti intellettuali, e la sua affascinante conferenza si presta a diventare un modello per ogni insegnante e ogni conferenza. Sì. Sì. Sì. [La voce si incrina]. Il suo lavoro ha contribuito a rendere più note e più rispettate le esperienze di progettazione di gruppo e la ricerca nell’ambito dell’informativa educativa. In qualità di National Science Foundation Presidential Young Investigator, Lilly Teaching Foundation Teaching Fellow, cofondatore del ET Center del CMU e consulente di Disney Imagineering e EA, Randy ha portato a compimento un lavoro da pioniere nel design dell’interfaccia informatica e delle esperienze ricche di emozioni. Per questi e molti altri suoi contributi, il consiglio esecutivo dell’ACM SIGCHI è orgoglioso di consegnare a Randy Pausch questo premio speciale per i suoi contribuiti professionali”. [Applausi].

Randy Pausch sale sul palcoscenico per ritirare il premio.

Randy Bryant: Grazie Jim. Adesso vorrei chiamare sul palco Jerry Cohen, presidente della Carnegie Mellon University. [Applausi].

Jerry Cohen: Grazie “altro Randy”. [Cerca di spostare la borsa di Randy Pausch a lato del podio]. Viaggi pesante, eh ragazzo? Molti di noi hanno riflettuto a lungo e discusso a lungo su come riconoscere in maniera duratura e adeguata in questo campus il contributo che tu le hai dato, ciò che tu hai significato per questa università. Molte persone sono coinvolte in tutto ciò. E tu che credevi che il rettore non prestasse attenzione! [Risate]

In effetti uno dei modi con i quali ti ricorderemo sono questo conto di 50.000 dollari per i peluche e altri 47.862,32 dollari per le pizze. Grandi contributi, grazie Randy, davvero! [Risate]

Una delle cose che purtroppo non possiamo fare è scoprire in che modo tenere qui con noi per sempre il tipo di persona che sei. La tua umanità, quello che hai voluto dire per noi come collega, come insegnante. Come studente e come amico. Non c’è modo di cogliere in pieno tutto ciò. Ma ci sono i nostri ricordi. Ed esiste un modo per ricordarti tutti i giorni, quando si attraversa il campus. E alla fine ho avuto un’idea. Tu hai fatto grandi cose per questo campus e per l’informatica e per il mondo. Sicuramente Alice vivrà a lungo. Ma ciò su cui ci concentreremo adesso è ciò che tu hai fatto per collegare l’informatica all’arte. È stato sbalorditivo, di tutto rilievo. Ha avuto un impatto enorme e credo che continuerà ad averlo oserei dire per sempre. Per riconoscere tutto ciò faremo quanto segue. Ottimo lavoro, “Altro Randy”. [Risate, mentre Randy Bryant prende il proiettore per inserire altre diapositive].

Per realizzare ciò, dobbiamo erigere un edificio. [Diapositiva di un modellino dell’edificio Gates]. Un edificio da cento milioni di dollari che ci consenta di fare quanto segue. Il Purnell Center for the Arts ospita la scuola di Arte drammatica. Quell’edificio moderno nuovo, con una metà del tetto verde, è il Gates Center for Computer Science. Da tempo progettavamo di collegare fisicamente questi due edifici, sia per consentire alle persone di scendere nella parte inferiore del campus, sia per la tremenda importanza simbolica che potrebbe avere. Bene, a nome del Consiglio di amministrazione della Carnegie Mellon e in nome dell’intera università, sono lieto di annunciare oggi che il ponte che collegherà questi due edifici sarà noto con il nome di Randy Pausch Memorial Footbridge. [La diapositiva mostra il modellino del ponte] [Applausi] Adesso, però, dopo quello che ci hai detto oggi in questa conferenza, staremmo pensando di mettere un muro di mattoni a ogni estremità, e di lasciare che gli studenti ne facciano quello che credono meglio. [Risate]

Randy, ci saranno generazioni di studenti e di docenti che verranno qui e non ti conosceranno, ma attraversando quel ponte vedranno il tuo nome e chiederanno a noi che ti abbiamo conosciuto chi eri. E noi risponderemo che purtroppo non hanno potuto conoscere l’uomo, ma sicuramente conosceranno e vivranno l’impatto di ciò che quell’uomo ha fatto. Randy, grazie di tutto quello che hai fatto per la Carnegie Mellon. Ci mancherai. [Applausi] [Randy sale sul palco e lo abbraccia].

Randy Bryant: Bene, ogni bello spettacolo ha bisogno di una degna conclusione. Per questo motivo invito a salire sul palco Andy Van Dam. [Applausi]

Andy Van Dam: Grazie, mi piace l’idea di aver l’ultima parola, ma essere qui alla fine di questo meraviglioso spettacolo, non so se è l’idea giusta. [Applausi] Ho iniziato a lavorare alla Brown nel 1965 ed è stato per me un grande piacere e una enorme gioia non soltanto insegnare a migliaia di studenti universitari e a qualche laureato, ma anche poter lavorare gomito a gomito con circa duecento di loro. Sono inoltre orgoglioso di poter affermare che 35 di loro hanno seguito i miei passi dedicandosi all’insegnamento.

Tra questi ultimi, è stato sempre chiaro che Randy spiccava più di altri. Ha dimostrato molto presto di poter essere promettente e di avere una passione per questo settore e di voler aiutare gli altri, proprio quella di cui ha dato prova ampiamente anche oggi. La sua passione è stata pari soltanto alla sua determinazione e alla sua tenacia, a fronte di tutti i muri di mattoni che si è trovato davanti. Ne avete sentito parlare molto e ne avete avuto la riprova da come sta combattendo questa terribile malattia. Come il piccolo dell’elefante (da un racconto omonimo di Rudyard Kipling, Ndt) tuttavia, era pieno di insaziabile curiosità, lo ricorderete. E come è capitato al piccolo dell’elefante, anche lui è stato sculacciato da tutti i suoi conoscenti, e anche di questo avete sentito parlare. Era impertinente e aveva un senso dell’umorismo irrefrenabile e turbolento, che lo ha portato a questo fantastico spettacolo odierno. Era molto sicuro di sé, al punto talvolta di essere sfacciato. Ed era anche testardo come un mulo. E lo dico io, che sono olandese, famoso per la mia testardaggine. Per dirla in modo più gentile, aveva una bussola interiore eccezionalmente forte, e lo avete potuto constatare più volte. Ora, essendo io stesso stato accusato per molte di queste caratteristiche, le considero più come peculiarità che come difetti. [Risate] Avendo dovuto imparare l’inglese a ogni costo, ho sempre avuto l’abitudine di esigere che gli studenti parlassero e scrivessero sin dall’inizio un inglese corretto. E Randy-il-chiacchierone non ha mai avuto problemi con questo. Ma un problema l’aveva. Un’altra delle mie fissazioni era quella di far sì che gli studenti americani si accostassero alle culture straniere, in particolare alla cultura culinaria degli altri Paesi, e più in particolare ancora a quella cinese. Così ogni tanto portavo i miei studenti in un meraviglioso ristorante cinese, dove preparavano piatti scelti da un menu in cinese. Ho cercato di convincere Randy a provare la cucina cinese…ma credete che il Signor-solo-pane-bianco abbia mai assaggiato quella roba? [Risate] Neanche per sogno. E, cosa ancora peggiore, si è rifiutato di imparare a usare le bacchette. All’epoca ero preside di facoltà e gli dissi che non l’avrei fatto laureare se non avesse imparato a mangiare con le bacchette. [Risate] Gli dissi: «È un obbligo, hai capito?». Naturalmente non mi credette. E quando venne il momento di laurearsi gli consegnai il suo diploma. Questa è la fotografia che hanno scattato i suoi amici [la diapositiva mostra la cerimonia di consegna dei diplomi della Brown University del 1982. Randy indossa tocco e toga, e dopo aver srotolato il suo diploma spalanca la bocca per la sorpresa]. Nella diapositiva potete vedere Randy che srotola il suo diploma per mostrarlo ai genitori. Ma invece del diploma, c’è una copia autografa del menu del ristorante cinese. [Risate e applausi]. Quella è stata una delle rare volte nelle quali ho avuto la meglio su di lui, lo confesso.

Siamo tutti qui riuniti oggi, tutti noi e centinaia e centinaia di altre persone in tutto il Paese e oserei dire nel mondo per prendere parte a questo grande evento che celebra te e tutta la tua vita. Randy è una brava persona, in Yiddish diciamo “Mensch”. I tuoi molteplici risultati di docente universitario modello, specialmente di mentore dei tuoi studenti, le tue spedizioni a Disneyland non soltanto uniche, ma leggendarie…Tu hai più che rispettato i termini previsti dalla Carta dell’Università Brown che sono: adempiere ai doveri della vita utilmente e con gloria. La tua totale dedizione alla famiglia e alla carriera è esemplare e continuerà invariata mentre sarai alle prese con l’immensa difficoltà della tua situazione. Tu esemplifichi il coraggio di chi non si lascia scoraggiare e lo stato di grazia di chi è messo sotto pressione. La pressione più terribile che si possa immaginare. Randy, sei stato e continuerai a essere un modello di comportamento per tutti noi. [La voce comincia a incrinarsi]. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi e di averci permesso di dirti in privato e in modo così pubblico e ufficiale quanto ti ammiriamo, ti onoriamo e ti amiamo. [Applausi]

postato da: suburbia alle ore 22/01/2009 11:23 | Permalink | commenti
categoria:vita, morte, cancro, terminale, randy pausch, anna bissanti, ultima lezione
mercoledì, gennaio 21, 2009

Il Giuramento - Barack Obama - Speciale TG1 - di Monica Maggioni

rai

Barack Obama Inauguration, NetRoots Nation, SL 20 Gennaio 2009Danilo Curci alle ore 12.21 del 21 gennaio su Facebook

SOGNARE, in Italia, pare venga considerato SCORRETTO, politicamente, socialmente, economicamente, social-networkingamente…

I titoli della STAMPA italiana di oggi, all’indomani dell’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, si riassumono tutti in quello de ‘La Stampa’: “Wall Street non crede al cambiamento” e di Repubblica: “Brutto risveglio per Piazza Affari nel day after“.

L’Italia non vuole sognare, neppure quella visionaria e di ’sinistra’.

martedì, gennaio 20, 2009

Barack Obama Inauguration Speech Part 1

will24411

Barack Obama Inauguration Speech Part 2

Obama’s Optimism

CBS

CBS Exclusive:

In an interview with Katie Couric,

President-elect Barack Obama spoke about

America’s difficult challenges ahead.

Martin Luther King “I have a dream” sottotitolato Italiano

Manekineko69

Parte del discorso che Marthin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington.

Martin Luther King “I have a dream”

superjsuh

The full version of Martin Luther King’s famous “I have a dream” speech.

Comments disabled since many of them were hateful and racist. You can discuss the video here:
http://www.mychurch.org/blog/121537/1…

Martin Luther King Jr. (Atlanta15 gennaio 1929 – Memphis4 aprile 1968) è stato un politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 all’età, quindi, di soli trentacinque anni.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta.

