Ribellione, rabbia, liberazione
Mi ricollego in parte a quanto scrive Johann in
Femministe, dove siete? e Selvaggio in
I volontari sono...
Gli anni '70 non solo in Italia, ma in particolare in Italia, sono stati contraddistinti dall'esplosione di una ribellione giovanile, le cui radici si ritrovano all'inizio degli anni '50, ed i cui ideali si ricollegano ad almeno un 50ennio prima: non a caso Jean Paul Sartre si ritrovava a nuotare nella 'sua' acqua, anni '20-'30, nonostante e appunto perchè aveva qualche annetto in piu' dei 'contestatori' di allora.
Il femminismo, così come le lotte contro l'emarginazione degli handicappati o la chiusura dei manicomi, sono arrivate dopo, alla conclusione del ciclo, anche se pure loro nate prima (Il libro 'sovversivo' di Carl Gustav Jung 'La Schizofrenia' è del 1901... per non parlare solo di suffragette... e a proposito vorrei citare le sorelle Broente, che nella vittoriana inghilterra riuscivamo a imporsi come romanziere, pur se donne e pur se 'provinciali'... utilizzando uno pseudonimo maschile... in Francia Colette... e si potrebbe andare indietro... almeno fino alla fine del '700...)
La ribellione degli anni '70 era violenta, radicale, assoluta e negativa (Marcuse, i Situazionisti). Non lasciava spazio a compromessi in fatto di etica e di valori. L'odio, che appunto con il contributo delle donne e degli 'svantaggiati' non era piu' soltanto 'odio di classe', era considerato un 'valore' in quanto in esso si vedeva l'energia che poteva e doveva essere liberata... per liberarsi!
Non era affatto un 'pensare in negativo', contrapposto ad un 'pensare in positivo' arrivato alla ribaltà solo negli 'splendidi' e corrotti anni '80-'90, la filosofia degli yuppies oggi al potere al seguito del Cavaliere.
Era un pensare libero, ribelle, a tutto campo, un infrangere i muri, The Walls (Pink Floyd)... per rompere il sistema rigido di valori sia della Religione Convenzionale sia del Sistema Capitalistico Avanzato... allo scopo di liberare risorse, energie, materiali utili alla costruzione di un Mondo Nuovo.
In quest'ottica credo vada letto anche il pensiero di Vittorino Andreoli (non amo citare chi è già troppo 'in vista', come ad es. Crepet, ma insomma credo che qualche 'manualetto di psicologia di base' se lo siano pur letto :P)
Il vero problema irrisolto degli anni '70 è proprio questo: una volta 'liberata' la rabbia... come la si 'gestisce' ?????
Gli anni '70 si sono conclusi da un lato con il Piombo e le Droghe, dall'altro appunto con il sorgere di un pensiero-non-pensiero, il 'pensare in positivo', o - mi scusino gli adoratori - l'alchimia 'buona' alla Coelho....
Io questo lo vedo come un regresso, un mettere la spazzatura sotto il tappeto.
E allora ogni tanto ecco Novi Ligure o Cogne... Ecco che a Genova, un anno fa, migliaia di giovani si riuniscono contro la Cattiva Globalizzazione, ma in nome della pace, sono tutti 'buoni', tutti benedetti dal Papa, tutti amanti della Pace... e ci scappa il morto... il ragazzo Carlo Giuliani... perchè la verità la sappiamo tutti... è sempre l'antica rabbia e ribellione che si manifesta, anche se i 15enni-20enni di oggi hanno imparato a nasconderla sotto le maschere di un nuovo '600, di un nuovo Barocco Contro-Riformista...
A me sembra che se non dissotterriamo l'ascia di guerra, in modo dichiarato e palese, consapevole e responsabile, e impariamo ad usarla, cosa che la generazione di cui faccio parte non è a suo tempo riuscita a fare, ci ridurremo sempre piu' ad uno stato che nella migliore delle ipotesi definirei cyber-monacale, dove per sfuggire alla barbarie del neo medioevo ci si rinchiude in tecnologici monasteri... ma attenzione, le cui mura reggono solo finchè il 'sistema' regge... e se non reggesse? che ne sarà di noi?
Questo non significa alimentare o fomentare odio, e neppure tornare a tempi in cui c'era chi 'sapeva' e guidava le 'masse' contro qualcosa o qualcuno.
Significa farci carico della rabbia e della ribellione presente in tutti o almeno molti di noi, e ciascuno per la sua parte orientare quell'energia... sarò retorico... 'contro' le ingiustizie e 'per' la giustizia...
Goethe, 200 anni fa, poneva la questione di come conciliare l'inconciliabile, Faust e Mefistofele, colui che si propone il Male ma non puo' che produrre alla fine Bene. Siamo figli del Caos, non dell'Ordine, forse il Purgatorio (Monica ;) ) è qui, e Inferno e Paradiso due immagini contrapposte e apparentemente irriducibili di due Mondi In-Possibili... l'ideale? Aude? ma cosa saremmo senza ideali, senza speranze in un mondo capace di trasformare la m***a in oro, l'odio e il dolore in amore e gioia? dove starebbero i 'volontari' di cui tu pure ti senti parte? Che senso ha distinguere 'quelli che vengono da fuori' dai 'locali' (siamo diventati indigeni? nativi?) E se invece, come scrive Andreoli, di cui il web abbonda di articoli, sul Volontariato :lol:, si puntasse ad un mondo in cui TUTTI 'volontariamente' si dessero una mossa, a farsi carico delle pene e delle sfortune di vicini e lontani? E se chi si occupa a tempo pieno e professionalmente di curare e fornire servizi fosse messo in grado di vivere dignitosamente e di aggiornarsi senza dipendere da Mafie e Multinazionali? Perchè essere pagati per 'aiutare' il prossimo forse 'è brutto', ma qualcuno dovrà pur provvedere al sostentamento di chi studia e svolge una professione, o no? Oppure facciamo i Finti Volontari Pagati dallo Stato (o Privatamente, cappello in mano e sguardo volto altrove, una mano non sa che cosa fa l'altra...) e il Terzo Settore diventa la Mafia nella Mafia del Potere Corrente? Ma allora, protestare a parole contro tutto e tutti che fine ha?