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in luoghi di marea le profondità segnate sulla carta nautica sono relative al livello di riferimento degli scandagli, mentre lo scandaglio eseguito in un istante qualsiasi rivela una profondità che è quella a bassa marea, aumentata della differenza tra il livello di riferimento e quello attuale del mare.

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domenica, aprile 22, 2007
Questo capitolo, che inizia a pagina 42 di "Una storia di amore e di tenebra", mi rimanda al tempo in cui, un dì, mi resi improvvisamente conto che

Anna Karenina, di Lev Tolstoj, non è 'una donna', ma lo stesso Lev, al femminile

e dunque anche io potevo identificarmi in lei, pur in quanto maschio, perchè mi stavo identificando con quella che gli junghiani chiamano Ombra.

( Per chi ama gli antefatti, stanno qui: Martin Heidegger )

E allora, quanto c'è di autobiografico, nelle mie storie, e quanta invenzione, invece?

Tutto è autobiografia: se un giorno scrivessi una storia d'amore fra madre Teresa e Abba Eban, sarebbe di sicuro una storia autobiografica - benchè non confessa. Ogni storia che ho scritto è un'autobiogafia, nessuna è una confessione.

Il cattivo lettore nutre una costante ansia di sapere, subito e immediatamente, "che cosa è successo in realtà". Qual è insomma la storia dietro la storia, di che cosa si tratta, chi è contro chi, chi scopava con chi per davvero.

"Professor Nabokov," domandò una volta un'intervistatrice durante una diretta televisiva americana, "professor Nabokov, ci dica per favore, are you really so hooked on little girls?".

Anch'io mi merito di tanto in tanto qualche intervistatore infervorato, pronto a domandarmi, accampando un "diritto del pubblico a sapere", se ... o se....

Che cosa vogliono, in fondo, questi intervistatori impudenti, da Nabokov e da me? Che cosa vuole il cattivo lettore, cioè quello pigro, sociologo, pettegolo-guardone?

Nel peggiore dei casi, armati di un paio di manette di plastica, vengono da me a prendermi il messaggio, vivo o morto.

Esigono "l'ultima parola", "Che cosa voleva dire il poeta", vengono a riscuotere.

Basta loro ch'io consegni "con parole mie" il messaggio sovversivo, o la lezione morale, l'immobile politico, la "concezione globale".

Invece di un romanzo, conviene dar loro qualcosa di più concreto, qualcosa che abbia i piedi per terra, qualcosa di tangibile, uno slogan simil "l'occupazione è deleteria" o "la clessidra del divario sociale segna il tempo", o anche, "l'amore trionfa" o "le classi dirigenti sono marce", "le minoranze oppresse".

In breve: si ha da porgere loro, imballati in sacchi di plastica da cadavere, le mucche sacre macellate all'uopo nel tuo ultimo libro. Grazie molto.

...

Il cattivo lettore è una sorta di amante psicopatico che aggredisce e strappa i vestiti dalla donna capitatagli a tiro ... Adesso sono proprio dentro. Sono arrivato.

Dove, è arrivato?

Ritorno al vecchio, trito, banale schema, al mucchio di vecchi stereotipi che, come tutti, il cattivo lettore conosce da un pezzo e per questo ci sta comodo: ma certo, i personaggi del libro sono in fondo nient'altro che lo scrittore in persona, i suoi vicini, e lo scrittore e i suoi vicini di casa, ovviamente, per quanto brave persone, dopo tutto sono sozzi come tutti noi.
Prova a spellarli e arivare al dunque, troverai sempre che "uno vale l'altro". Euesto è proprio ciò che il cattivo lettore cerca famelicamente (e trova) in ogni libro


[stavo scrivendo POST Wink ]



Ma c'è dell'altro: il cattivo lettore, e al par di lui anche l'intervistatore impudente, tratta sempre con una sorta di diffidenza ostile, con un risentimento puritano, ipocrita, la creatività, l'invenzione, l'accorgimento, l'esagerazione, i riti di corteggiamento, l'ambivalenza, la musicalità, la musa, l'ispirazione in sè: si degna magari ogni tanto di rivolgere un'occhiatina alla creazione letteraria nella sua complessità, ma solo a condizione che gli venga concesso a priori quell'appagamento "sovversivo" che sta nel macellare le vacche sacre o quello censorio cui sono assuefatti i fanatici consumatori di scandali e "rivelazioni" nel menu offerto dalla stampa specializzata.

Il cattivo lettore è insomma appagato dal fatto che il grande Dostoevskij, proprio lui, fosse vagamente sospettato di una torbida propensione a rapinare e poi assassinare anziani, mentre William Faulkner era certamente incline all'incesto, e Nabokov aveva rapporti con minorenni, Kafka era tenuto d'occhio dalla polizia (e si sa bene che non c'è fumo senza arrosto), mentre Yehoshua appiccava il fuoco ai boschi del Fondo nazionale (se c'è fumo, c'è anche arrosto), per non parlare di quel che Sofocle fece a suo padre e alla sua povera mamma, perchè altrimenti come avrebbe saputo descrivere tutto con tale vividezza, proprio dal vivo, anzi più che dal vivo?

...

Chi cerca il cuore della storia nell'interstizio fra la creazione e il suo autore si sbaglia: conviene invece cercare non nel campo fra lo scritto e lo scrittore, bensì in quello che sta fra lo scritto e il lettore.

...

Prova tu, invece, lettore, a metterti al posto di Raskolnikov, per sentire il terrore e la disperazione e la meschinità bruciante frammista a un'arroganza napoleonica, e la megalomania e la febbre della fame e la solitudine e lo spasimo e la stanchezza insieme alla nostalgia della morte, per tentare un paragone (sui cui esiti serbi il segreto), non fra i personaggi della storia e gli scandali scovati nella vita dell'autore, bensì tra i personaggi della storia e l'io di te, quello segreto, quello pericoloso e disgraziato, folle e criminoso, la creatura spaventosa insomma che tieni imprigionata sempre nel profondo di te stesso, nella cella d'isolamento più buia, così che nessuno al mondo possa mai sospettarne l'esistenza - nè i tuoi genitori, né i tuoi affetti, perchè altrimenti scapperebbero via in preda al panico, come si fugge da un mostro.

...

Così Raskolnikov stempera un poco l'onta e la solitudine di quella cella d'isolamento in cui ognuno di noi è costretto a condannare all'ergastolo il proprio prigioniero interiore.

Questo è il potere consolatorio dei libri, di fronte al dramma dei nostri più inconfessabili segreti: non solo del tuo, caro amico mio, perchè in fondo siamo tutti come te: nessun uomo è un'isola, piuttosto siamo tutti delle penisole, circondate quasi interamente da un'acqua nera, ma comunque collegate alle altre penisole.

...

E tu, non domandare: che, sono proprio fatti veri? E' così, lo scrittore?

Domanda a te stesso. Delle cose tue.

Quanto alla risposta, puoi serbarla tutta per te.

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"Ciò che mi preme è comprendere. Io voglio comprendere, e se altri comprendono - nello stesso senso in cui io ho compreso - allora provo un senso di appagamento, come quando ci si sente a casa in un luogo" (Hannah Arendt)
postato da: suburbia alle ore 22/04/2007 12:26 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, scrittura, autobiografia