L’impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham, scritta nel 1963, e in Strength to love (La forza di amare) che costituiscono un’appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia.

Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. Ha predicato l’ottimismo creativo dell’amore e della resistenza non violenta, come la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri gruppi di colore (seguaci di Malcolm X).

Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 30 luglio 1964 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase "I have a dream" (in Italia evocata spesso in maniera forse impropria ma efficace con: Io ho un sogno) che sottintendeva la (spasmodica) attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, perché ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative, proprio negli anni in cui - per dirla con le parole di Bob Dylan - i tempi stavano cambiando e solo il vento poteva portare una risposta.

http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Luther_King

Più volte imprigionato, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, nel mirino dell’FBI di cui alcuni esponenti cercavano prove di ogni tipo(come connivenze con i marxisti) per metterlo in difficoltà, King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968 su un balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee, poco prima di andare ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto. Aveva chiesto anche al cantore di intonare il suo inno preferito Take my hand, my precious Lord (prendimi per mano, mio prezioso Signore), poi intonato davvero dalla celebre Mahalia Jackson nel corso dei suoi funerali. Il suo assassino, James Earl Ray dapprima confessò l’omicidio ma in seguito ritrattò. Gli atti dell’indagine sull’assassinio di Martin Luther King jr. sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana. La sua bara è stata trascinata da un carro con due asinelli, così come espressamente richiesto da lui quando era ancora in vita.

Nel 1983 il Presidente Ronald Reagan firmò una legge con la quale veniva istituita una festa nazionale per commemorare Martin Luther King, da celebrarsi il terzo lunedì di gennaio, un giorno vicino cioè al 15 gennaio, giorno della sua sua nascita (quest’anno il 19 Gennaio 2009)

Atlanta Remembers Martin Luther King Jr.

AssociatedPress

Throngs packed the Martin Luther King Jr., National Historic Site to remember the Civil Rights leader on what would have been his 80th birthday. (Jan. 19)

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categoria:sogni, speranze, diritti umani, ottimismo, aspettative, barak obama, marthin luther king, inauguration speech
domenica, gennaio 18, 2009

It’s the dawning of a new day and we’re throwing a party!

http://www.nninsl.org/2009/celebrate-the-obama-inauguration/

Netroots Nation in Second Life is celebrating the historic inauguration of Barack Obama on January 20th.  Join us on Netroots Island as we mark this historic event in American history, honor those  who helped make it happen, and celebrate the victory of hope.

Schedule of Events - all times listed are PST

8 am - 1pm: Live streaming of Inaugural events
Netroots Main Arena - SLURL
Netroots Annex Arena - SLURL
1pm - 6 pm: Live music from some of Second Life’s best performers
Netroots Main Ballroom -  SLURL
6pm - late: party at any of 3 inaugural balls on the Netroots islands
Red, White, and Blue Formal Ball - SLURL
Americana Ball - Blues, Americana, Country music - SLURL
USA Rave - Techno, hip-hop, 80s
In addition to the streaming and music, we will have art displays and information about President-elect Obama throughout Netroots Islands.

Obama healthcare team gives greenlight to Second Life volunteers!

draxtordespres

the Obama/Biden team is using new technology to the fullest: online organizing through their website & Facebook are standard. But the goal of replacing 8 years of secrecy with accountability & citizen engagement could be helped tremendously using virtual worlds such as Second Life. Now the healthcare transition team sanctioned an experiment: Draxtor Despres recently participated in a community discussion on healthcare and looked at the potential….

Barack Announces Organizing for America

BarackObamadotcom

Organizing for America will continue the work of the largest grassroots movement in history. Volunteers, grassroots leaders, and ordinary citizens will drive this organization and help bring about the changes we proposed during the presidential campaign.

For more information visit: http://www.barackobama.com/

postato da: suburbia alle ore 18/01/2009 19:41 | Permalink | commenti
categoria:politica, second life, social network, barak obama
domenica, gennaio 18, 2009

The Elegant Universe, Albert Einstein

TrungEdm

Superstrings, Hidden Dimensions, and the Quest for the Ultimate Theory
A new edition of the New York Times bestseller—now a three-part Nova special: a fascinating and thought-provoking journey through the mysteries of space, time, and matter.

Now with a new preface (not in any other edition) that will review the enormous public reception of the relatively obscure string theory—made possible by this book and an increased number of adherents amongst physicists—The Elegant Universe “sets a standard that will be hard to beat” (New York Times Book Review). Brian Greene, one of the world’s leading string theorists, peels away the layers of mystery surrounding string theory to reveal a universe that consists of eleven dimensions, where the fabric of space tears and repairs itself, and all matter—from the smallest quarks to the most gargantuan supernovas—is generated by the vibrations of microscopically tiny loops of energy.

Today physicists and mathematicians throughout the world are feverishly working on one of the most ambitious theories ever proposed: superstring theory. String theory, as it is often called, is the key to the Unified Field Theory that eluded Einstein for more than thirty years. Finally, the century-old antagonism between the large and the small-General Relativity and Quantum Theory-is resolved. String theory proclaims that all of the wondrous happenings in the universe, from the frantic dancing of subatomic quarks to the majestic swirling of heavenly galaxies, are reflections of one grand physical principle and manifestations of one single entity: microscopically tiny vibrating loops of energy, a billionth of a billionth the size of an atom. In this brilliantly articulated and refreshingly clear book, Greene relates the scientific story and the human struggle behind twentieth-century physics’ search for a theory of everything.

Through the masterful use of metaphor and analogy, The Elegant Universe makes some of the most sophisticated concepts ever contemplated viscerally accessible and thoroughly entertaining, bringing us closer than ever to understanding how the universe works.

“[A] delightful, lucid introduction to the greatest problem in all of physics, the quest to unify all the laws of nature. Greene does a masterful job in presenting complex materials in a lively, engaging manner. Highly recommended to anyone who has ever gazed at the heavens and wondered, as Einstein did, if God had a choice in making the universe.”—Michio Kaku, author of Hyperspace and Visions

“Everyone who is curious about the horizons of theoretical physics—past, present, and future—will enjoy this book.”—Edward Witten, Institute for Advanced Study

“[A] beautifully crafted account of string theory—a theory that appears to be a most promising waystation on the road to an ultimate theory of everything. His book gives a clear, simple, yet masterful account that makes a complex theory very accessible to nonscientists but is also a delightful; read for the professional.”—David M. Lee, professor of physics, Cornell University

http://www.wwnorton.com/catalog/fall0…

The Universe in a Single Atom by his Holiness the Dalai Lama

zanstorm2

After forty years of study with some of the greatest scientific minds, as well as a lifetime of meditative, spiritual, and philosophical study, the Dalai Lama presents a brilliant analysis of why all avenues of inquiry must be pursued in order to arrive at a complete picture of the truth.

postato da: suburbia alle ore 18/01/2009 17:32 | Permalink | commenti
categoria:scienza, fisica, cosmologia, dalai lama, albert einstein
sabato, gennaio 17, 2009

Filosofie e pratiche millenarie per allenare la mente a confronto con la Psicologia e le Neuroscienze

http://psicotecnologicamente.ning.com/profiles/blogs/filosofie-e-pratiche

Peccato che nel curriculum del Dalai Lama appaia completamente assente la Psicoanalisi, da Freud a Bion e successori, altrimenti si potrebbe considerare esauriente l’interessantissima raccolta di evidenze neuroscientifiche e cognitiviste che riguardano le millenarie tecniche di meditazione orientali (ma anche occidentali) e non soltanto buddiste, presentate nel libro edito da Mind & Life Destuctive Emotions (Emozioni Distruttive).

L’argomento mi sembra strettamente attuale, anche se il libro è frutto di un dibattito risalente al 2001.

Le domande sulle possibili sinergie fra tradizioni filosofico-religiose (si pensi alla Kabbalah ebraica, nel ‘campo’ occidentale, ad esempio, o meglio ancora alle meditazioni mistiche chassidiche di Martin Buber) sono presenti in sottofondo in tutti i dibattiti etici della nostra epoca, e la situazione politico-economica-ecologica mondiale, satura di terribili incognite sul futuro dell’umanità, imporrebbe agli studiosi della mente, anche italiani, un’attenzione forse maggiore, ad esempio alle modalità con vengono educati e cresciuti i nostri bambini per quando riguarda la gestione delle emozioni e dei sentimenti.

 Emozioni Distruttive, Gyatso Tenzin (Dalai Lama) e  Goleman Daniel

Emozioni distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione

di Gyatso Tenzin (Dalai Lama), Goleman Daniel
La meditazione può cambiare il cervello?

Addomesticare le emozioni distruttive - parte prima

http://www.lamentemente.com/2008/11/04/addomesticare-le-emozioni-distruttive-parte-prima/


Daniel Goleman
, autore del best seller Intelligenza emotiva, dà delle risposte sorprendenti. Recenti ricerche ci dicono che il cervello è estremamente plastico, a patto che attraversiamo esperienze sistematiche e ripetute; in questo senso le pratiche meditative sembrano le migliori per trasformare le emozioni distruttive.

Nel suo libro Emozioni Distruttive, in collaborazione con il Dalai Lama, riporta le ricerche sul cervello e sulla meditazione e suggerisce una via per lavorare sulle emozioni distruttive.

Nel tuo nuovo libro, Emozioni distruttive, scrivi che “riconoscere e trasformare le emozioni distruttive è il cuore della pratica spirituale”. Puoi dirci cosa intendi con “emozioni distruttive”?

Daniel Goleman: Esistono due punti di vista: uno orientale, l’altro occidentale. Secondo il punto di vista occidentale – quello della scienza e della filosofia moderne – le emozioni distruttive sono quelle che provocano un danno a se stessi o agli altri. E “danno”, qui, è inteso nel senso più ovvio: fisico, affettivo, sociale. Il punto di vista orientale è più sottile. La concezione buddista, così come è emersa dalle conversazioni con il Dalai Lama alla conferenza intitolata “Mind and Life” nel marzo 2000, è che le emozioni distruttive sono quelle che disturbano il proprio equilibrio interiore, mentre quelle sane favoriscono l’equilibrio della mente. In tal senso, emozioni “dannose” sono essenzialmente quelle che i buddisti definiscono klesha, o veleni, elencati nei testi classici. I klesha operano a livello grossolano – come odio, avidità, gelosia ecc. – ma anche sottile, mescolandosi ai nostri pensieri per disturbare l’equilibrio interiore.

Gli insegnamenti buddisti ci dicono che possiamo educare la mente a sostituire le emozioni distruttive con stati positivi, come l’equanimità. In che modo ciò è confermato dall’indagine scientifica?

Daniel Goleman: Come riporto in Emozioni distruttive, adesso abbiamo prove estremamente convincenti del fatto che la pratica del dharma attenua le emozioni distruttive alterando profondamente il funzionamento del cervello. Il lavoro di Richard Davidson, all’Università di Wisconsin-Madison, è stato fondamentale per questa scoperta. Davidson svolge ricerche sulla meditazione, in modo intermittente, da trenta anni.

