Leggo su una rivista del fenomeno degli "enfants sorciers", particolarmente diffuso nella Repubblica Democratica del Congo: bambini, talvolta molto piccoli (dai due anni in su), cacciati dalle loro famiglie e costretti a vivere per strada, sottoposti a crudeli esorcismi o, nella peggiore delle ipotesi, torturati e uccisi da parenti o vicini di casa con l'accusa di essere dotati di malvagi poteri magici, se non addirittura posseduti dai demoni o loro incarnazione. Si tratta di un fenomeno non episodico ma straordinariamente diffuso, una vera e propria strage misconosciuta che si compie nel silenzio e nella quasi totale assenza di interventi istituzionali. Viene spiegato con una serie di ragioni assai convincenti (vedi, ad esempio questa pagina): lo sfilacciamento del contesto tradizionali di rapporti familiari e di clan, l'assenza di un tessuto civile di condivisione e supporto, la disgregazione della societa' congolese, la poverta' diffusa, l'ignoranza, le disumane condizioni di vita nelle bidonvilles che circondano le piu' grandi citta' africane. Facile, comunque, scandalizzarsi di fronte a queste manifestazioni di barbarie, al punto da mettere in discussione ogni espressione di illuminata tolleranza (selvaggi!!!). Capita la stessa cosa quendo i mass media ci raccontano delle mutilazioni genitali femminili o delle giovani donne sfigurate dall'acido in Pakistan o dello sfruttamento sessuale dei bambini del Terzo Mondo...
Occorre sempre ricordare che la patina di "civilta'" che abbellisce le nostre credenze e il nostro modo di essere "occidentale" e' estremamente sottile. Il mondo dell'infanzia, in un modo o nell'altro, appare agli occhi adulti alieno, misterioso, inquietante, a volte incomprensibile. L'immaginario collettivo tende a banalizzarne l'immagine: eppure ho spesso l'impressione che, piu' o meno latente, il contrasto e l'ostilita' fra le generazioni si agitino nelle famiglie come spettri misconosciuti. I bambini non vengono ascoltati davvero. Si cerca di controllarli, normalizzarli, imbrigliarli: e se non si riesce a contenere i conflitti con mezzi, diciamo cosi', convenzionali (magari riempendo i pargoli di regali e di oggetti affinche', almeno per poco, se ne stiano buoni e zitti) ), si ricorre talvolta alla violenza, talvolta alla rassicurante estraneita' dell'esperto psicologo, talvolta, addirittura, alla chimica (Ritalin e Co).
E' vero, non c'e' confronto fra le condizioni da incubo di tanti bambini africani e l'apparente condizione di privilegio dei fanciulli occidentali: eppure a questo privilegio fanno da contraltare l'isolamento, l'indifferenza, la solitudine, il rifiuto, l'incapacita' di ascolto, la violenza morale, se non fisica (ad ogni livello, dalla famiglia alla scuola alle istituzioni). In questo articolo sul fenomeno africano una frase mi ha molto colpito: « L’Afrique (…) ne diffère pas d’autres parties du globe où le lien, explicite ou implicite entre enfants et sorcellerie (qu’il s’agisse de maltraitance, prostitution, sacrifices sataniques, pédophilie, trafic d’organes ou escadrons de la mort traquant les gosses de la rue) exprime de manière analogue un sentiment de crise et de mutation sociale ». Anche senza arrivare a casi estremi, da' da pensare la progressiva reificazione del bambino in chiave consumistica da parte dei vari persuasori occulti che affliggono la nostra societa': insomma si parla molto del bambino, di com'e', di come vorremmo che fosse, delle nostre aspettative nei suoi confronti, delle ambizioni e dei desideri che ad un bambino, inevitabilmente, sono legate, ma (nonostante psicologi, psicoanalisti, pedagogisti ed esperti vari) non abbiamo ancora imparato a parlare con il bambino ... forse, semplicemente, perche' ne abbiamo paura
Un bizzarro riferimento: Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.(Giovanni Verga, Rosso Malpelo)