Quando eravamo studenti ad Harvard, durante gli anni settanta, entrambi svolgevamo ricerche sulla meditazione. Lui studiava gli effetti della pratica dell’attenzione, io quelli dell’attenuazione dello stress. Ma le nostre metodologie erano tanto primitive, paragonate a quelle di oggi, che non andammo molto lontano. Adesso lui sta lavorando in un campo chiamato “neuroscienza affettiva” che studia le emozioni e il cervello; inoltre, è tornato allo studio della meditazione con tecniche avanzatissime che stanno dando risultati molto persuasivi sui benefici della meditazione.

Puoi dire qualcosa su quei risultati?

Daniel Goleman: Sì, ma prima occorre un’introduzione. La ricerca di Davidson ha dimostrato che quando una persona è vittima di una forte emozione disturbante – rabbia, paura paralizzante, depressione – esiste un livello di attività insolitamente elevato nell’amigdala, una struttura a forma di mandorla localizzata in profondità nei centri emotivi del cervello. Oltre a questo, c’è un livello di attività insolitamente alto nella corteccia prefrontale destra, il centro esecutivo del cervello, situato esattamente dietro la fronte. Sembra che l’amigdala controlli quest’area della corteccia prefrontale quando siamo vittime di stati emozionali distruttivi. Quando le emozioni distruttive prendono il sopravvento, i nostri pensieri, ricordi e percezioni mutano di conseguenza, con un effetto a cascata. Per esempio, quando siamo arrabbiati, ricordiamo più facilmente cose che ci fanno arrabbiare. In altre parole, la rabbia nutre se stessa ed è più probabile che agiremo in modo da esprimere tale sentimento. Questa è una descrizione del cervello prigioniero di un’emozione distruttiva. Al contrario, quando si manifestano stati di segno opposto – per esempio, l’ottimismo, la speranza, l’allegria – l’amigdala e il lato destro sono a riposo, mentre è attiva l’area prefrontale sinistra.

Durante la giornata, in ognuno di noi esiste un rapporto preciso tra attività prefrontale destra e sinistra. Sorprendentemente, Davidson ha scoperto che tale proporzione è in grado di rivelare quello che sarà il nostro stato d’animo fondamentale durante il giorno: le persone che tendono ad avere molta più attività prefrontale destra sono maggiormente inclini agli stati d’animo negativi; le persone che hanno molta più attività prefrontale sinistra avranno probabilmente stati d’animo assai positivi, e quando si troveranno di cattivo umore, questo non durerà a lungo o non sarà molto intenso.

La meditazione è in grado di cambiare questo rapporto in meglio?

Daniel Goleman: Stai chiedendo se il cervello è plastico, cioè se è possibile plasmarlo e cambiarlo? La buona notizia è che il cervello è estremamente plastico, a patto che attraversiamo esperienze sistematiche e ripetute; la cattiva notizia è che non cerchiamo quasi mai di educare il cervello, a meno che non vogliamo imparare qualcosa di nuovo. Se impari a suonare il pianoforte, per esempio, stai rimodellando l’area corticale che presiede ai movimenti leggeri delle dita, oltre a sviluppare parti della corteccia uditiva. Se cominci a guidare un taxi a Londra, entro sei mesi la parte del tuo cervello che si attiva quando consulti una cartina – in altre parole, la tua memoria spazio-visuale – comincia a espandersi e rinforzarsi. Questo è stato dimostrato usando la MRI funzionale, a tutto’oggi il criterio aureo per stabilire le funzioni cerebrali. La buona notizia per i praticanti è che la meditazione sembra uno di quegli ammaestramenti sistematici del cervello che produce, sin dall’inizio, effetti molto benefici.

Davidson e Jon Kabat-Zinn – che ha avuto un ruolo fondamentale nell’introdurre il concetto di consapevolezzamedicina e nella cultura – hanno collaborato a uno studio per una rivista scientifica. In questo studio, insegnavano la meditazione della consapevolezza a dei ricercatori stressati di un’azienda biotech. I soggetti praticavano circa tre ore a settimana, per otto settimane. Davidson studiava il loro cervello prima e dopo, scoprendo che prima della meditazione queste persone – in prevalenza uomini – tendevano a impiegare soprattutto il cervello prefrontale destro: si sentivano sotto pressione, tormentati, stressati, non apprezzavano più il loro lavoro. Ma dopo la meditazione della consapevolezza, Davidson ha scoperto un significativo mutamento di attività, dal prefrontale destro a quello sinistro. I soggetti tornavano ad amare il loro lavoro, vivendolo come un’avventura piuttosto che come un tormento. Il loro stato d’animo era molto, molto migliorato. È chiaro che, semplicemente cominciando a meditare, si possono provocare delle notevoli trasformazioni nel cervello. nella

Ebbene, la domanda è: fino a che punto possiamo spingerci? La risposta che Davidson ha fornito è solo un inizio. Uno dei primi praticanti da lui studiati è il direttore di un monastero nell’India meridionale. Egli venne portato nel laboratorio, dove cercarono di individuare, a grandi linee, il rapporto tra le sue attività prefrontali destra e sinistra. A proposito, il rapporto destra-sinistra è una curva a campana: la maggior parte delle persone tende a stare nel mezzo, mentre pochissimi si trovano agli estremi destro o sinistro. Questo particolare soggetto aveva il più alto spostamento a sinistra che Davidson avesse mai visto nel suo laboratorio. Quando Davidson chiese a un altro praticante di lunga esperienza di fare una meditazione sulla compassione, vide – e questo lo trovo molto significativo – che anche il cervello di quest’ultimo raggiungeva il più alto valore di spostamento a sinistra mai osservato. Questi e altri risultati precedenti sono tanto affascinanti che Davidson, insieme ad altri scienziati, ha avviato un programma per studiare i praticanti più esperti, persone che hanno fatto tre o più anni di ritiro intensivo.

Cosa suggerisce ciò?

Daniel Goleman: Se queste scoperte verranno confermate dagli studi successivi di Davidson, esse suggeriscono che, in termini di neuroplasticità, la pratica del dharma può spingere il cervello verso i registri superiori degli stati d’animo positivi. Se leggi il classico Abhidharma – la psicologia buddista – e i testi tradizionali, essi dicono che, più pratichi, meno dovresti sperimentare i klesha, o emozioni distruttive, e più dovresti vivere quelle positive. Ed ecco che, 2.500 anni dopo, la scienza afferma: «Hey, sembra che sia vero!».

Traduzione di Gagan Daniele Pietrini

Copyright per l’edizione Italiana: Innernet

Fonte: http://www.innernet.it

Intervista al Dalai Lama 1/2

Intervista al Dalai Lama 2/2

“Dalai Lama Renaissance” Documentary (with Harrison Ford) #1

“Dalai Lama Renaissance” Documentary (with Harrison Ford) #2

Vecchioni - Sogna, ragazzo Dalai Lama Guerra Tibet monaci

From the
2000 Mind & Life Conference

Destructive Emotions:
A Scientific Dialogue With the Dalai Lama

by Daniel Goleman
Bantam Doubleday Dell

http://www.mindandlife.org/pubde.html

In May 2001, in a laboratory at the University of Wisconsin, a Tibetan Buddhist monk donned a cap studded with hundreds of sensors that were connected to a state-of-the-art EEG, a brain-scanning device capable of recording changes in his brain with speed and precision. When the monk began meditating in a way that was designed to generate compassion, the sensors registered a dramatic shift to a state of great joy. “The very act of concern for others’ well-being, it seems, creates a greater state of well-being within oneself,” writes bestselling author Goleman (Emotional Intelligence) in his extraordinary new work.
Goleman’s account is the most detailed and user-friendly to date. The timely theme of the dialogue was suggested by the Dalai Lama to Goleman, who took on the role of organizer and brought together some world-class researchers and thinkers, including psychologist Paul Ekman, philosopher Owen Flanagan, the late Francisco Varela and Buddhist photographer Matthieu Riccard. In a sense, the many extraordinary insights and findings that arise from the presentations and subsequent discussions are embodied by the Dalai Lama himself as he appears here. Far from the cuddly teddy bear the popular media sometimes makes him out to be, he emerges as a brilliant and exacting interrogator, a natural scientist, as well as a leader committed to finding a practical means to help society.
Yet he also personally embodies the possibility of overcoming destructive emotions, of becoming resilient, compassionate and happy no matter what life brings. Covering the nature of destructive emotions, the neuroscience of emotion, the scientific study of consciousness and more, this essential volume offers a fascinating account of what can emerge when two profound systems for studying the mind and emotions, Western science and Buddhism, join forces.

Text © copyright 2002 Reed Business Information, Inc.

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Sebbene il tema delle emozioni distruttive possa di per sè suscitare pessimismo e cattivi pensieri … quella che era iniziata come un’indagine puramente intellettuale divenne una ricerca personale e condivisa di antidoti positivi contro le emozioni distruttive (Daniel Goleman, 2001, Mind & Life)

venerdì, gennaio 16, 2009

Dossier realizzato con il contributo di ex membri italiani della Soka Gakkai.
Prodotto dall’Associazione buddista
Sentiero del Fiore di Loto

Informazioni sulla sètta giapponese
che diffonde un falso buddismo

Vedi anche: Daisaku IkedaVIDEO

I seguaci della Soka Gakkai sono generalmente delle persone sincere, che si applicano volenterosamente nel seguire una pratica che è stata loro presentata ed insegnata come “l’unica vera pratica buddista” valida ed efficace.

In realtà tale pratica, nonché i significati e i “poteri” che le vengono attribuiti, ha ben poco a che fare col buddismo, come riteniamo di poter documentare in questa pagina.

http://www.fiorediloto.org/sokagakkai.htm

Soka Gakkai: esperienze, documenti e articoli
http://kritika.freewebsites.com
http://sokagakkai.splinder.com

Associazione Vittime della Soka Gakkai
Sito ufficiale internazionale [in Inglese]

http://www.toride.org/eindex.html

 

Il Blog No alla Sola Gakkai, con commenti, tra cui

#2794 15 Gennaio 2009 - 22:20

Voglio postare questa cosa anche se ormai datata di 6 mesi.Risponde a molte cose uscite su questo blog.

Da Roberto Minganti, Responsabile Relazioni Esterne Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, riceviamo e pubblichiamo quanto segue:

Daisaku Ikeda (sgi-italia.org)

soka gakkai italia

renatonatali

riunione generale nazionale firenze mandela forum 28 agosto 2007 il coro della soka gakkai canta “volare”


Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riunisce coloro che in Italia seguono e praticano il Buddismo insegnato da Nichiren Daishonin. Le sue finalità sono:

  • far conoscere e diffondere i principi universali di benevolenza e compassione verso tutti gli esseri viventi, propri del Buddismo;
  • far conoscere e diffondere il Buddismo di Nichiren Daishonin, per il quale ciascun essere umano può conseguire l’Illuminazione nella presente esistenza;
  • favorire l’approfondimento e la comprensione della fede nei suoi appartenenti, attraverso lo studio e la conoscenza degli insegnamenti di Nichiren Daishonin;
  • promuovere la pratica buddista di Nichiren Daishonin, tramite la recitazione del Gongyo (lettura di alcuni capitoli del Sutra del loto) e del Daimoku (recitazione della frase Nam-myoho-renge-kyo) per accedere all’Illuminazione e far emergere la Buddità;
  • promuovere le iniziative educative, culturali e umanitarie più opportune per la realizzazione dei valori della pace nel mondo, dell’aiuto e del sostegno verso tutti gli esseri viventi, e per la creazione di una società più giusta e orientata da valori umanitari.

http://www.sgi-italia.org

Allarme Scientology

http://xenu.com-it.net/

Si veda anche: Perché è caduto Allarme Scientology

Caro decennale lettore di “Allarme Scientology”, giornalista, rappresentante istituzionale o “navigatore per caso” che sei giunto sulle mie pagine alla ricerca di informazioni su Dianetics e Scientology. Se la tua curiosità non sarà ripagata è perché ho deciso di rendere inutilizzabile la gran parte dei link del mio sito.

Allarme Scientology, database di informazioni critiche su Dianetics, Chiesa di Scientology e sue affiliate, è nato nel 1997 per fornire gratuitamente informazioni, sentenze di tribunale, articoli e trascrizioni di importanti testate nazionali e internazionali, studi e dissertazioni accademiche, testimonianze e riflessioni varie sull’argomento. Al 31.12.2008 conteneva 60 megabyte di informazione formato testo suddivisi in oltre 2300 file (decine di migliaia di pagine), gran parte dei quali frutto del mio lavoro di traduzione dall’inglese e da altre lingue.

Scientology su Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Scientology

Scientology è un movimento a sfondo religioso fondato da L. Ron Hubbard nel 1954. Secondo fonti interne conterebbe ad oggi otto milioni di praticanti, ma fonti esterne riducono la cifra a circa duecentomila.

Che sia corretto definire Scientology una religione è argomento di dibattito. Giuridicamente, lo status di religione viene accordato a Scientology solo da alcune nazioni (per esempio Stati Uniti e Australia); in Europa la tendenza generale è quella di considerarla una “organizzazione”, un “movimento”, un “culto”, una “setta”, ma non una “chiesa”.

Il quartier generale si trova nella cittadina statunitense di Clearwater. Dopo la morte di Hubbard nel 1986 (o, secondo la credenza diffusa in Scientology, dopo la sua volontaria decisione di abbandonare la Terra) il movimento è guidato da David Miscavige.

Siti legati a Scientology

Siti non legati a Scientology

Scientology svelata dagli ex americani 1/7

moratoriaborto

Le clamorose rivelazioni degli ex collaboratori di Ron Hubbard che svelano il dietro le quinte della “chiesa” di Scientology.

Scientology svelata dagli ex americani 2/7

Multi-level marketing - Wikipedia

Scientology e sette affini

  • In particolare, il corpo di credenze NON e’ necessariamente religioso. Possono essere sette anche diversi gruppi commerciali basati sul multilevel marketing, gruppi che perseguono finalita’ “laiche” come la diffusione di una particolare teoria pseudoscientifica, o gruppi politici.
postato da: suburbia alle ore 16/01/2009 17:37 | Permalink | commenti
categoria:mafia, religione, marketing, religioni, buddismo, scientology, soka gakkai, daisaku ikeda, multilevel, roberto minganti
venerdì, gennaio 16, 2009
Second and First Life Dreams at Caffe FreudSunday Meeting at Caffe Freud

9am SLT (18 Rome, Berlin Time)
2009/01/18
in ENGLISH LANGUAGE, NO VOICE
at http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/157/185/1001
Suggested topic:

Second and First Life Dreams at Caffe Freud

I have a dream: living in Florence, Real Life, untill the end of my life and with people that I love!
Have you any dreams, Second and or Real Life, open or closed eyes?

Anybody is welcome suggesting another own topic at the beguinning of our session. Once we’ll choose one, please each one keep the choosen topic! Cya. Lapsus Weinstein

People landing on the ground (from SL Events) should teleport themselves in the sky, or IM me for a TP!

postato da: suburbia alle ore 16/01/2009 16:01 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, sogni, sogno, incontri, meeting, psicoanalisi, second life, caffe freud
giovedì, gennaio 15, 2009

ILSOLE24ORE.COM > Cultura e Tempo libero

Arte contemporanea tra prezzi, valore e mercato

di Valeria Ronzani

13 novembre 2008

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/11/strozzina-arte-contemporanea-mercato.shtml?uuid=d7fc8004-b238-11dd-b1c3-6e84e25073a9&DocRulesView=Libero

Per i pochi che non se ne fossero accorti, l’idea romantica dell’arte sganciata dalle cose vili del mondo, se mai fosse stato così, è da quel dì tramontata. Ma ora l’economia trita tutto (e che in questo momento sembra tritarci tutti) sta condizionando con la logica di un mercato globalizzato e totalizzante l’arte contemporanea. In che modo prova a farcelo capire la mostra organizzata dal Centro di cultura contemporanea Strozzina di Firenze, «Arte, prezzo e valore. Arte contemporanea e mercato», attraverso la riflessione, anche con opere “site specific”, di ventuno artisti contemporanei, invitati per l’occasione. Con alcune vere e proprie star, come Damien Hirst e Takashi Murakami. «Manipolatori del mercato», li chiama Franziska Nori, curatrice della rassegna insieme a Piroshka Dossi, che sul sistema economico costruito intorno all’arte contemporanea ha scritto un libro rivelatore, uscito un anno fa in Germania e di cui la Strozzina , insieme a Silvana editoriale, sta curando l’edizione italiana.
Finalmente una mostra che cerca di fare di più, come è spesso il meritorio intento delle iniziative della Strozzina. Perché che un problema mercato esistesse da tempo, era giusto farlo sapere anche ai visitatori meno smaliziati. Ironia della sorte o coincidenze non casuali, un progetto messo in cantiere oltre un anno fa inaugura proprio nel momento di terremoto internazionale delle borse, che arriverà a scuotere anche chi non ha mai posseduto un’azione in vita sua. E posto per scontato che ci sarà sempre chi non finirà mai in mutande, ecco che alcuni settori d’elite non solo non conoscono crisi, ma schizzano sempre più verso l’alto. Se si sfregano le mani le grandi mostre antiquarie, così ha veramente il sapore della parabola pensare che nello stesso giorno in cui la Lehamn Brothers finiva gambe all’aria, Daniel Hirst realizzava, nell’ennesima asta record da Sotheby’s, ben 112 milioni di sterline, con la vendita di 223 opere giovanili. Qui in mostra la porta del ristorante “The Pharmcy”, di cui Hirst è stato comproprietario e la cui vendita degli oggetti d’arredo ha costituito l’ennesimo record di rialzo dei prezzi dalla base d’asta. Come ormai abitudine per questo artista re del marketing. La porta è ormai un “feticcio”, perché evidentemente si gioca sul filo sottile che fa dell’opera d’arte un oggetto icona, con meccanismi analoghi a tanti marchi del lusso che ben conosciamo. Ancora più esplicito è Takashi Murakami, che proprio con quei marchi si trastulla, ed arriva a firmare per Luis Vuiton alcune borse esclusivissime, veramente una sorta di corto circuito autoreferenziale in cui consumismo e arte si sovrappongono. Né Murakami ne fa mistero, anzi, accodandosi alla lezione di Andy Warhol, il primo grande manipolatore del mercato, dichiara esplicitamente di considerare l’arte come un’attività commerciale in cui lui, da maestro, si è pure creato un’impresa internazionale, con tanto di marchio aziendale e strategia di marketing. E il bel catalogo che accompagna l’esposizione è ben più del semplice catalogo di una mostra, arricchito di saggi illuminanti, come quello di Pier Luigi Sacco, economista della cultura, o di Wolfgang Ullrich, che solo dal titolo «Icone del capitalismo, come il prezzo fa l’arte», fa venire uno stranguglione.
Ma, come sempre alla Strozzina, anche il visitatore paziente avrà tutte le possibilità di ben documentarsi in mostra. Perché l’arte contemporanea va spesso tradotta, e qui, finalmente, si traduce per il profano che non si sente più tanto tale. Oltre ai due mostri sacri, altri diciannove artisti offrono la loro riflessione sul sistema. Con approcci sempre diversi, chi con ironia, chi critico, chi col piglio del documentarista. Bellissimo il video di Marco Brambilla, dove la cattedrale a cui allude il titolo altro non è che un centro commerciale sotto Natale, che tramite sovrapposizioni e giochi caleidoscopici, trasmette suggestioni metafisiche. O i “Middlemen” di Aernout Mik, artista dei Paesi Bassi, opera del 2001 che mostra una sala contrattazioni poco dopo un crollo di borsa, una vera e propria profezia, come spesso l’arte vera riesce fare, mercato o non mercato.

Arte, prezzo e valore. Arte contemporanea e mercato
Firenze, Centro di cultura contemporanea Strozzina, Palazzo Strozzi
14 novembre 2008-11 gennaio 2009

 

 
EXIBART.IT
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categoria:arte, firenze, valore, prezzo, palazzo strozzi, strozzina
giovedì, gennaio 15, 2009

Charleston - a Second Life Dance Animation by Maar Auer

MaarAuer

Charleston, machinima video, Second Life dance animation by Maar Auer. In SL, this animation can be found in Metaversal Arts Shop, along with quality vintage furniture, musical instruments, more dance animations, art etc… Welcome! The video was shot in Rivendell and New Toulouse sims. Dancers: Yolanda Hirvi and Lord Lisle. Machinima shooting and editing by Maar Auer. Visit Metaversal Arts in http://slurl.com/secondlife/Cherish/1…

Zorba dance with secondlife

Nitepaul

Ogilvy China Dragon Dance in Second Life

flyingpiggyo

A beautiful dragon created by Ogilvy China dances and flies through many worlds in Second Life. His journey takes him through Asian-inspired landscapes and even to outer space! Ogilvy China wishes the world a Happy Chinese New Year in this Year of the Pig with the first Second Life dragon dance ever.

Latin Salsa Dance at Second Life

lillyfiggis

Latin Salsa Dance at Second Life is a 3D film set at Second Life. Performanced by Lilly Figgis and Steve Beck. Directed by Steve Beck. Storyline by Metaverse 3Designs. A Metaverse Machinima Production. Distributed by Metaverse Branding. Sponsored by Metaverse Store - Global Trendy Fashion.


Dancing in Virtual World

Dancing in Virtual World

Dancing in the Second Life Virtual Worlds

June 9, 2006

Posted by Doug Fox on June 9, 2006 8:20 AM

http://greatdance.com/mtadmin/mt-tb.cgi/465

Dance Island machinima- Chantal Harvey

Denja Feat. G - Dance Island(Original Vocal Mix)

Music Clip, created for and in Second Life. Cool original song, written by Dennis from Denmark, filmed in rl and in sl, mixed in edit. We did rebuild the popular dance island club on my sim (Rasta) and shot away….! One of my all time favorites.
mamachinima.eu, Chantal Harvey

Evolution of Second Life Dance

orchid42

Experimenting with new editing style/techniques while at the same time showing what Second Life dances have morphed into.

I also draw a webcomic. Updated daily:
http://ManicStatic.wordpress.com

Tag
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categoria:folk, dancing, danza, dance, popolare, second life, animator
giovedì, gennaio 15, 2009
International Art Expo Linked at Seoraksan, in Second Life

International Art Expo Linked at Seoraksan, in Second Life

ArtExpo is an international art event. Its object is to use new technologies to globalize the language of art, to connect the conceptual points of contact of artists working in every part of the world, all united in the thick plot of the world net.
If you wish to participate in next events (like a partner, artist or other), please fill out the form in the “contacts” section.


Luca Curci Official Site

Artisti della Memoria

Place: Artisti della Memoria. Category: Arts & Culture. Region: Seoraksan. Art
Photography Italy Italia. Immagini Foto Galleria Esposizione

Artisti della Memoria. Play House

Place: Artisti della Memoria. Play House. Category: Arts & Culture. Region: Seoraksan.
Teatro Recitazione Immaginazione Cinema Rappresentazione

Artisti della Memoria, pampu & Prajina Photo Lab

Place: Artisti della Memoria, pampu & Prajina Photo Lab. Category: Arts & Culture.
Region: Seoraksan. Laboratorio di immagini in evoluzione.

Artisti della Memoria. Underwater

Place: Artisti della Memoria. Underwater. Category: Arts & Culture. Region:
Seoraksan. Art and Memory Aritists of the Memory. Italy Italia.

Artisti della Memoria. Lapsus Mediolanensis

Place: Artisti della Memoria. Lapsus Mediolanensis. Category: Arts & Culture.
Region: Seoraksan. Studio di Lapsus Weinstein da Milano

Artisti della Memoria. Conservatorio ‘Verdi’

Place: Artisti della Memoria. Conservatorio ‘Verdi’. Category: Arts & Culture.
Region: Seoraksan. Opera Theatre Music Drama Tragedy

Artisti della Memoria. torno’s ArtLab

Place: Artisti della Memoria. torno’s ArtLab. Category: Arts & Culture.
Region: Seoraksan. Art Psychology Photography Italy Italia.

Artisti della Memoria. Papper’s Art Corner

Place: Artisti della Memoria. Papper’s Art Corner. Category: Arts & Culture.
Region: Seoraksan. Photography Digital Art Exibition by

Artisti della Memoria

Group: Artisti della Memoria. (16 members). Charter: Fotografie Sculture
Creazioni. Art Psychology Photography Italy Italia. Immagini

Exibart in Second Life

http://slurl.com/secondlife/Lifelog%20island/160/148/30

Place: Exibart Plaza

Exibart Plaza in Second Life

Exibart Plaza in Second Life

Category: Arts & Culture

Visita Exibart.com - www.exibart.com

Scarica il pdf di Exibart.onpaper: http://onpaper.exibart.com

Owned by: (Group owned) (group)

Exibart.TV

Exibart.TV

www.exibart.tv

è l’ultima nata in casa Exibart, nuovo tassello
della grande piattaforma mediatica per le arti visive. La formula è
quella della web tv, ossia un  canale televisivo fruibile da internet,
anche in alta definizione. Uno strumento facile da consultare,
facilmente raggiungibile, visibile da ogni luogo e in qualsiasi
momento.
Il palinsesto settimanale prevede più uscite, dedicate al mondo dell’arte e della cultura contemporanee: su Exibart.tv vengono
pubblicati report di mostre ed eventi, conferenze, interviste ad
artisti, critici e curatori, ma anche opere di videoartisti italiani ed
internazionali e documentazioni di performance.

Sfruttando le potenzialità del web e puntando su competenze e professionalità maturate in anni di lavoro sul campo, Exibart.tv permette
a un pubblico sempre più allargato di tuffarsi nel mondo dell’arte in
modo diretto e coinvolgente. Oltre a fornire costanti aggiornamenti
attraverso gli articoli, le news, gli approfondimenti di Exibart.com ed Exibart.onpaper, la Exibart platform consente
adesso di vedere l’arte da vicino, godendosi le più belle mostre
inaugurate sul territorio e ascoltando le parole dei grandi
protagonisti dell’arte contemporanea.

Exibart.tv
si
propone infine come innovativo ed efficace veicolo di promozione per
musei, istituzioni, gallerie private ed artisti, che potranno usufruire
di un pacchetto di inediti servizi legati al mondo dell’audiovisivo,
tagliati su misura per aumentare la propria visibilità.
postato da: suburbia alle ore 15/01/2009 13:01 | Permalink | commenti
categoria:arte, foto, fotografia, video, fotografi, tv , second life, exibart, web tv, artisti della memoria, luca curci, artexpo
mercoledì, gennaio 14, 2009

Al cinema su Second Life: aspettando Hollywood

http://www.cafebabel.com/ita/article/27757/al-cinema-su-second-life-aspettando-hollywood.html

VolaVola directed by Berardo Carboni - Draft trailer, Hudson Mohawke version

arnalderrimo

Una scena del film (Foto:  Evo Szuyuan)

Una scena del film (Foto: Evo Szuyuan) di image author / source

In un momento in cui Second Life sta perdendo attrattiva le sperimentazioni artistiche nel mondo virtuale continuano: Berardo Carboni, già regista di Shooting Silvio, dirige il primo lungometraggio girato nel mondo della LindenLab. Un film che passerà sia in rete che sul grande schermo.

VolaVola\FlyMe è il nome del film che vede il regista italiano Berardo Carboni – Finally Outlander l’alter ego in pixel – sdoppiarsi: una sola sceneggiatura ma due film identici, girati a Roma e su Second Life. Avremo Alessandro Haber, celebre attore italiano, che oltre a recitare come suo solito avrà anche un avatar a sua immagine per la versione virtuale. Poi ci sarà Aimee Weber, forse l’avatar più famoso del mondo, che interpreta se stessa e avrà una controparte in carne ed ossa. Per finire, l’attrice newyorkese Bibbe Hansen reciterà e animerà in prima persona anche il suo avatar. È un film d’amore e descrivere gli aspetti della vita contemporanea attraverso gli occhi di tre coppie cresciute in epoche differenti. La sceneggiatura è scritta insieme a Mario Gerosa, guru dei mondi virtuali e per la realizzazione del film si è ricorso ad un metodo di lavoro aperto: un sito myspace e un gruppo su facebook per invitare le persone a collaborare.

VolaVola directed by Berardo Carboni - Draft trailer, Donizetti version

arnalderrimo

VOLAVOLA: BIRTH OF A GENRE
Il nuovo film di Berardo Carboni (Premio Miglior Regia al Gallio Film Festival per “Shooting Silvio” 20th century fox)
è girato anche nella modalità completamente “second life” detta MACHINIMA.
Ecco una Demo di alcuni minuti.
info: www.volavo.la
[Please, forgive the ugly resolution of this draft trailer]

Volavola is about the relationship between man, happiness and time, it’s about emotions getting weak and the need not to get lost in habits, the need to keep searching, it’s also about the natural decline of love and the need to protect it, to keep it alive.

VolaVola investigates how it gets more and more difficult to determine what is real and what is fake. In the two movies indeed we will find at the same time real avatars and real people will act just acting themselves and fantasy characters.

Volavola’s main them is the values of digital society as an important human heritage analysing it from a sociological (although vaguely surreal) point of you, and not from a futuristic one, and considering them as one of the few things to protect in order to make the world a better place to live.

Volavola takes place in the real world, in Rome, where, as everywhere now, more and more often it happens to bump into places and people from another universe.

Volavola su Facebook

mercoledì, gennaio 14, 2009

Dopo tante discussioni sull’Arte Virtuale, Google Earth sembra voler dimostrare che l’Arte Reale puo’ essere, grazie al web 2.0, ancora più efficacemente portata nelle case di tutti, virtualizzata nell’ambientazione, ma perfetta nell’alta definizione consentita dai pixel

Masterpieces of the Prado Museum in Google Earth

Visita il museo del prado con Google Earth

Visita il museo del prado con Google Earth

Il Museo del Prado sbarca su Google Earth 14/01/2009 [ Manolo De Agostini ]

http://www.tomshw.it/news.php?newsid=16646

“I capolavori di Velázquez, Rubens e Rembrandt visibili su Google Earth a definizione altissima.”

Per gli appassionati di arte, oggi è un grande giorno. Google ha integrato nel servizio Earth la possibilità di osservare diverse opere esposte al Museo del Prado di Madrid, tra cui spiccano capolavori come quelli di Diego Velázquez, Rubens e Rembrandt.

Le opere sono visibili sono quattordici e sono in definizione altissima, grazie a una riproduzione realizzata con 14.000 milioni di pixel. Per accedere alla fantastica opportunità di osservare opere d’inestimabile valore, non dovrete far altro che entrare in Google Earth, impostare la visione 3D degli edifici, digitare nel campo di ricerca la parola “Prado” e tuffarvi tra le meravigliose opere. Buon tour!

Per maggiori informazioni, è possibile visitare la pagina dedicata al progetto: google.it/prado

GoogleEspana

The Prado Museum’s Masterpieces in ultra high resolution.

Roma antica su Google

http://www2.melitoonline.it/?p=6997

E’ la più vasta e completa simulazione in 3d di una metropoli dell’antichità, accessibile a chiunque grazie a Google Earth. Il viaggio virtuale di “Roma Antica” è stato presentato in Campidoglio.

Il viaggio lungo le vie dell’Urbe tardo-imperiale è sovrapponibile alle normali immagini di Roma su Google Earth. Concepito in base al plastico del Museo della Civiltà Romana, è una fotografia della Roma tardo-imperiale intorno al 320 d.C., al tempo di Costantino, e comprende circa 6.700 edifici ‘visitabili’ in ogni minimo dettaglio.

Un nuovo strumento di forte interesse potenziale per lo sviluppo del turismo romano, che potrebbe – auspica il vicesindaco Cutrufo con delega al turismo – invogliare nuovi visitatori a venire nella capitale.

Per vedere Roma Antica in 3d, clic su http://earth.google.it/rome/.

Fonte: Comune di Roma

Tag
postato da: suburbia alle ore 14/01/2009 13:03 | Permalink | commenti
categoria:art , roma, arte, google, madrid, virtuale, google earth, prado
martedì, gennaio 13, 2009

Diciamo subito no alla Mafia virtuale

scritto il 11 Maggio 2007 da antonio

http://www.digitalsoup.it/?p=169

Anshe Chung Debacle

Anshe Chung Debacle

Adesso ci voleva anche il racket online, precisamente in Second Life, dove divampa la criminalità organizzata virtuale. E i metodi, purtroppo, sono sempre gli stessi, con un copione riletto decine di migliaia di volte. L’ultima storia arriva da un ragazzo italiano, il quale dopo aver aperto il suo negozietto virtuale ha visto all’improvviso crollare il giro di affari. Dopo un po’ di tempo arriva il messaggio (Second Life con i pizzini è di per se una comica): il boss della zona invoca il “pizzo”. In caso contrario nessuno metterà più piede nel negozio. Ma come può la Mafia virtuale imperversare nelle attività commerciali di Second Life? Semplice con la tecnologia. Attraverso dei software è possibile allontanare i visitatori. O la vittima paga subito con dei “Lindendollar” o niente visite.

March 18, 2006

Mafia Boss Gains Control of SL Stratics

http://foo.secondlifeherald.com/slh/2006/03/mafia_boss_gain.html

Straticsmars
In an ongoing investigation into the news that a Second Life portal was coming to Stratics, the Herald has learned some alarming news: the avatar chosen to manage the soon-to-be-launched Stratics site covering all things Second Life appears to be none other than renowned mob boss (and occasional Herald contributor) Marsellus Wallace.

Crasheditoriale 10, Account disattivato…

crashinews

CrashEditoriale23

crashinews

Charmed by a Second Life Mafia Boss

sl mafia

When I first heard about the Second Life mafia (which has received a lot of press lately) I laughed and thought it was funny. Then I read their home page, particularly looking at their services, and I was stunned and shocked and well… AMAZED that this sort of thing could happen. I expressed these thoughts to a friend and he replied - “Well, don’t you know about the Second Life underworld?” He then proceeded to list a whole heap of examples of nasty and even criminal activites that were happening in SL. I guess I live a sheltered and protected SL, but I was totally floored as I listened to the details of actual experiences of a friend with the seedy underbelly of real crimes in SL…

http://anya.blogsome.com/2006/06/22/charmed-by-a-second-life-mafia-boss/

Update February 01, 2009

Who are you, SaveMe Oh?

SaveMe Oh

Preventive Censorship (SL Guantanamo opens soon)

Servizio Racket - MONTATO

crashinews

postato da: suburbia alle ore 13/01/2009 22:32 | Permalink | commenti
categoria:mafia, second life, papper papp, crashinews, slow messmer, kerstin soderberg, saveme ho
martedì, gennaio 13, 2009

Da Facebook

Attacco di Panico

Secondo i dati dell’O.M.S. il 20% della popolazione occidentale soffre di attacchi di panico e di sindromi da ansia generalizzata.
Questo pod segue una persona comune, Gianluca M., che soffre di questo disturbo, attraverso il percorso di scoperta di se stesso e delle cause del suo disagio, per descrivere un problema che radicalmente riguarda la società e il suo sistema.

http://current.com/items/89109450/attacco_di_panico.htm
martedì, gennaio 13, 2009

Cercando Mafia in Second LifeSearch: Mafia in Second Life

— CHICAGO CRIMINAL— gangsta, neko, goth, sexy, mafia

MaS-BDSM MASTERS AND SLAVES LIFESTYLE ITALIAN SIM

Pro Street Cars - Sculpted Vehicles

Lesbian Mafia HQ Region

MAS & UNDERWORLD ITALIAN SIMS - THE CITY AND THE LABYRINTH

THE GHETTO - UNDERWORLD ITALIAN MAFIA CITY

THE GHETTO - UNDERWORLD ITALIAN MAFIA CITY

Place:

MAS & UNDERWORLD ITALIAN SIMS - THE CITY AND THE LABYRINTH

Region: Kumiho

LITTLE UNDERWORLD ITALIAN SIM , MAS ITALIAN BDSM LIFESTYLE

Owned by: Mind Power Andedios Clan (group)

Underworld,Italian Mafia City (YouTube Video)

Secondlife Club V

DonMartinForcella

Le mezze verità de La Stampa su SecondLife e Beppe Grillo

rikicecchi

Il link dell’articolo de La Stampa è http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmp… . Sul giornale “La Stampa” c’era una pagina rivolta a SecondLife: parlava che il metaverso della Linden stava entrando in una crisi da cui non uscirà mai più,dove sempre meno gente si registra o ne fa uso. Successivamente dice “Beppe Grillo è l’unico che sostiene SecondLife e visitando un FanClub rivolto a Grillo è completamente vuoto”. E’ evidente che hanno scattato foto del FanClub in una angolazione vuota. E non è neanche vero che SecondLife sta incontrando una crisi: è un mondo in continuo sviluppo e normale che abbia alti e bassi,soprattutto ora che è estate. Ma comunque,anche se siamo in un periodo di “bassi” ci sono 1,215,240 di utenti che si connettono spesso. E così anche il Grillo FanClub è visitato,ma allora perchè la Stampa attacca SecondLife? Semplice! Perchè su SecondLife ci sono diversi gruppi di pensiero dove la gente può esprimersi e dire la propria contro qualunque tipo di censura! Poi se c’è Beppe Grillo di mezzo a maggior ragione attaccare! Al V-Day ci sei o non ci sei!!

postato da: suburbia alle ore 13/01/2009 13:56 | Permalink | commenti
categoria:mafia, second life
lunedì, gennaio 12, 2009

  « - Noodles, cos’hai fatto in tutti questi anni?
- Sono andato a letto presto. »
 
(Parti di dialogo tra Noodles e Fat Moe)

http://it.wikipedia.org/wiki/C%27era_una_volta_in_America

Once Upon a time in America Tribute

Once upon a Time in America - Final

Il Padrino - Parte Seconda - Don Roberto

The Band

A cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 cinque uomini, conosciuti come The Rat Pack, che rispondevano ai nomi di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr., Peter Lawford e Joey Bishop, dominarono la scena nella nazione più potente del mondo. Grazie alla loro popolarità intrecciarono rapporti con i Kennedy, la mitica Marilyn Monroe, il mafioso Sam Giancano e perfino l’F.B.I., riuscendo così a cambiare il corso della storia oltre ogni previsione…
di Rob Cohen con Ray Liotta, Joe Mantegna

The Rat Pack - Trailer

The Rat Pack: When Cool Was King

2009-01-12 20:18
Terra bruciata attorno al boss, in fuga da solo

(ANSA) - ROMA - Costretto a scappare attraverso le fogne, con accanto nessun fedelissimo ma soltanto qualche fiancheggiatore che ancora gli copre le spalle, con il rifugio degli ultimi mesi bruciato e a rischio i pochissimi che gli sono rimasti, con i soldi che cominciano a scarseggiare e l’impossibilità di reperirne altri: Giuseppe Setola è ormai solo e sono in molti, tra investigatori e inquirenti, a ritenere che abbia le ore contate. Anche se qualcuno non esclude che il boss stragista possa contare sull’aiuto degli uomini di un altro importante boss latitante del clan, Antonio Iovine

Camorra/ Chi è il superlatitante Giuseppe Setola -scheda-

Era scappato da una clinica di Pavia lo scorso aprile
postato 4 ore fa da APCOM

Napoli, 12 gen. (Apcom) - Dall’altare, su cui a volte ha servito la Messa, alla latitanza dopo una serie di omicidi e spietati fatti di sangue. Si potrebbe riassumere così la vita di Giuseppe Setola, il superlatitante dei Casalesi che questa mattina è sfuggito all’arresto a Trentola Ducenta, nel Casertano. Setola nasce il 5 novembre di 38 anni fa a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Le cronache raccontano che da bambino e poi da ragazzino ha frequentato l’Azione Cattolica e che trascorreva le sue giornate a giocare a bigliardino.

postato da: suburbia alle ore 12/01/2009 16:35 | Permalink | commenti
categoria:america, cinema, mafia, storia, camorra, società, ndrangheta, cosa nostra, obama, 2009
domenica, gennaio 11, 2009
postato da: suburbia alle ore 11/01/2009 17:42 | Permalink | commenti
categoria:cinema, teatro, firenze, , roberto benigni, carlo monni
sabato, gennaio 10, 2009

The Linden Prize

http://lindenlab.com/lindenprize

The Linden Prize

The Linden Prize

Linden Prize Criteria

We have several core principles that will influence the choice of the 10 finalists and the winner.

  • Work in Second Life that also achieves tangible, compelling results outside of Second Life.
  • Distinctive, original work using Second Life that clearly demonstrates high quality, execution, function, aesthetics and technical sophistication.
  • Work that has the capacity for inspiring and influencing future development, knowledge, creativity, and collaboration both inside and outside of Second Life.

***********************************************

This is the Artisti della Memoria application:
***********************************************

* Linden Prize Application
***********************************************
Second Life Name: Lapsus Weinstein

Project Title: Artisti della Memoria

Abstract / Summary: Arts, Psychology, and Memories from Italy. Pictures. Photos, Machinima, Expositions, Works in Progress.

Description: Arts, Psychology, and Memories from Italy. Pictures. Photos, Machinima, Expositions, Works in Progress. By Papper Papp, torno Kohime, Eli Morigi, pampu Prax,  Prajina Seetan,  Giulia Janus, Sonia  Drechsler, Lapsus Weinstein, in the health and mental health supporting context of the Centro Mimir and Caffe Freud Groups

Location (SLurl): http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/84/20/65

Time Frame: Ongoing

Documentation Url 1: http://www.centromimir.it/2008/12/09/il-centro-mimir-a-seoraksan-in-second-life-8-december-2008/

Documentation Url 2: http://crashinews.blogspot.com/

Documentation Url 3: http://www.facebook.com/group.php?gid=3024375334

Documentation Url 4: http://suburbia.splinder.com

Biography:  Caffe Freud, Centro Mimir, Artisti della Memoria, Brescia Piazza Loggia, Kheopsy Maison des Psychanalistes are my Groups and my SL interests, and places where I meet very good friends.
CentroMimir.it is my webite, perchè appessando sè al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non puoì (Dante, Paradiso)
You can find me at Seoraksan (28, 36,60)

venerdì, gennaio 09, 2009

mercoledì 12 novembre 2008

CyberTherapy…Italy…

La CyberTherapy arriva ufficilamente in Italia…come leggete nella locandina qui sopra, la 14esima Conferenza Annuale di CyberTherapy e CyberPsychology si terrà a Verbania in particolare presso l’Istituto Auxologico Villa Caramora (corso Goffredo Mameli 199 - 28921 Verbania-Intra VB) nei giorni 22/24 Giugno 2009.

Saranno discussi i seguenti temi:

  • Adaptive Displays
  • Addictions
  • Advanced user interfaces
  • Ambient Intelligence
  • Anxiety disorders
  • Augmented reality
  • Autism
  • Avatars and autonomous agents
  • Brain Computer Interfaces
  • Cognitive assessment
  • Cyberaddiction
  • Cyberbullying
  • Cybersickness
  • Eating disorders, obesity and body image disturbances
  • Education
  • Haptics
  • Internet
  • Internet Addiction
  • Mobile Computing
  • Mobile Phones
  • Motor Rehabilitation
  • Multiplayer on-line games
  • Neuropsychological assessment
  • Pain reduction
  • Physiological measurement and imaging during immersion in VR
  • Posttraumatic Stress Disorder
  • Presence
  • Psychotherapy
  • Rehabilitation
  • Robotics
  • Schizophrenia
  • Science 2.0
  • Serious Gaming
  • Social Networking
  • Telehealth and videoconferencing
  • Training
  • Videogame applications
  • Virtual reality applications
  • Web 2.0

…il convegno sarà discusso interamente in inglese, dunque preparatevi!
Inoltre, fino al 15 Gennaio 2009 è possibile presentare delle richieste di partecipazione come chairman per presentare le proprie ricerche…

Di seguito il link della manifestazione dove troverete sicuramente maggiori informazioni:
CyberTherapy 2009 - 21-23 June 2009 - Verbania Intra - Italy

postato da: suburbia alle ore 09/01/2009 18:25 | Permalink | commenti
categoria:convegni, cyber, psicoterapia, second life, verbania, psychotherapy, 2009, cyber-psicologia, siptech
venerdì, gennaio 09, 2009

Mi domando perchè la gente frequenta Second Life... cerca di ridurre o di aumentare lo stress della vita

quotidiana, o ambedue?


Ovvero: la vita quotidiana è così stressante che si cerca rifugio nella compagnia, nella creatività, nel

divertimento offerti da Second Life? o all'opposto è così priva di stimoli reali, da rendere Second Life un luogo

eccitante, ove poter dispiegare aggressività, sfogare frustrazioni, cercare improbabili successi e autopromozioni

nella vita reale dentro quel metaverso?

La stessa domanda vale per la Rete in generale e per Facebook... a che serve ad esempio riempire la casella 'Che fai in questo momento' ?
A cercare un commento, un contatto, che rassicuri, confermi, rassereni, a comunicare uno stato d'animo o un fatto accaduto... a QUALCUNO (ma esiste poi questo QUALCUNO?)
Oppure anche qui è una guerra di spamming, della serie "guarda quanto sono bravo! verifica quante cose faccio! COMPRAMI!" ?

Un possibile altro uso di queste Reti Sociali è evidentemente quello relativo alla creatività (basti pensare alle simulazioni scientifiche consentite dall'ambiente di Second Life), al reciproco scambio di esperienze, al SERVIZIO che persone singole e istituzioni culturali, educative, o che si occupano di salute, possono offrire in termini di informazione e di orientamento (sempre che tali informazioni e orientamenti non siano anch'essi puramente promozionali, del mezzo (SL, Facebook) o dell'OFFERTA (la cui qualità sarebbe tutta da verificare, individuando dei criteri per un CORRETTO orientamento...)

(da: Centro Mimir, Facebook)


1st 2009 Sunday Meeting at Caffe Freud
9am SLT (18 Rome, Berlin Time)

2009/01/11

in ENGLISH LANGUAGE, NO VOICE

at

http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/157/185/1001

Suggested topic:

Stress and SL

How and why do you log in Second Life?

Are you inworld reducing the stress of your common, daily, real life, looking for peaceful activities, like

building, chatting with friends, enjoying musics and beautiful events, exploring the immensity of this metaverse

or

are you more interested on flaming, fighting, for money, lands, events, expositions, self promotions of yourself or

of your groups?

Anybody is welcome suggesting another own topic at the beguinning of our session.

Once we’ll choose one, please each one keep the choosen topic!

Cya

Lapsus Weinstein

People landing on the ground

http://slurl.com/secondlife/Seoraksan/189/158/62

(from SL Events) should teleport themselves in the sky, or ask me for a TP!

postato da: suburbia alle ore 09/01/2009 15:57 | Permalink | commenti
categoria:psicologia, comunicazione, stress, condivisione, second life, social network, 2009, caffe freud, centro mimir
giovedì, gennaio 08, 2009


Il sesto sensoIl sesto senso è un film del 1999 diretto da M. Night Shyamalan, del quale è il primo e più grande successo. Ha rivelato al grande pubblico il giovanissimo Haley Joel Osment e con circa 660 milioni di dollari è uno dei più grandi incassi della storia del cinema.

Sei candidature all’edizione 2000 degli Oscar: per il miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, attore non protagonista (Osment), attrice non protagonista (Toni Collette).

Miglior film horror del 2000 (Saturn Award) secondo l’Accademia americana dei film di fantascienza, fantasy e horror (Academy of Science Fiction Fantasy and Horror Films).

postato da: suburbia alle ore 08/01/2009 15:20 | Permalink | commenti
categoria:cinema, handicap, follia, autismo, disabilità, malattie rare, il sesto senso
mercoledì, gennaio 07, 2009

Cinema, handicap, disabilità, malattie rare

CineClub22

Cine-Arte-Terapia

Il Cinema si è occupato, in varie occasioni, di storie di malati anche con delle malattie rare, o dei problemi dell’handicap o ha raccontato storie che avevano come personaggi dei portatori di disabilità fisiche o psichiche.
In certi casi, ad interpretare il personaggio del film,
è stato un portatore di disabilità.

In questa pagina è presente una raccolta di film che trattano questo tema e film che hanno tra i propri interpreti degli attori portatori di handicap

http://fmfpc.altervista.org/fmfpcinema.htm

Informazioni tratte da:
1)”Dizionario dei film” di Paolo Mereghetti - Ed.Baldini&Castoldi
2) “il MORANDINI Dizionario dei Film” - di Laura, Luisa e Morando Morandini - Ed. ZANICHELLI
3) “Dizionario di tutti I FILM” di Pino Farinotti - Ed.MONDADORI
4) “Filmania Enciclopedia Multimediale del Cinema” Ed. E-Soft- www.expertsystem.it/filmania
5) Archivio dei film presenti nella mediateca Ledha

6) Yahoo! cinema
e da:
http://www.cinetecamilano.it/
http://www.cinematografo.it
http://www.hooks69.net
http://www.cinestudio.it
http://film.spettacolo.virgilio.it/
http://cinetecadelfriuli.org
http://www.mymovies.it
http://www.iann.it
http://www.tempimoderni.com
http://us.imdb.com
http://www.anica.it
http://cinema.castlerock.it
http://www.manitese.it
http://www.movieconnection.it
http://www.saverioferragina.com
http://www.cinemazip.it
http://www.cinemadistribuzione.com
http://www.cinefile.biz/
http://www.acec.glauco.it/acec2/s2magazine/main.jsp

Per avere informazioni sulle pellicole della mediateca Ledha scrivere a ledha@informahandicap.it
* : film contrassegnati con l’asterisco sono disponibili presso la Mediateca Ledha - Lega per i diritti degli handicappati
Viale Monte Santo, 7 – 20124 Milano
Tel. 02 6570425 - Fax 02 6570426
www.informahandicap.it

Selezione di Links
CINEMA & HANDICAP


postato da: suburbia alle ore 07/01/2009 15:29 | Permalink | commenti
categoria:cinema, handicap, follia, autismo, disabilità, malattie rare
mercoledì, gennaio 07, 2009

Wednesday, September 17, 2008

Rinascimento Virtuale Interview

http://spawnofthesurreal.blogspot.com/2008/09/rinascimento-virtuale-interview.html

Rinascimento Virtuale. L’avatar è un’opera d’arte?

Domenico Quaranta. L’avatar può essere un’opera d’arte, come qualsiasi altra cosa del resto. Nella maggior parte dei casi, ovviamente, non lo è. Il mio avatar in SL, ad esempio, non è un’opera d’arte: è solo la maschera che io mi sono disegnato per interagire in un mondo sintetico. È un autoritratto, un dispositivo di socializzazione, un sistema di navigazione. Certo, ci ho messo della creatività per farlo, come del resto ne ho messa nel realizzare il mio biglietto da visita. Nessuno dei due è arte, anche se entrambi potrebbero diventarlo, in certe condizioni.

RV. Si metterebbe nel salotto un quadro realizzato in Second Life?

DQ. Lei si metterebbe in casa un quadro realizzato in Photoshop? Si e no, dipende dal quadro, non certo dal mezzo. In SL non si realizzano quadri: si importano realizzazioni esterne, si scattano fotografie, si realizzano installazioni che possono avere una valenza iconica.

RV. Quanto può valere un’opera realizzata in Second Life?
DQ. Ancora: 0, 1.000 o 1.000.000: dipende dall’opera, dall’interesse che suscita, dal desiderio che riesce ad attivare.

RV. E’ scoccata l’ora del Rinascimento virtuale?

DQ. Non credo. Su questo vorrei essere molto chiaro, a costo di sembrare un vecchio censore. Non esiste alcun movimento artistico nei mondi virtuali: esiste qualche buon artista che ha deciso di sperimentare con questo medium e una schiera di individui che hanno confuso con l’arte quello che fanno. È una cosa che succede spesso, e che può avere anche una sua funzione positiva, contribuendo ad allargare la nostra idea dell’arte. Quasi sempre nasce dalla confusione tra due termini: creatività e arte. La creatività viene usata in tante cose: allestire presepi, disegnare un libro o una rivista, progettare un marchio, gestire un’azienda, cucire un vestito. Nessuna di queste cose è “arte”, anche se l’arte si può verificare in ciascuna di esse.

RV. Conviene investire nell’arte sviluppata nei social network?

DQ. Conviene investire nei buoni artisti. Compresi quelli che emergono dai social network.

RV. Quanto durerà la moda dell’arte di Second Life?

DQ. Non esiste una “moda dell’arte di Second Life”. Esiste una nicchia operativa che si è costruita su uno strumento, e che ha scarsi riscontri fuori da questo contesto. La sua durata dipenderà dalla capacità dello strumento di innovarsi e stimolare la creatività delle persone, di estendere il proprio modello ad altri mondi virtuali; dalla capacità di questa nicchia di strutturarsi, di dotarsi di gerarchie e criteri di valutazione; dall’esistenza dei mondi virtuali, del tempo libero e della disoccupazione.

RV. Meglio i writers (i graffitari) o gli artisti dei social network?

DQ. Entrambi i termini sono fuori luogo. Keith Haring non è un writer né Gazira Babeli è un’artista dei social network, ma entrambi sono artisti di ottimo livello. Se devo scegliere tra le due cose intese come fenomeni culturali nel senso più ampio del termine, scelgo senza dubbio il writing come fenomeno di appropriazione illegale dello spazio pubblico: è spontaneo, illegale, ha una lunga tradizione, incide sulla realtà e non si ammanta della parola arte, anche se qualcuno cerca di applicargliela forzatamente.

RV. L’arte di Second Life è quella degli artisti affermati che si cimentano anche con questo strumento oppure è un’arte che nasce dal basso, un’arte da autodidatti?

DQ. La distinzione è artificiosa: l’arte può emergere ovunque, e anche se è più facile che un artista che si è già guadagnato credito altrove faccia un buon lavoro, non è affatto scontato. Ma è l’espressione “arte di SL” che mi lascia forti dubbi. Se devo per forza definire una nicchia operativa, preferisco ficcarci dentro i creativi naife piuttosto che i veri artisti, quale che sia il loro curriculum. Questi fanno arte senza aggettivi.

RV. Lei ha un’avatar in Second Life?

DQ. Si. Si chiama Domenico Quaranta, ha barba e capelli bianchi e porta un cappello a cilindro.

RV. Come definirebbe Second Life?

DQ. Una discarica dell’immaginario.

RV. Meglio mondo vero o mondo virtuale?

DQ. Preferisco il mondo vero per il clima, i mondi sintetici per la compagnia.

RV. Second Life è una bolla mediatica?

DQ. SL è il prodotto sofisticato di diverse linee evolutive delle tecnologie digitali. Ed è, sicuramente, un modello per il futuro. In essa vi è molto di interessante, ma raramente ha attratto i media. Diciamo che alcune aziende e individui, per un certo periodo, hanno cercato di sfruttare in chiave pubblicitaria l’interesse morboso che sembrava suscitare chi investiva denaro reale in un mondo sintetico. Oggi questo interesse si è spento, e gli spazi aperti da queste aziende sono tutti vuoti.

RV. Sa che sono stati girati dei film in Second Life? Gli avatar prenderanno il posto degli attori?

DQ. Solo quando riusciranno a rifare la scena dello specchio di Taxi Driver come e meglio di Robert de Niro.

RV. Matrix è il futuro o il presente?

DQ. Matrix è il passato. Ogni futuro immaginato somiglia al presente che l’ha generato, e Matrix è stato girato nel 1999 rielaborando un immaginario che risale agli anni Ottanta.

RV. Cosa pensa del virtuale?

DQ. Da cultore della Patafisica, preferisco il potenziale.

RV. Ci si può innamorare di un avatar?

DQ. Ci si può innamorare di qualsiasi cosa.

RV. Qual è l’espressione più avanzata dell’arte di questi anni?

DQ. Come sempre, è l’arte che parla di noi e del nostro presente con un linguaggio che sarà comprensibile anche agli uomini che ci seguiranno, nonostante i loro innesti tecnologici e i loro avatar.

RV. Cosa pensa della net art?

DQ. Penso che sia stata un grande momento dell’arte dell’ultimo decennio, e che non c’entri nulla con ciò di cui stiamo parlando.

RV. L’arte del futuro sarà quella dei grandi maestri o quella dei naif del web?

DQ. L’arte del futuro sarà quella degli artisti, dei critici e del pubblico del futuro. Potremmo fare tante previsioni, e sarebbero tutte sbagliate, perché il tutto dipende da come evolverà l’idea di arte. Ma francamente credo che i “naif del web”, come li chiama lei, abbiano poche chance. Ma nulla esclude che il Warhol del XXI secolo ora stia scattando ritratti su SL. Dopotutto, quello del XX secolo disegnava pubblicità per le scarpe. Ma non è certo con quelle che è entrato nella storia.

RV. Fumetti, cinema di serie B, ritratti realizzati in Second Life: è vera arte?

DQ. L’arte è un fatto così magico e misterioso che a migliaia di anni dalla sua nascita siamo ancora qui a chiederci cosa sia arte e cosa non lo sia. Francamente, non credo che la mia sia la risposta definitiva al problema. Quello che posso fare è richiamare la sua attenzione su alcune convenzioni relative al termine arte: questo viene utilizzato di solito per designare le arti visive, ma anche (al plurale) per le altre arti (musica, architettura, cinema, etc.) e anche numerose tecniche. Tutto ciò conferisce al termine una grande complessità, che ne rende molto complicato l’utilizzo. Le faccio un esempio. Il cinema è un’arte (qualcuno l’ha definito la settima arte), ma non tutto il cinema è Arte (con la A maiuscola). Inoltre, quando diciamo, ad esempio, che Taxi Driver è Arte, non intendiamo dire che esso meriti un posto di rispetto nel mondo delle arti visive, ma nella storia del cinema come arte. Tuttavia, qualche film (ad esempio, Drawing Restraint 9 di Matthew Barney) è arte in entrambi i sensi, avendo cercato (e ottenuto) il riscontro di entrambe queste storie. Allo stesso modo, il fumetto è un’arte, ma pochi fumetti sono Arte, e solo alcuni di essi sono stati realizzati come opere d’arte nel senso conferito a questo termine dal mondo dell’arte contemporanea. Ma non le dirò mai che il Fumetto è Arte, e che un gallerista deve vendere i ritratti di SL perché sono Arte, anche se alcuni di essi lo sono.

gazira_babelismall.gifNel gennaio 2008, Domenico Quaranta e Fabio Paris hanno lanciato una nuova collana editoriale intitolata FPEditions, in lingua italiana e inglese, debuttando con una monograzia su Todd Deutsch e Gazira Babeli. In questa intervista, Domenico Quaranta ci descrive la linea editoriale e la filosofia della serie.

Matteo Bittanti: Com’e’ nata l’idea delle FPEditions?
Domenico Quaranta: Probabilmente, dalla follia creativa di Fabio Paris, e da qualche coincidenza. Fabio Paris è un gallerista che conduce un gioco rischioso ma appassionante, e che si è reso conto che questo gioco va sostenuto non solo a livello mercantile, ma anche a livello critico. Interessato alle ripercussioni artistiche dell’evoluzione tecnologica, si è rivolto precocemente a territori temporaneamente chiamati “new media art”, “net art”, “bio art”. Questi territori producono una vasta pubblicistica, ma quasi mai rivolta al pubblico a cui lui si rivolge. Da qui nasce la scommessa editoriale di FPEditions…(segue)

Domenico Quaranta (Brescia, 1978) è critico e curatore d’arte contemporanea. Scrive regolarmente su Flash Art, con una particolare attenzione alla net art e ai nuovi media. Ha pubblicato “NET ART 1994-1998. La vicenda di Ada’web” (Milano 2004) e, con Matteo Bittanti, “GameScenes. Art in the Age of Videogames” (Milano 2006). Ha curato diverse mostre in Italia e all’estero, tra cui: “Connessioni leggendarie. Net.art 1995 - 2005″ (Milano 2005 - con L. Lampo, M. Deseriis, 0100101110101101.org); “Holy Fire. Art of the Digital Age” (Bruxelles 2008 - con Y. Bernard); e “For God’s Sake!” (Nova Gorica 2008). Tiene un corso di “Net Art” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e gestisce il blog Spawn of the Surreal.

Quaranta ha concentrato inizialmente la sua attenzione sulla net art, per poi estendere la sua indagine alla new media art e all’impatto dei media digitali sull’attività artistica. Da un punto di vista curatoriale, il suo lavoro mira essenzialmente a studiare le strategie di “traduzione” (tecnologica, ma non solo) necessarie per ricondurre la new media art nel contesto espositivo e discorsivo dell’arte contemporanea.

Fonte: http://www.domenicoquaranta.net/

postato da: suburbia alle ore 07/01/2009 14:26 | Permalink | commenti
categoria:arte, firenze, virtuale, rinascimento, second life, 2008, social network, domenico quaranta, fabio paris, fpeditions
mercoledì, gennaio 07, 2009


Fri, 24 Oct 2008

Diabetes Display on Health Info IslandThe leading UK diabetes charity, Diabetes UK, have launched their new Silent Assassin campaign in Second Life. Second Life is a virtual world, which now houses virtual DUK headquarters and the campaign.

Sounds crazy? Second Life has some 15 million residents, so a campaign to raise awareness about diabetes is well situated. Silent Assassin is the largest ever campaign in the UK to raise awareness about diabetes .

The virtual campaign includes virtual posters. Diabetes UK also posted the campaign on Facebook, Bebo and MySpace.

Graeme Manuel, web editor at Diabetes UK, reportedly commented: “We hope that by developing new methods of communication using social media sites such as Second Life, Facebook and MySpace we will be able to increase the reach of our awareness campaigning and key messages both to people in the UK as well as internationally. Awareness of the symptoms and devastating complications of diabetes among young people is becoming increasingly important. People now get their information from more diverse sources and so it’s vital we expand our communications channels to mirror this and better reach our target groups.”

Diabetes UK

Diabetes,diabetes uk,The British Diabetic Association,diabetes type 2,diabetes
help,diabetes info,diabetes health care,BDA,DUK,sugar diabetes,managing diabetes ...

Diabetes Support Forum UK

http://www.diabetes-support.org.uk" /> Place: Diabetes Support Forum UK. ... Visit our
forum for further information http://www.diabetes-support.org.uk. ...

News Diabetes UK in Second Life

crashinews

postato da: suburbia alle ore 07/01/2009 09:34 | Permalink | commenti
categoria:diabete, second life, social network, diabetes, crashinews, diabetes uk
martedì, gennaio 06, 2009

A ‘Space Navigator’ Machinima and Music by Gary Hayes.
Filmed and edited by Gary Hayes.

hayesg01


(Note: This film does not demonstrate the many interactive elements, social intentions or literary integration. Please visit the island to see those first ‘virtual’ hand.)

A medium resolution (98MB MP4) download is available at http://www.justvirtual.com/SL_MACBETH…

Macbeth in Second Life Credits
Guide & credits here
http://virtualmacbeth.wikispaces.com/…

SLURL - http://slurl.com/secondlife/Macbeth/4…

A collaboration by Angela Thomas, Kate Richards and Kerreen Ely-Harper, from an original idea by Kerreen Ely-Harper.

Producer:
Kate RIchards (Nini Dubrovna)
Director:
Kereen Ely-Harper (Dorothy Porta)
Virtual World Content Designer:
Angela Thomas (Anya Ixchel)
SL Design Consultant:
Adam Nash (Adam Ramona)

This project has been assisted by the Australian Government through the Australia Council, its arts funding and advisory body.

Initial stages of this project were mentored and developed through the Laboratory for Advanced Media Production (LAMP) at Australian Film TV and Radio School (AFTRS).

This project has been funded and built by the New Media Consortium

NMC Team:
Larry Johnson (Larry Pixel)
Alan Levine (CDB Barkley)
Rachel Smith (Ninmah Ash)
NMC Second Life Building Team:
Chris Holden (CJ Carnot)
Beth Satchjen (Stella Costello)

Voiceover Actors:
Maggie Blinco
Boris Brkic
Christopher Morris
Ophelia Of The Spirits
Alice Parkinson
Evelyn Parsonage
Recorded at Megaphone Studios
Engineer: Shane Fahey

Additional thanks to:
Larry Johnson
Therese Fingelton
Gary Hayes
Jeff Wegener
Ian Waddely
Nick Noakes

On the Scene at Seoraksan (202,33,71)

Macbeth in Second Life - Final Edit: A Virtual Study

Tilla55


postato da: suburbia alle ore 06/01/2009 16:45 | Permalink | commenti
categoria:teatro, shakespeare, macbeth, second life, youtube, machinima
lunedì, gennaio 05, 2009
postato da: suburbia alle ore 05/01/2009 11:22 | Permalink | commenti
categoria:cinema, sogni, foto, sogno, fotografia, 2001, amelie, fotografi, centro mimir